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La confraternita Senussita e la politica in Libia: un compromesso tra le tribù e lo stato

Estratto della Tesi di Niccolò Ghione

Estratto dalla tesi: La confraternita Senussita e la politica in Libia: un compromesso tra le tribù e lo stato
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espediente per predicare senza il rischio di richiamare su di sé nuovi sospetti dalle autorità 
politiche e religiose dei luoghi che attraversa. Giunto nell’Higiaz e visitata la Mecca vi 
soggiorna, seppur con una breve parentesi yemenita, per quattordici anni durante i quali 
“continuò la sua azione riformista e i suoi studi”
4
.
In questo periodo diventa allievo di Ahmad bin Idris al-Fasi (o Idris el-Idris), fondatore e 
capo della tariqah (confraternita musulmana) idrisita e poi esule in Yemen per aver suscitato 
le ostilità dei dottori del rito malikita
5
 che lo accusavano di non rispettare l’ortodossia. 
Nell’esilio Idris verrà seguito dall’allievo fino alla morte sopraggiunta due anni dopo. 
A questo punto Mohammed ‘Ali es-Sanousi ritornato nel frattempo alla Mecca, possedeva le 
competenze necessarie per fondare la propria confraternita, la quale sarebbe stata guidata 
dagli stessi principi che aveva appreso dal maestro e che avrebbe raggruppato inizialmente 
una parte dei discepoli della confraternita di Idris el-Idris, esuli dopo la sua morte. La prima 
zawiya, edificio in materiale durevole dai molteplici impieghi: religiosi, politici ed 
economici, fu fondata su un’altura (il monte Abu Qubais) non lontana dalla Mecca nell’anno 
1837. Era nata la confraternita senussita.
La tariqah al-sanusiyya sin da subito si distinse per il suo carattere anti-urbano che, come 
nei disegni del fondatore, la portò a riscuotere il maggior seguito tra le popolazioni delle 
tende, i Beduini. Il successo che essa raggiunse in Cirenaica fu talmente ampio da portare le 
popolazioni beduine, appartenenti a diverse tribù non di rado in contrasto le une con le altre, 
a sviluppare una coscienza unica, un’identità propriamente senussa, specialmente quando si 
trovarono in contrapposizione agli europei.
Federico Cresti, antropologo che ha concentrato le sue ricerche sulla colonizzazione agraria 
della Libia, così giustifica il grande successo avuto dalla confraternita tra le popolazioni di 
allevatori nomadi:
“La sua predicazione [quella di es-Sanousi] esprimeva un Islam estremamente 
semplificato, secondo un processo di elaborazione dottrinale comune a diversi 
pensatori musulmani tra il XVIII e il XIX secolo, alla cui base c’era il desiderio 
di ritrovare la purezza delle origini mohammadiane. Questo Islam sembrava 
ben adattarsi alla mentalità e alle esigenze delle popolazioni beduine”
6
.
Fu proprio questa grande popolarità a suscitare la gelosia e il timore delle varie autorità della 
Mecca: gli Ulama, gli Sceriffi e l’amministrazione turca, allarmate, lo accusarono di eresia 
4
 EVANS-PRITCHARD, (1979), op. cit. p. 16
5
 I Malikiti sono quei musulmani sunniti che appartengono alla scuola giuridico-religiosa fondata sulla scia 
dell'insegnamento di Malik ibn Anas di Medina.
6
 CRESTI, F., Non desiderare la terra d’altri. La colonizzazione italiana in Libia, Carocci editore, Roma, 2011. 
p. 30

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Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Ghione
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Paola Sacchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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