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La tutela penale dei dati biometrici nella disciplina in materia di privacy

Informazioni tesi

  Autore: Cezar Stefan Cazan
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Riccardo Borsari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

[...] Le caratteristiche dei dati biometrici impongono uno scostamento del diritto alla protezione dei dati biometrici rispetto alla categoria generale costituita dalla privacy, o almeno una sua riformulazione. Si rende allora necessario un bilanciamento tra il sacrificio della privacy, lesa inevitabilmente dall’utilizzo delle applicazioni biometriche, e la tutela degli interessi dei singoli, in un contesto tecnologico caratterizzato da un rapido e notevole progresso, in cui ancora oggi l’impiego degli strumenti di misurazione biometrica risulta un fenomeno misconosciuto, sia per i soggetti, che ne fanno quindi un uso sostanzialmente inconsapevole, sia per il legislatore e gli studiosi delle diverse discipline in cui un loro utilizzo può risultare utile. Il pericolo che si deve evitare è far sì che tali dati vengano impiegati in modo indefinito come metodo generale di sorveglianza, permettendo così che la biometria si innalzi a “controllore generale”. Per tale motivo, il Garante ha più volte precisato che i dati biometrici devono essere utilizzati in modo limitato per l’identificazione dei soggetti e deve essere preferito, qualora ciò risulti possibile, l’impiego di mezzi alternativi di riconoscimento, meno invasivi delle prerogative più intime dei soggetti. L’utilizzo dei dati biometrici infatti mette in evidenza lo stretto legame che intercorre tra il corpo e l’infinita quantità di informazioni che da quest’ultimo possono essere estratte. In tale prospettiva, il trattamento di questi dati determina una frattura di quell’unità ideale che dovrebbe contraddistinguere il corpo umano, il quale finisce per perdere la propria unità e per identificarsi nelle singole parti che lo compongono (come le impronte digitali, il DNA, ecc.), le quali potranno essere utilizzate per le più svariate finalità, ma in modo autonomo rispetto a quel “contenitore” chiamato corpo. [...]

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  Autore: Cezar Stefan Cazan
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Riccardo Borsari
  Lingua: Italiano
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7 CAPITOLO PRIMO BIOMETRIA E DIRITTO PENALE: PROBLEMI DEFINITORI 1. La questione dell’utilizzo dei dati biometrici: contrasto tra esigenza di sicurezza e tutela dell’individuo Le attuali trasformazioni a livello sociale hanno generato progressivamente una vera e propria “rivoluzione tecnologica” che ha imposto un necessario adeguamento della normativa in numerosi ambiti giuridici, compreso il sistema penale, il quale risente dell’influenza delle nuove tecnologie, sia per le dinamiche di accertamento dei reati che per i criteri di imputazione della responsabilità 1 . Una delle principali novità dell’attuale società dell’informazione riguarda i sistemi di identificazione biometrica, i quali possono condurre ad un contrasto tra la necessità di sicurezza informatica, in particolare per quanto attiene alle modalità di circolazione e di trasferimento dei dati, e la tutela della vita privata, suscettibile di essere lesa da un utilizzo indebito dei dati che contengono informazioni personali. È necessario, allora, che le modalità attraverso cui tali sistemi di identificazione sono posti in essere non arrivino a veicolare rischi di vulnerabilità e intromissioni nella privacy. I sistemi di riconoscimento biometrico possono contribuire in questo senso ad incrementare il livello e la sensazione di libertà e di sicurezza nell’utente. Il legame tra libertà e sicurezza fu evidenziato nel 1748 nel concetto di libertà politica espresso da Montesquieu descrivendo lo Stato di diritto ed affermò che tale libertà “consiste in quella tranquillità di spirito che proviene dalla convinzione, che ciascuno ha, della propria sicurezza; e perché questa libertà esista, bisogna che il governo sia organizzato in modo da impedire che un cittadino possa temere un altro cittadino” 2 . Dove regna la paura non vi può essere libertà, poiché la paura ostacola e frena la fiducia negli altri, ma anche quella in noi stessi. Ma pare che il diffondersi di questi nuovi strumenti tecnologici, sempre più invasivi, facciano emergere una nuova forma di paura, quella di non potere più avere uno 1 PRESSACCO, Nuove tecnologie e giustizia penale. Problemi aperti e sfide future. Resoconto del Congresso annuale dell’Associazione internazionale di diritto penale – Gruppo italiano, in Cassazione penale, 2019, p. 2718 – 2721. 2 MONTESQUIEU, Lo spirito delle leggi, Utet, Torino, 1958, vol. I, p.276.

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Parole chiave

privacy
biometria
dati biometrici

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