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Storie figurate. Relazioni icono-testuali nel libro veneziano del Cinquecento

Estratto della Tesi di Anna Schergna

Estratto dalla tesi: Storie figurate. Relazioni icono-testuali nel libro veneziano del Cinquecento
1.2 Verso Lepanto. L’edizione del primo Corano e le figure dell’Ottomano. Centralità della 
carta stampata nelle dinamiche storico-politiche del secondo Cinquecento veneziano 
La nozione di mito di Venezia avanzata da Gina Fasoli è diventata un paradigma negli studi 
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storici sulla Serenissima. Orchestrata attentamente dalla classe dirigente, la narrazione basa sui 
punti cardine della nascita libera (Venezia è libera anche fisicamente, perché lontana dalle autorità 
tradizionali) e della concordia sociale. La quasi totalità delle fonti contribuisce a creare l’immagine 
di un luogo che è molto più di un luogo: sfarzosa ma giusta, libera e sicura, amante della pace ma 
pronta ad imbracciare le armi per difendere la sua libertà, Venezia entra nella storia come 
Repubblica Serenissima . Queste qualità sono cristallizzate nelle molte personificazioni che 
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Venezia si attribuirà nei secoli, e strumentalmente messe in campo nel momento in cui, costruitosi il 
proprio mito tanto quanto un’idea dell’Altro, in un’Europa attraversata da un nuovo spirito di 
crociata si renderà prioritaria una fitta campagna propagandistica anti-ottomana. 
Va sfatata, per cominciare, l’idea di una scissione originaria o di qualunque “purezza etnica”: 
almeno un terzo degli abitanti di Venezia, fin dal Medioevo, è straniero, e i matrimoni misti sono 
concessi se non incoraggiati: i “foresti” colmano i vuoti demografici e il saldo negativo tra natalità e 
mortalità, apportano manodopera impiegandosi nei lavori più duri e una fondamentale 
diversificazione di cultura e tecnologia . Sul finire del 1400 Venezia annovera, tra le sue comunità 
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più consistenti, quelle dalmato-slava, tedesca, albanese, greca, ebraica e turca musulmana. A metà 
del 1500 sono più di 13.000 gli schiavi, domestici a servizio nelle case di famiglie eminenti. Il 
lavoro è il principale fattore d’attrazione, ma la Serenissima incoraggia l’immigrazione anche per 
dare un’immagine coerente di sé, tenendo in piedi la sua reputazione di società pacifica nella 
diversità. È nel XVI secolo, inoltre, che Venezia inizia ad assumere carattere turistico come tappa 
obbligata nella moda del viaggio d’istruzione in Italia, di cui Roma è meta finale. Scuole e fondaci - 
strutturati secondo il modello delle confraternite tradizionali veneziane - sono le strutture 
aggregative delle minoranze etniche e godono di ampi margini di autogoverno. Pensiamo al 
 Rimando a 1.3 per una considerazione su questa categoria storiografica
40
 Fasoli 1958
41
 Fortini-Brown 1991; P. Fortini-Brown, Measured Friendship, Calculated Pomp: The Ceremonial Welcomes of the 
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Venetian Republic, in All the World's a Stage. Art and Pageantry in the Renaissance and Early Baroque, «Papers in Art 
History from the Pennsylvania State University», 6, 1990, pp. 136-186
 Stranieri, barbari, migranti: il racconto della Storia per comprendere il presente, a cura di T. Plebani, Venezia, 
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Biblioteca Nazionale Marciana, 2016
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Storie figurate. Relazioni icono-testuali nel libro veneziano del Cinquecento

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Schergna
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Arti Visive - Storia dell'Arte
  Relatore: Sonia Cavicchioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 300

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