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La gestione del personale alla Ferrero: un modello italiano di welfare aziendale (1959 – 1983)

Estratto della Tesi di Sabrina Amatulli

Estratto dalla tesi: La gestione del personale alla Ferrero: un modello italiano di welfare aziendale (1959 – 1983)
Pagina | 15 
di biciclette contro automezzi, abbassamento delle sbarre della ferrovia, violenze e 
minacce a pubblico ufficiale
22
.  
Cosa aveva lo sciopero della Ferrero di illegale o di diverso dagli scioperi condotti 
dagli operai degli altri grandi stabilimenti dolciari che da anni chiedevano invano 
migliori salari e un miglior trattamento?  
‹‹Se c’era qualcosa di diverso dalle altre fabbriche era che le operaie della Ferrero a 
maggior motivo avevano ragione di scioperare, perché la loro situazione salariale
23
 era 
anche peggiore e i metodi di disciplina applicati nella fabbrica i più rigidi, […] non 
c’era alcun cottimo, nessun compenso che tenesse conto dei ritmi eccessivamente forti 
imposti dalla Direzione, ritmi che non si potevano trasgredire, pena il 
licenziamento
24
››.  
I dolciari, tuttavia, dopo queste due memorabili giornate, risultarono vincenti su tutti i 
fronti. Il 15 dicembre 1960 veniva siglato a Roma il loro nuovo contratto collettivo 
nazionale: l’accordo raggiunto prevedeva, tra i risultati più significativi, un aumento 
dei minimi salariali e stipendiali del 9 per cento
25
, il riconoscimento di una pausa di 
mezz’ora per i pasti per le donne e i minori che lavoravano a squadre avvicendate dalle 
ore 6 alle ore 22 o con orario di lavoro di otto ore consecutive
26
, la regolamentazione 
del cottimo secondo quanto previsto dal contratto collettivo dei metalmeccanici del 23 
ottobre 1959, ai sensi del quale le lavorazioni a cottimo e le relative tariffe unitarie 
dovevano essere comunicate per iscritto, con una modifica delle stesse in proporzione 
alle variazioni di tempo intervenute nelle condizioni di esecuzione dei lavori, e le 
relative controversie discusse in prima istanza in ambito aziendale tra Direzione e 
Commissione interna e, solo in caso di una mancata conciliazione, in seconda istanza 
dalle organizzazioni sindacali territorialmente competenti
27
.  
                                                           
22
 Giovedì il processo per lo sciopero alla Ferrero, in ‹‹La Voce››, 9 gennaio 1963. 
23
 V. infra, cap. I, par. 3. 
24
 Il drammatico sciopero alla Ferrero, in ‹‹La Voce››, 21 novembre 1960. 
25
 V. infra, cap. I, par. 3. 
26
 Già con Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del 12 marzo 1949, primo contratto della 
categoria del quale è possibile rinvenire traccia negli archivi del Consiglio Nazionale dell’Economia e 
del Lavoro (CNEL), era stata prevista non meno di un’ora di pausa per i pasti per coloro i quali 
svolgevano l’orario normale di lavoro (otto ore giornaliere) in due riprese e la possibilità di consumare 
il pasto sul luogo di lavoro per gli operai che effettuavano l’orario continuato di otto ore; con il rinnovo 
del 1960 si regolamentava il lavoro continuato o a turni ai sensi della legge n. 653 del 26 aprile 1934 in 
materia di tutela del lavoro di donne e di minori: ‹‹I contratti collettivi potranno stabilire la durata del 
riposo ad un’ora, quando l’orario superi le otto ore, ed a mezz’ora nel caso di lavoro a turno››. 
27
 Contratto collettivo di lavoro per gli addetti all’industria dolciaria, 15 dicembre 1960.

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La gestione del personale alla Ferrero: un modello italiano di welfare aziendale (1959 – 1983)

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Amatulli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dell'amministrazione e consulenza del lavoro
  Relatore: Francesco  Traniello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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Parole chiave

risorse umane
ferrero
welfare aziendale

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