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La responsabilità professionale dell'infermiere: risk management e le nuove frontiere dell'infermieristica forense

Informazioni tesi

  Autore: Daviana Binotti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vittorio Fineschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

L’argomento trattato nella tesi riguarda la responsabilità infermieristica, il risk management e l’infermieristica forense. Oggi l’infermiere non è più un mero esecutore di mansioni ma un professionista: ha campi propri di attività, di autonomia e di responsabilità e si occupa dell’assistenza infermieristica generale. Negli anni cinquanta del novecento vennero istituiti i Collegi delle infermiere professionali, delle assistenti sanitarie visitatrici e delle vigilatrici d’infanzia (IPASVI). Tale ente è stato il protagonista indiscusso sino alla legge 3 del 2018 che finalmente istituisce l’Ordine professionale degli infermieri (FNOPI), mettendo in pratica la previsione della legge 43/2006 che non vide mai applicazione.
È il 2017 quando interviene la più importante riforma della responsabilità sanitaria conosciuta come la legge Gelli o Gelli-Bianco, Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Una riforma intenta a ripristinare un corretto rapporto tra professionista sanitario e paziente superando l’esperienza passata incentrata sul controllo e sulla sanzione invece che sulla prevenzione dei danni, dei rischi e sulla protezione del paziente. L’obiettivo di garantire la tutela della salute e la sicurezza delle cure è raggiunto principalmente con un buon sistema di prevenzione e gestione del rischio clinico. Purtroppo, ancora oggi manca la cd. cultura della sicurezza e rimaniamo aggrappati all’opposta “cultura della colpevolezza”. Il legislatore ha la consapevolezza che un buon sistema di gestione del rischio clinico – un virtuoso sistema di indagine, allerta e monitoraggio degli eventi avversi – sia uno strumento di vantaggio per i professionisti sanitari oltre che per i pazienti. Rammendiamo che lo scopo specifico della gestione del rischio clinico, cioè quello di ridurre la frequenza degli eventi avversi, comporta gli effetti ulteriori di ridurre i danni ai pazienti e quindi la probabilità che siano intraprese azioni legali da parte loro. Questa è la giusta via per sciogliere il nodo della malpractice, medicina difensiva, esponenziale aumento del contenzioso giudiziario, fuga delle assicurazioni. Un ruolo importante in tale ambito è svolto dall’infermiere che fa parte delle Commissioni sulla gestione del rischio clinico istituite nelle varie aziende sanitarie oltre a prestare la propria opera professionale all’interno delle Direzioni Sanitarie coadiuvando, con le altre figure presenti, il lavoro di redazione di protocolli e regolamenti medico-legali/forensi. La legge Gelli nel 2017 interviene anche in materia di consulenza e perizia nei procedimenti che hanno ad oggetto la responsabilità sanitaria stabilendo all’art. 15 che l’autorità giudiziaria affidi la consulenza tecnica e la perizia a un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti nella disciplina (quindi tutti i profili professionali, compresi gli infermieri), che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento: è richiesta non solo la competenza specialistica, ma addirittura la specificità della competenza. La neonata FNOPI si è dovuta adoperare per disciplinare tale questione andando a stipulare il protocollo d’intesa con CSM e CNF sulla scia dell’attività svolta dalla FNOMCeO. L’accordo richiede ai futuri periti/consulenti il possesso di una speciale competenza che non si esaurisce nel mero possesso del titolo abilitativo alla professione, ma si sostanzia nella concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina, come può emergere sia dal curriculum formativo e/o scientifico sia dall’esperienza professionale del singolo esperto (art. 3 Protocollo d’intesa).
Nell’ottobre 2018 l’APSILEF - Associazione professioni sanitarie italiane legali e forensi scrisse una lettera rivolta al Ministro della Salute, al Direttore generale delle professioni sanitarie presso il ministero, al CSM, al CNF e alla Presidente della FNOPI dove mostrava le proprie perplessità in merito al Protocollo in discussione con la richiesta di rivederlo urgentemente e di rettificare la parte controversa afferente agli elementi di valutazione primari del protocollo di cui all’art. 3. Tale lettera non ha mai avuto risposta.

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  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
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5 INTRODUZIONE Con quest’opera si vuole trasportare il lettore in un viaggio di esplorazione della figura dell’infermiere, guardandola dal punto di vista del diritto. La professione infermieristica non è di certo una nuova professione ma le sue origini e la sua nascita nel nostro territorio sono molto lontane. L’evoluzione storico- legislativa risulta importante come la crescita e il cambiamento che ha portato con sé. Il momento storico in cui si scrive (fine 2018- 2019) è un’epoca di grande movimento normativo in ambito sanitario e di necessità di maggiore affermazione per la figura infermieristica. Il legislatore ed i giuristi abbandonano il mero riferimento alla figura del medico per parlare concretamente di esercente la professione sanitaria includendo l’infermiere. Nel 1940 veniva approvata una prima regolamentazione per l’esercizio della professione infermieristica con r.d. 1310/1940, il cd. mansionario che verrà abrogato sessanti dopo con la legge 42 del 1999, rimanendo un’ombra ancora oggi presente tra gli infermieri. È del 1994 il decreto ministeriale che introdurrà il profilo professionale dell’infermiere. Il legislatore affermerà che il campo proprio di attività e di responsabilità sarà determinato dai contenuti dei decreti ministeriali istitutivi dei relativi profili professionali, dagli ordinamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e dei rispettivi corsi di formazione post-base e dagli specifici codici deontologici. Nel 2000 per la prima volta verrà anche esplicitato il concetto di autonomia nell’esercizio delle professioni sanitarie così completando le funzioni enunciate nel d.m. 739/1994. Negli anni cinquanta del novecento vennero istituiti i Collegi delle infermiere professionali, delle assistenti sanitarie visitatrici e delle vigilatrici d’infanzia (IPASVI). Tale ente è stato il protagonista indiscusso sino alla legge 3 del 2018 che finalmente istituisce l’Ordine professionale degli infermieri (FNOPI), mettendo in pratica la previsione della legge 43/2006 che non vide mai

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Parole chiave

responsabilità professionale
risk management
infermiere
perito
responsabilità infermieristica
consulente tecnico d'ufficio
infermieristica legale e forense
responsabilità sanitaria
legge gelli
protocollo csm cnf fnopi

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