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Proteine animali trasformate: sviluppi normativi, profilo di sicurezza e possibili applicazioni tecnologiche innovative.

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Baratta
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
  Relatore: Roberta Cavalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

Proteine animali trasformate: sviluppi normativi, profilo di sicurezza e possibili applicazioni tecnologiche innovative.
Processed animal proteins: regulatory developements, safety profile and possible new technological applications.

Le proteine animali trasformate (PAT) sono un prodotto del processo di rendering, cioè della trasformazione dei sottoprodotti di origine animale derivanti dal settore alimentare e zootecnico in materie prime stabili e utilizzabili. Le PAT sono state utilizzate per lungo tempo nell’alimentazione degli animali da allevamento, per via del loro elevato contenuto proteico, come additivo per mangimi, fino al divieto del loro impiego ai sensi del Regolamento (CE) n. 999/2001, dovuto alla crescente evidenza del loro ruolo nella trasmissione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili, il cosiddetto feedban. Regolamenti più recenti hanno nuovamente ampliato le possibilità di utilizzo delle PAT, pur mantenendo in vigore stretti vincoli utili a ridurre al minimo il rischio di trasmissione di agenti patogeni. Nel seguente lavoro verranno illustrati i possibili vantaggi relativi all’utilizzo delle proteine animali trasformate, legati ad aspetti economici e ambientali; verranno descritti gli sviluppi normativi introdotti negli ultimi anni, e si affronterà il tema della loro sicurezza chimica, biologica e tossicologica. Successivamente si valuteranno da un punto di vista sperimentale alcune possibili applicazioni delle PAT: in letteratura, numerosi studi si occupano di verificare come molte proteine di origine animale e vegetale possano essere impiegate come emulsionanti in campo alimentare, cosmetico e farmaceutico. Le PAT, col loro elevato contenuto proteico, potrebbero manifestare un’attività simile. Verrà proposto un metodo per verificare sperimentalmente la validità di questa ipotesi. Verrà inoltre esplorata la possibilità di impiego delle proteine animali trasformate per la produzione di forme farmaceutiche orali solide a rilascio prolungato.

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  Autore: Lorenzo Baratta
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Torino
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  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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14 2.2 Minimizzazione dei rischi legati alle TSE L’utilizzo di sottoprodotti di origine animale per la produzione di medicinali è strettamente connesso al rischio di trasmissione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE): malattie degenerative croniche del sistema nervoso centrale caratterizzate dall’accumularsi di un’isoforma di una glicoproteina cellulare, PrP c , caratterizzata da un folding anomalo e definita PrP sc . Tale proteina è considerata essere l’agente infettivo alla base della trasmissione delle TSE ed è risultata molto resistente ad agenti degradanti quali proteasi e temperature elevate. La proteina prionica è in grado di plasmare le molecole di PrP c presenti nell’ospite, modificando la struttura secondaria proteica in modo da ottenere copie in grado di alterare la struttura delle altre PrP c . Gli aspetti strutturali delle proteine coinvolte nella patogenesi delle TSE non sono stati chiariti a sufficienza per spiegare con precisione il meccanismo alla base della trasmissione della malattia e del passaggio dall’isoforma sana a quella anomala. Sono stati distinti numerosi ceppi della PrP sc e anche nello stesso ceppo è possibile osservare differenze strutturali tra una proteina e l’altra, oltre che la presenza di proteine in forma monomerica parallelamente ad aggregati anche di grandi dimensioni. [11] Tra le TSE, le più note sono l’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), o morbo della mucca pazza, tra i bovini, la Scrapie, encefalopatia degli ovini e varie forme della sindrome di Creutzfeldt-Jacob negli umani. Le TSE possono colpire anche animali selvatici, come nel caso della Chronic Wasting Disease (CWD), che colpisce cervi, alci e renne ed è diffusa soprattutto in Nord America ed Europa settentrionale La via di trasmissione più comune è quella orale, per assunzione di mangimi di origine animale, ma sono documentati casi di trasmissione iatrogena di encefalopatie spongiformi negli animali e negli umani a seguito di somministrazione di medicinali contaminati con materiale proveniente da individui infetti. Inoltre, per quanto la trasmissione interspecie sia difficile, sono disponibili evidenze convincenti che la variante della sindrome di Creutzfeldt- Jacob sia causata dallo stesso agente eziologico della BSE. Per questo motivo le linee guida comunitarie sono improntate alla cautela riguardo all’utilizzo di tessuti provenienti da specie a rischio di TSE nella produzione di medicinali ad uso umano o veterinario, con grande attenzione al processo di minimizzazione del rischio

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Parole chiave

rendering
soa
pap
pat
sottoprodotti di origine animale
emulsionante
rilascio prolungato
processed animal proteins
proteine animali trasformate
animal by-products

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