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Immigrati e lavoro autonomo nella realtà milanese

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perché comunque migliori rispetto alle condizioni sopportate nel paese di partenza), solidarietà interna reattiva nei confronti della società esterna, orientamento ad una permanenza limitata nel tempo. In primo luogo, Light osserva che vivere in una terra straniera stimola lo sviluppo di risorse reattive, che nel paese di origine non avrebbero alcun motivo di sorgere. In particolare la condizione di ghettizzazione cui sono soggette spesso le comunità di immigrati alimenta la creazione di reti di solidarietà interne al gruppo, tramite le quali, i gruppi etnici maggiormente imprenditivi, possono contare sulla facilità di accesso ai capitali, all’informazione, alla forza lavoro fedele e sottopagata e traggono vantaggio dalle relazioni di fiducia che si instaurano non solo con i propri dipendenti, ma anche tra ditte differenti, fornitori e clienti. In associazione alle reti etniche, rivestono importanza nel promuovere il fenomeno anche risorse ortodosse che caratterizzano uno specifico gruppo etnico, come l’etica del lavoro, la frugalità, l’esperienza di generazioni in settori specifici di attività, i valori borghesi. Altri due fattori, secondo Light favoriscono l’imprenditorialità di chi emigra: l’orientamento ad una permanenza temporanea e la relative satisfaction. L’orientamento al soggiorno è tipico di chi emigra per cercare di accumulare in tempi relativamente brevi una somma di denaro che gli permetta di realizzare nel suo paese natale i suoi scopi. Per gli immigrati temporanei il lavoro autonomo è una valida alternativa al lavoro salariato, e inoltre favorisce maggiormente i requisiti di rapidi guadagni e facile liquidabilità da loro richiesti. La relative satisfaction ,invece, favorisce l’inserimento degli stranieri in attività autonome precarie a bassa redditività ed alta intensità di lavoro, che caratterizzano in genere i segmenti di mercato poco coperti dai commercianti autoctoni. Ciò spiegherebbe, a parere di Light, il fatto che, ad esempio, tra i gruppi di stranieri del Nord America da lui osservati, a parità di svantaggi, i tassi di lavoro autonomo sono più alti per alcune minoranze rispetto ad altre (eclatante è il caso dei neri d’America, da sempre poco propensi alle attività autonome). Un quarto filone è rappresentato dall’approccio ecologico 4 , che spiega l’affermarsi delle economie etniche, partendo dal modello della segregazione residenziale. Alcune ricerche hanno constatato che i membri della popolazione autoctona hanno la tendenza ad abbandonare i quartieri centrali delle città lasciando così liberi degli spazi abitativi. Gruppi di immigrati possono andare ad insediarsi in queste zone, dando origine a vere e proprie comunità etniche, caratterizzate dal patrimonio di tradizioni, gusti, abitudini che gli immigrati portano con sé, nonché da bisogni e specifiche esigenze del gruppo etnico, che possono essere conosciute in profondità e quindi soddisfatte solo da imprenditori appartenenti allo stesso gruppo etnico. A questo proposito Ivan Light ha parlato di “mercato protetto”, dominato dai gusti speciali di minoranze etniche e nel quale la compresenza di proprietari e clienti coetnici rappresenta la situazione ideale affinché domanda e offerta di beni e servizi si incontrino con successo. Viene così a formarsi una comunità chiusa non solo nei rapporti sociali, ma anche geograficamente all’interno della città. La concentrazione residenziale si tramuta in segregazione residenziale e permette il fiorire di economie etniche interne alla comunità, destinate a un mercato etnico protetto. Aldrich, Carter, Jones, Mc Evoy e Velleman sostengono che la dimensione della componente coetnica e straniera della clientela di un mercante è spiegabile ricorrendo sia all’approccio della distanza sociale sia a quello della segregazione residenziale. Il primo sottolinea maggiormente l’importanza dell’etnicità nel rapporto tra venditore e cliente. I proprietari di piccole imprese vedono aumentare le loro entrate se cresce il ruolo dell’etnicità. Favoriscono quindi le iniziative che si muovono in questa 4 vedi SANTI R. M. / “Un'indagine sul lavoro autonomo degli immigrati a Torino “ /IRES, 1994.
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Immigrati e lavoro autonomo nella realtà milanese

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Informazioni tesi

  Autore: Liliana Elena Tria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Emilio Reyneri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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sociologia del lavoro
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