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L'esperienza della noia. Da malessere a rivelazione

Informazioni tesi

  Autore: Elena Surovet
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Discipline delle arti figurative
  Relatore: Raffaella Pulejo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

L’oggetto di ricerca di questa tesi è il concetto di noia in rapporto alla società performativa odierna. In particolare si indaga la sua dimensione duplice: quella di esperienza angosciante dovuta ad assenza di stimoli e quella di fenomeno che conduce alla riflessione sulla propria esistenza e al pensiero creativo. Quest’ultima in particolare, ha un ruolo fondamentale per quanto riguarda il rapporto tra l’individuo e il mondo che lo circonda, soprattutto nel momento storico corrente. La nostra è un’epoca ricca di una moltitudine di stimoli e la richiesta di performatività è sempre maggiore. Numerosi sono anche gli strumenti per evitare la noia, considerata una mera perdita di tempo, uno spazio non-produttivo che quindi va contro le priorità dei nostri tempi. Tuttavia l’esperienza della noia non tende a scomparire, ma anzi diventa ancora più angosciante e diffusa, trasformandosi in una vera e propria caratteristica del mondo moderno.
Lo scopo di questa tesi è dimostrare la valenza positiva della noia, avvalendosi del pensiero di filosofi e intellettuali, e di artisti che sono stati in grado di dimostrare la pienezza di questa esperienza.
Il primo capitolo cerca di definire la duplice dimensione della noia. Considerata come mera assenza di stimoli o mancanza di interesse, la noia ha in verità radici più profonde. Sotto diversa nomenclatura (acedia, taedium vitae, melancolia) ha accompagnato l’uomo fin dalle sue origini. Tuttavia, è stata riconosciuta come un’esperienza connaturata all’umano soprattutto dalla filosofia esistenzialista, che ci ha fornito riflessioni fondamentali per comprenderla non come uno stato superficiale, ma come una condizione che tocca il senso dell’esistenza stessa. Attraverso autori come Heidegger, Schopenhauer, Baudelaire, Sartre e Moravia, il capitolo indaga la complessità del fenomeno della noia e come questo si sia instaurato come caratteristica della modernità.
Il secondo capitolo riguarda la società contemporanea. In particolare, evidenzia tutti quegli elementi che non danno spazio all’esperienza della noia: la richiesta di performatività, la logica dell’accelerazione e le loro conseguenze tra le quali un forte stato di malessere generale per cui proprio l’esperienza della noia potrebbe presentarsi come soluzione. Attraverso autori come Zygmunt Bauman, Byung- Chul Han, Hartmut Rosa e Bertrand Russell, il capitolo mira di dimostrare l’urgenza di riconsiderare il fenomeno della noia, in grado di aprire uno spazio per il riposo spirituale dell’individuo moderno.
Dopo aver ribadito la necessità di abbracciare l’esperienza della noia, una noia che non riguarda la sua definizione più superficiale, bensì quella ereditata dagli studi esistenzialisti, il terzo capitolo tratta di artisti dell’arte contemporanea che hanno utilizzato la valenza positiva della noia nelle loro poetiche. La dimensione artistica contemporanea ha un rapporto diretto con lo spettatore, e dà forma a concetti esprimibili solo a parole rendendoli esperibili, tangibili, concreti. È il caso di 4’33’’ di John Cage e dei film sperimentali di Andy Warhol. Con queste opere l’esperienza apparentemente vuota della noia rivela il suo potenziale, la sua pienezza direttamente allo spettatore.
È necessario rivalutare la noia e accettarla come esperienza inevitabile dell’esistenza umana e soprattutto va riconosciuta in essa una condizione di germinazione del pensiero critico e creativo.

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  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2020-21
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4 INTRODUZIONE La noia è un aspetto della vita di cui tutti possono dire di aver fatto esperienza. Nel suo significato più comune essa definisce una mancanza di stimoli e di interesse o un sentimento di spiacevole insoddisfazione provocato da una situazione monotona e ripetitiva. Tuttavia, da questo leggero malessere, la noia può diventare una vera e propria perdita di significato della vita e del reale, gettando l’individuo in una crisi esistenziale, alle prese con le grandi domande sul senso della vita. Non a caso, il tema è stato trattato da diversi filosofi, tra i quali Martin Heidegger, Friedrich Nietzsche, Søren Kierkegaard, Arthur Schopenhauer e da scrittori come Fëdor Michajlovič Dostoevskij o Franz Kafka. Ma è nella corrente di pensiero dell’Esistenzialismo che la noia diventa tema centrale per autori quali Jean-Paul Sartre e Alberto Moravia. Questa tesi vuole trattare la noia non solo nel suo significato esistenziale più profondo, ma anche sociale in quanto la noia può essere letta come un sintomo che racchiude in sé la storia della cultura dell’Occidente. Viviamo in un’epoca che può sembrare ricchissima, iper-modernizzata, in cui sempre più persone possono accedere a una vita più o meno agiata. La tecnologia e ̀ in costante evoluzione ma l’idea di progresso, che è stata messa in discussione dagli intellettuali già all’inizio del XX secolo 1 , si insinua nella psicologia di massa. L’esperienza della noia non è più l’afflizione di un ristretto numero di persone (l’acedia, il taedium vitae e la melancholia di una élite sociale o intellettuale) e si diffonde tra la gente comune, nella vita quotidiana di chiunque. La noia si presenta ora come un concetto che implica una moltitudine di sentimenti e sensazioni: si può trattare di un leggero malessere oppure di una perdita totale di significato del vivere. Proprio per questo, alle volte essa si connota come un tratto della depressione. Le scienze sociali e psicologiche evidenziano come oggi sempre più individui, soprattutto i giovani, lamentino sofferenze psichiche: paura del fallimento, incertezza 1 Dopo una forte fiducia nel progresso agli albori della prima rivoluzione industriale, una serie di eventi, come la prima guerra mondiale, portarono ad un atteggiamento scettico sulle sorti dell’umanità. La speculazione filosofica e la letteratura iniziarono a mostrarsi pessimiste verso il progresso. La seconda guerra mondiale non fece che alimentare la sfiducia nel miglioramento progressivo dei valori culturali e spirituali dell’umanità. Per citare alcuni autori: Friedrich Nietzsche, la Scuola di Francoforte, Martin Heidegger, Oswald Spengler, Hermann Graf Keyserling.

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Parole chiave

società
silenzio
melanconia
john cage
zygmunt bauman
vuoto
accelerazione
andy warhol
noia
byung-chul han

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