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«Se l'è cercata»: il sessismo implicito nel discorso giornalistico sul femminicidio

Estratto della Tesi di Gabriella Sauchella

Estratto dalla tesi: «Se l'è cercata»: il sessismo implicito nel discorso giornalistico sul femminicidio
fenomeno, spiegarlo, potenziare l’efficacia delle risposte punitive» (Spinelli 2012 o.l.). Da una 
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prospettiva prettamente linguistica, questo rovesciamento viene descritto dalla distinzione che si è 
fatta tra i termini femicidio e femminicidio, frutto non solo di un percorso di studi sociologici, an-
tropologici e criminologici, ma anche e soprattutto di un’azione di consapevolezza culturale messa 
in atto circa trenta anni fa.  
2.1 Origine del termine femicidio 
Il termine femicidio o anche femmicidio (tradotto dall’inglese femicide) descrive l’atto dell’ucci-
sione di una donna da parte di un uomo per una questione di genere, cioè in quanto donna.  
Parliamo non solo di donne uccise da partner o ex partner, ma anche di quelle che hanno tentato 
di sfuggire ad un matrimonio combinato dai propri padri, ad esempio, e che per mano di questi sono 
morte; se volessimo fare un salto indietro nel tempo, femmicidio è anche la donna accusata di stre-
goneria che brucia sul rogo. In generale, parliamo di quelle donne che hanno tentato di soffocare 
l’illusione degli uomini di poter esercitare su di loro, sul loro corpo e sulla loro vita, una qualche 
forma di diritto di proprietà, una convinzione che trova legittimazione nell’assetto misogino di una 
società patriarcale.  
La parola femmicidio appare per la prima volta in un’opera satirica del 1801 in cui prende la 
forma di una metafora, indicando la condotta di un uomo che induce la donna a perdere la verginità, 
incarnando così le vesti di un omicida della sua illibatezza. Nel 1848 J.J.S. Warthon ne fa un reato 
perseguibile dalla legge nel Law Lexicon, una sorta di manuale del giurista. Dobbiamo aspettare il 
1992 perché il fenomeno venga inquadrato come una categoria criminologica dalla scrittrice e cri-
minologa statunitense Diana Russel, la quale vi inquadra tutte quelle situazioni in cui la morte della 
donna rappresenta il culmine di un escalation di violenze o di pratiche sociali misogine, che l’autri-
ce definisce vere e proprie “forme di terrorismo”. Per la prima volta si stava pretendendo dalla paro-
la femicidio una particolarità funzionale, e così essa smetteva di includere indistintamente tutte le 
uccisioni di donne indipendentemente dalla causa. 
Parlare di femicidio e non di omicidio, dunque, rappresenterebbe una risposta adeguata a coloro 
che insistono nel sottolineare che tutte le morti sono uguali e che nessuna è più meritevole di atten-
zione rispetto all’altra. Senz’altro, da morti siamo tutti uguali: è la donna in vita che sottostà ad una 
specificità di rischio rispetto alla morte, a cui altre potenziali vittime di omicidio non sono sottopo-
ste. E questa specificità di rischio è evidentemente perpetuata dal patriarcato. 
2.2 Origine del termine femminicidio 
Il termine femminicidio (dallo spagnolo feminicidio) indica ogni tipo di violenza o discrimina-
zione contro il genere femminile. Si tratta dunque di un concetto più complesso rispetto a quello di 
cui sopra, che non culmina necessariamente con la morte della donna, nonostante «nel linguaggio 
comune il termine femminicidio ha soppiantato l’altro e ha finito per significare l’uccisione di una 
donna in quanto tale. La differenza tra i due termini è oggi utilizzata quasi esclusivamente in ambito 
specialistico dagli addetti ai lavori» (Cretella 2017: 181). 
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«Tengo aquí la obra Femicide: The Politics of Woman Killing, que para mí ha sido una joya. Este 
texto me dio luces hace muchos años para explicarme qué estaba pasando en Ciudad Juárez» (La
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-
Spinelli B. (2012 o.l.), Perché si chiama femminicidio, nel sito Corriere della Sera, La Ventisettesima Ora, ultima 
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consultazione: 5 luglio 2020, (URL: https://27esimaora.corriere.it/articolo/perche-si-chiama-femminicidio-2/).
Cretella C. (2017), Femicidio/feminicidio: un nome e una voce alla violenza contro le donne, «Studi Tanatologici», 
13
VII, p. 181.
Lagarde M. (2005), «Bienvenida y objetivos del Seminario Internacional», presentato al seminario Feminicidio, justi
14
-
cia y derecho, Messico, novembre 2005, p.14.
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Estratto dalla tesi:

«Se l'è cercata»: il sessismo implicito nel discorso giornalistico sul femminicidio

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Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Sauchella
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università per stranieri di Siena
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Giulia Grosso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

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Parole chiave

media
patriarcato
delitto passionale
sessismo
vittimizzazione
violenza di genere
femminicidio
discorso mediatico
frame interpretativi
raptus di gelosia

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