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Valutazione empirica dei livelli di gravità della bulimia nervosa

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Invernizzi
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Massimo Clerici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

I soggetti affetti da bulimia nervosa esperiscono ricorrenti episodi di abbuffate, accompagnati dalla sensazione di perdita di controllo e seguiti da inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso. Questo disturbo alimentare ha una base psicopatologica ma si ripercuote su molteplici aspetti della vita, causando complicanze mediche e una compromissione del funzionamento in ambito lavorativo/scolastico e sociale.
La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) ha introdotto dei livelli di gravità per la bulimia nervosa, definiti dalla frequenza media dei comportamenti impropri di compenso. Questo criterio di gravità sarebbe utile non solo per trasmettere informazioni prognostiche, ma anche per indirizzare i pazienti al più appropriato livello/tipo di trattamento e per tenere traccia dei loro progressi; tuttavia, esso è stato aggiunto al DSM-5 in assenza di indagini empiriche e ricerche pubblicate che attestino la sua validità.
L’obiettivo del nostro studio è esaminare la validità e l’utilità clinica dei livelli di gravità introdotti dal DSM-5 in un campione clinico di soggetti adulti con diagnosi di bulimia nervosa, valutando se questi pazienti, raggruppati sulla base della gravità del disturbo (definita dalla frequenza degli episodi di condotte compensatorie inappropriate), presentino delle differenze significative su una gamma di variabili di interesse clinico.
Queste variabili includono le caratteristiche (comportamentali e attitudinali) cardine della patologia alimentare (ovvero bulimia, impulso alla magrezza e insoddisfazione dell’immagine corporea), quattro fattori trans-diagnostici (ovvero bassa autostima, problemi interpersonali, perfezionismo e disregolazione emotiva) coinvolti nel processo di mantenimento di tutti i disturbi alimentari, l’età di esordio della bulimia nervosa, il BMI, la psicopatologia concorrente (ovvero ansia e depressione) e l’intensità del disagio psichico esperito.
Nello studio sono stati inclusi 223 soggetti adulti di entrambi i sessi (femmine 86.1%) con diagnosi di bulimia nervosa che si sono presentati per il trattamento della loro patologia alimentare presso l’unità specialistica DCA dell’ASST di Monza – Ospedale San Gerardo tra il 2014 e il 2020, senza prevedere criteri di esclusione specifici. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad una valutazione diagnostica, effettuata dallo staff specialistico, e alla misurazione dell’altezza e del peso (per il calcolo del BMI); inoltre, hanno compilato dei questionari (Eating Disorder Inventory-3 e Symptom Checklist-90-R) per valutare le variabili considerate nello studio.
Dai risultati si evince che i pazienti, classificati con bulimia nervosa di lieve, moderata, grave ed estrema gravità, differiscono significativamente tra di loro in termini di caratteristiche (attitudinali e comportamentali) cardine della patologia alimentare (bulimia, impulso alla magrezza e insoddisfazione dell’immagine corporea) e nei quattro fattori trans-diagnostici considerati (perfezionismo, bassa autostima, disregolazione emotiva e problemi interpersonali). Un’altra differenza statisticamente significativa è stata riscontrata nella psicopatologia concorrente considerata (ansia e depressione) e nell’intensità del disagio psichico esperito, valutato con l’indice di severità globale. Tuttavia, i gruppi di pazienti suddivisi per gravità sono risultati statisticamente indistinguibili nelle caratteristiche demografiche, nell’età di esordio della bulimia nervosa e nel BMI.
Complessivamente, i risultati del nostro studio sono in linea con i dati ottenuti dalle ricerche precedenti e forniscono ulteriore supporto all’utilità e alla validità clinica dei livelli di gravità della bulimia nervosa introdotti dal DSM-5. Tuttavia, date le possibili limitazioni di questo studio, sarebbe utile condurre ulteriori ricerche sui livelli di gravità della bulimia nervosa per confermare i nostri risultati e per aumentare le evidenze riguardo la correlazione tra questi livelli di gravità e le caratteristiche principali e/o associate della patologia.

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  Autore: Elisa Invernizzi
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2020-21
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
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  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Massimo Clerici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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ABSTRACT INTRODUZIONE I soggetti affetti da bulimia nervosa esperiscono ricorrenti episodi di abbuffate, accompagnati dalla sensazione di perdita di controllo e seguiti da inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso. Questo disturbo alimentare ha una base psicopatologica ma si ripercuote su molteplici aspetti della vita, causando complicanze mediche e una compromissione del funzionamento in ambito lavorativo/scolastico e sociale. La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) ha introdotto dei livelli di gravità per la bulimia nervosa, definiti dalla frequenza media dei comportamenti impropri di compenso. Questo criterio di gravità sarebbe utile non solo per trasmettere informazioni prognostiche, ma anche per indirizzare i pazienti al più appropriato livello/tipo di trattamento e per tenere traccia dei loro progressi; tuttavia, esso è stato aggiunto al DSM-5 in assenza di indagini empiriche e ricerche pubblicate che attestino la sua validità. OBIETTIVI L’obiettivo del nostro studio è esaminare la validità e l’utilità clinica dei livelli di gravità introdotti dal DSM-5 in un campione clinico di soggetti adulti con diagnosi di bulimia nervosa, valutando se questi pazienti, raggruppati sulla base della gravità del disturbo (definita dalla frequenza degli episodi di condotte compensatorie inappropriate), presentino delle differenze significative su una gamma di variabili di interesse clinico. Queste variabili includono le caratteristiche (comportamentali e attitudinali) cardine della patologia alimentare (ovvero bulimia, impulso alla magrezza e insoddisfazione dell’immagine corporea), quattro fattori trans-diagnostici (ovvero bassa autostima, problemi interpersonali, perfezionismo e disregolazione emotiva) coinvolti nel processo di mantenimento di tutti i disturbi alimentari, l’età di esordio della bulimia nervosa, il BMI, la psicopatologia concorrente (ovvero ansia e depressione) e l’intensità del disagio psichico esperito.

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Parole chiave

bulimia
valutazione
gravità
psichiatria
empirica
livelli
vomito
dsm 5
condotte compensatorie

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