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Tra percezione e realtà: l’immigrazione e il problematico rapporto con la criminalità

Estratto della Tesi di Eva Quercetti

Estratto dalla tesi: Tra percezione e realtà: l’immigrazione e il problematico rapporto con la criminalità
12 
 
 
1.2 L’approccio psicologico: Freud, Tajfel e Moscovici 
 
La psicologia ha dato un importante contributo nella trattazione della fragile relazione che 
si instaura tra l’autoctono e lo straniero, spiegando motivazioni e conseguenze che stanno 
alla base della contrapposizione noi/altri nel momento in cui si crea la relazione tra gruppi 
spesso caratterizzata da ostilità. Vi è un termine, xenofobia, che racchiude il significato di 
quegli atteggiamenti di chiusura e rifiuto nei confronti di coloro che hanno caratteristiche 
differenti dalle proprie per cultura, tratti somatici, religione, opinioni, lingua. Gli psicologi 
hanno collegato la xenofobia con la reazione di rigetto da parte del nazionale verso 
l’immigrato, definendola “paura dello straniero”. Innanzitutto, quando si parla di fobia si 
intende, secondo l’American Psychiatric Association
19
, un disturbo d’ansia annoverato tra i 
disordini mentali. L’accostamento dei significati di paura e ansia è solo apparentemente 
indice di una perfetta coincidenza tra i due termini, poiché una sfumatura li 
contraddistingue; paura è uno stato d’animo scaturito da un pericolo reale esterno che 
viene percepito dal soggetto, mentre l’ansia, pur essendo simile, si sviluppa in assenza di 
un reale pericolo esterno e ha origine a livello inconscio, come sostenuto da Sigmund 
Freud. Tuttavia, quando si sperimenta la fobia la distinzione tra i due stati d’animo si 
assottiglia in quanto l’Io sposta il pericolo, sia esso reale o inconscio, verso un elemento 
esterno per far sì che «pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza 
cosciente»
20
. Si sviluppa così un meccanismo per il quale il fobico trasferisce 
sull’elemento che suscita paura caratteristiche ulteriori, che non appartengono realmente ad 
esso, ma che servono a dare una giustificazione al sentimento provato e alla reazione che 
ne consegue che, nel caso della xenofobia, si sostanzia nell’evitare il contatto con lo 
straniero o nell’attaccarlo. Tale atteggiamento, secondo Freud, si manifesta già nella prima 
infanzia, quando il bambino prova invidia nei confronti del fratellino appena arrivato e si 
ripropone in un secondo momento, rafforzandosi, durante la cosiddetta “crisi dell’ottavo 
mese” nella vita psicologica dell’infante. È durante questa fase che, secondo lo 
psicoanalista austriaco, nascono i veri e propri sentimenti di unione tra i membri di un 
gruppo e di ostilità per chi proviene dall’esterno. Il bambino crede che l’affetto e le cure 
 
19
 Si tratta della più importante organizzazione di psichiatri degli Stati Uniti in continua evoluzione, che 
periodicamente pubblica riviste ed opuscoli su ricerche svolte e il più rilevante, che fornisce una guida a 
livello mondiale per la diagnosi dei disturbi mentali è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi 
Mentali (DSM). 
20
 Gabbard G.O., Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina, Milano, 1995, p. 235.

Estratto dalla tesi:

Tra percezione e realtà: l’immigrazione e il problematico rapporto con la criminalità

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Informazioni tesi

  Autore: Eva Quercetti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Andrea Valzania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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Parole chiave

mass-media
immigrazione
reati
percezione
criminalità
realtà
detenzione femminile
immigrato criminale
detenzione straniera
linguaggio tendenzioso

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