Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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12 recuperato e imperante è proprio l‟apologia, o la giustificazione, del capitalismo), afferma quella che, a guardar bene, è una verità storica: nonostante la tv sia stata accettata e accolta, nelle case e sui giornali, la sua legittimazione ha sempre convissuto con la trama sottesa del pregiudizio, in particolare da parte degli intellettuali, ma anche dei giornalisti della carta stampata. La conclusione richiama direttamente la famosa considerazione di Umberto Eco atta a rendere impropria la definizione stessa di critica televisiva 7 . L‟ex-funzionario Rai (responsabile anche del boom di Lascia o raddoppia?), dopo aver rinnegato il “primo mestiere” con l‟accusa altisonante della Fenomenologia di Mike Bongiorno del 1961, nel „72 bolla come ossimorico l‟accostamento tra una pratica estetica e un soggetto che di estetico non ha nulla e, in quanto irripetibile, non potrebbe nemmeno fregiarsi della denominazione, non felice, di “merce estetica” 8 . Bocca ribadisce lo stesso principio, sostenendo le ragioni per cui la tv, “fra le arti più impure e sottostanti al mercato [...] E‟ un‟arte i cui prodotti sono dedicati al grande consumo, che cioè deve essere acquistabile e comprensibile dai molti, quindi elementare, semplice e banale.” 9 E‟ il tasto dolente dell‟eterno confronto-scontro tra la cultura “alta” e quella popolare. È il retaggio di una visione crociana dell‟arte pura che ha investito buona parte della cultura del Novecento. Tradizionalismo di pensiero a cui si aggiunge la “scuola”: la formazione di Giorgio Bocca 10 e la “linea” del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari cui il “Venerdì” è fissa appendice. Ritorna in questo senso una 7 Eco aveva partecipato ai corsi di formazione per in nuovi dirigenti Rai, che passeranno alla storia come “i corsari”, voluti dall‟a.d. cattolico Filibero Guala. Di questa sua posizione parla la Dagrada all‟inizio del primo capitolo “La critica televisiva nella stampa quotidiana in Italia”. E. Dagrada, A parer nostro. La critica televisiva nella stampa quotidiana in Italia, Rai-Eri, Roma, 1992, pp. 19 e sgg. 8 Vedi U. Eco, Estetica e teoria dell'informazione, Milano, Bompiani, 1972 e Id., Per una definizione della critica televisiva, in Criteri e funzioni della critica televisiva, Eri-Prix Italia, Torino, 1973. 9 G. Bocca, Ma cento telecamere non fanno di un cretino un personaggio vero, cit., p.8 10 Giorgio Bocca, nato nel 1920 a Cuneo, nonostante l‟adesione giovanile al Gruppo universitario fascista e la presunta sottoscrizione al Manifesto della razza del 1938 (ma la questione non è chiara), ha poi cambiato fronte durante la guerra, partecipando alla formazione delle brigate partigiane di Giustizia e libertà e ai tribunali popolari del primo dopoguerra. Tracce della sua esperienza si ritrovano anche nei suoi numerosi libri sulla Resistenza, in una linea di revisionismo, famosa nella polemica con Pansa, che si propone di ricordare i valori fondanti della Repubblica, in opposizione alla storiografia assoluzionista che tende, secondo la sua visione, ad accomunare Fascismo e Resistenza. Per quanto riguarda la carriera giornalistica fu tra i fondatori, nel 1976, del quotidiano “La Repubblica”, a cui collabora tuttora. In questo contesto si considera sia la formazione “crociana” relativa agli anni della sua educazione, sia l‟adesione al centro sinistra (che definì “uno dei suoi innamoramenti”) in opposizione al berlusconismo inteso come modello consumistico della politica, di cui la televisione si è rivelata uno strumento imprescindibile. Per Bocca, intellettuale e di sinistra, la televisione resta, per principio, un boccone un po‟ amaro.

Anteprima della Tesi di Francesca Astengo

Anteprima della tesi: Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000, Pagina 9

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria

Autore: Francesca Astengo Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

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