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Giovani e alcol. Un approfondimento empirico nella realtà feltrina

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10 La Bibbia non ha dubbi in proposito, ed attribuisce a Noè la prima coltivazione della vite: ―Noè agricoltore si mise a lavorare la terra e piantò una vigna; ed avendo bevuto del vino, ne fu ubriaco e restò scoperto nella sua tenda.‖ (Genesi 9, 20-21). Secondo l‘Antico Testamento, quindi, Noè fu l‘iniziatore di una splendida cultura, ma fu anche la prima vittima degli effetti non molto nobili dell‘uso smisurato del vino. Il Patriarca sarebbe stato perciò il primo uomo a sperimentare gli effetti dell‘intossicazione alcolica e da ciò si evince che la modalità di bere fino all‘ubriacatura è inserita nella memoria storica dei nostri primi antenati (AA.VV., 1982, p.18). L‘ubriacatura, quindi, è stata con molte probabilità una delle prime condizioni patologiche a essere descritta nell‘antichità. E‘ bene però ricordare anche che il Patriarca Noè si ubriacò solo un'unica volta, e che quella fu l‘occasione per distinguere i figli buoni Sem e Jafat, che lo coprirono, dal figlio cattivo Cam che rise alla vista del padre ubriaco (AA.VV., 1982, p.18). La bella trovata di piantare una vigna dopo in diluvio universale giocò un brutto scherzo a Noè e anche ai suoi numerosi discendenti! Il racconto biblico è utile perché testimonia l‘antichità della cultura della vite e della pratica della vinificazione. Non solo la Bibbia ci parla di alcolici e dei loro effetti. Infatti nel 3500 a.C., su un papiro egizio, si descrisse nei minimi dettagli le modalità da seguire per estrarre l‘alcol (Gallimberti, 2005, p.116). In Egitto il vino era considerato invenzione del dio Osiride e simbolo di forza e vitalità (Furlan, Picci, 1991, p.5). Si ricordino poi le memorabili bevute degli eroi omerici dell‘Iliade e dell‘Odissea (i poemi omerici risalgono alla seconda metà dell‘ottavo secolo prima di Cristo). Questi eroi però conoscevano bene gli inconvenienti di quelle bevande, e sapevano anche come sfruttarli a loro favore (Gallimberti, 2005, p.116). Omero definì il vino ―miele‖ per il cuore, per questo nei banchetti dei suoi eroi è sempre versato in abbondanza (Furlan, Picci, 1991, p.6). Gli antichi greci e romani utilizzarono l‘effetto disinibente dell‘alcol per favorire stati di trance ritenuti indispensabili per entrare in contatto con la divinità, mentre Orazio sosteneva che il vino fosse in grado di dissipare le angosce (Gallimberti, 2005, p.117). I greci conobbero la vite fin dai primordi della loro storia, e diventarono ben presto esperti enologi. Secondo la tradizione era stato il dio Dionisio, il dio del vino e del piacere, a farne dono agli uomini, e, siccome i vini greci erano molto alcolici, venivano tagliati con dell‘acqua, ed era usanza chiamare barbaro chi bevesse vino puro (Furlan, Picci, 1991, p.6).
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Giovani e alcol. Un approfondimento empirico nella realtà feltrina

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Informazioni tesi

Autore: Silvia Zambelli
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2007-08
Università: Università degli Studi di Padova
Facoltà: Scienze Politiche
Corso: Scienze sociologiche
Relatore: FedericoNeresini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 200

FAQ

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