Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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11 sulla carta. Non è così. Non è così nella dimensione in cui la scelta è già di per sé l‟acquisizione di una linea. Ma non è così anche perché, politicamente e socialmente, rimane salda la convinzione che esista, e domini l‟opinione pubblica, una “tv che conta” è che ad essa siano destinate le energie delle intellighenzie. Si tratta di un mezzo la cui analisi permette di comprendere il mondo e le sue regole, un mezzo che, se scosso, può minare in profondità le leggi di una società. Ebbene, cosa si pensa della “tv che conta” quando una sua visitazione è decisamente imprescindibile? Si pensa male. Di recente Giorgio Bocca, nella sua rubrica “Fatti nostri” in incipit al “Venerdì” di “Repubblica”, non ha esitato, a ribadire la negatività intrinseca al mezzo televisivo 4 . Parte addirittura dall‟accusa non delimitata alla sofisticazione della tecnologia, di cui già si prevedeva (il suo riferimento è Toni Negri) l‟esito: la restrizione indebita degli spazi di libertà fisica e intellettuale. Manca il riferimento diretto alla cronaca, per questo il suo articolo Ma cento telecamere non fanno di un cretino un personaggio vero è significativo nell‟ottica di quel commento generalista che era appiglio della riflessione critica poche righe fa. Il suo riferimento è a uno dei personaggi dell‟età dell‟oro della televisione 5 , quel periodo di poco posteriore alla “rivoluzione berlusconiana dell‟etere” in cui la corsa alla tv affascinava e seduceva tutti i giornalisti, o meglio, tutte le testate, senza che il loro “colore” potesse nulla di fronte alla necessità della moda: “Funari diceva: con tre telecamere e dei bravi operatori io faccio di una persona comune un personaggio. Sbagliava: neppure con cento telecamere si fa di un cretino qualcosa di diverso da un cretino [...]. Quello che Funari avrebbe potuto dire cogliendo nel segno era piuttosto: datemi cento telecamere e, in un mondo dove il mercato prevale su tutto e la pubblicità impera sovrana, io farò la televisione di massa che si adatta all‟industria e ai consumi di massa.” 6 Bocca, in un testo dal veleno un po‟ ammuffito, nel senso che la sua critica anticapitalistica ha molto degli “anni di piombo” (negli anni in cui il valore 4 G. Bocca, Ma cento telecamere non fanno di un cretino un personaggio vero, “Il Venerdì”, 24 dicembre 2010, p. 8. 5 “Dall‟inizio degli anni ‟80 la Tv diventa ipertrofica: legata alla pubblicità, si espande in mercati più ampi coprendo l‟intero arco delle 24 ore. A cambiare il rapporto fra il telespettatore e la Tv è poi l‟utilizzo del telecomando, con il quale possiamo trovare ciò che ci piace in qualsiasi momento (e il principio di piacere è più forte del principio di dovere)”. (G. Tonelli, Pippo e la critica della ragione televisiva, www.recensire.it consultato il 31 marzo 2011). 6 G. Bocca, Ma cento telecamere non fanno di un cretino un personaggio vero, cit.

Anteprima della Tesi di Francesca Astengo

Anteprima della tesi: Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000, Pagina 8

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria

Autore: Francesca Astengo Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

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