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Il mobbing nell'era del precariato - Le cause di una pratica apparentemente improduttiva e i suoi collegamenti con il nuovo mondo del lavoro

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10 debolezze intrinseche: innanzitutto il taglio prevalentemente psicologico dato alla questione (il quale ha poi condizionato molti successivi studi sul mobbing che hanno privilegiato un atteggiamento "vittimistico", orientato alla cura dei sintomi del mobbizzato, percepito come un malato, piuttosto che un atteggiamento di condanna nei confronti dei mobbizzatori). In secondo luogo, la rigidità dei criteri statistici imposti ne rende difficile l'applicabilità ai casi concreti, che, inevitabilmente, sono sempre unici e difficili da collocare in gabbie interpretative. In terzo luogo, l'insistenza sulla lunghezza del periodo di tempo per il quale il mobbing debba protrarsi per essere considerato tale rende addirittura impossibile l'applicabilità di questa definizione su larga scala nell'epoca contemporanea, dato che la fine della predominanza del lavoro fisso rende sempre più diffusi contratti a termine che non vengono rinnovati dopo i sei mesi, o, spesso, che sono stipulati per periodi di tempo molto più brevi. Ciononostante, va sicuramente riconosciuto ad Heinz Leymann l'indiscutibile merito di aver posto l'attenzione del grande pubblico su un fenomeno fino ad allora pressoché sconosciuto, così che egli oggi può essere comunemente considerato il padre fondatore degli studi sul mobbing, nonché, tuttora, uno dei maggiori promotori e finanziatori di ricerche sull'argomento. In realtà il fenomeno delle molestie psicologiche sul lavoro era già stato individuato in precedenza e classificato con altri termini: bullying (bullismo), harrassment (molestia), bossing (autoritarismo), etc. Risale al 1974 Il primo vero e proprio studio sull'argomento, "The harrassed worker" di Brodsky, nel cui solco s'inserisce poi la studiosa francese Marie-France Hirigoyen che nel 1994 pubblica "L'harcèlement morale" (la molestia morale, termine ancora molto in uso in Francia come sinonimo di mobbing). Tutti questi vocaboli hanno sfumature di significato che li rendono leggermente diversi e meno precisi del termine mobbing, ragion per cui la grande maggioranza della letteratura in materia ha scelto di utilizzare quest'ultimo. Antonio Casilli fornisce una carrellata di tutti questi termini illustrandone il
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Informazioni tesi

  Autore: Angelica Pelliconi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Alberto Giasanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

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