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Immigrati e lavoro autonomo nella realtà milanese

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della propria provenienza e dall’assenza di costi che dovrebbero essere assunti dagli imprenditori locali per conoscere i gusti e le necessità del gruppo etnico. Questi fattori, uniti alla concentrazione residenziale, portano a considerare il mercato protetto come l’ambiente più favorevole all’avvio di un’attività gestita da stranieri. Tuttavia il mercato interno rischia di diventare sovraffollato, saturato, dotato di scarso potere di acquisto. Di qui la spinta a muoversi verso il mercato aperto, che può offrire maggiori opportunità anche se presenta un numero più elevato di rischi. La barriera insormontabile per le attività degli immigrati è rappresentata dalla produzione e distribuzione di massa, tanto che appare chiaro che non possono competere con le grandi aziende. I piccoli imprenditori, stranieri e non, devono essere abili, in altre parole a costruirsi nicchie in mercati sottoserviti o abbandonati dalle grandi aziende in quanto non adatti alle loro caratteristiche economiche e organizzative. Gestire, inoltre, un’attività in un centro cittadino comporta elevati costi fissi, cosicché una grossa catena di distribuzione non si localizzerebbe mai in questi spazi, in quanto le economie di scala, il loro principale vantaggio competitivo rispetto alle piccole ditte, si ridurrebbe molto in seguito alla crescita dei costi fissi. Nei quartieri centrali delle città ci sono quindi possibilità di inserimento di attività autonome degli stranieri, specie in settori precari e insicuri ad alta intensità di lavoro e bassa remunerazione, nonché di scarsa attrattiva per i nativi, che, a questo tipo di attività preferiscono occupazioni più sicure gratificanti, socialmente apprezzate. Si pensi, ad esempio, ad imprese di pulizia, facchinaggio, ad officine meccaniche, ecc. Fondamentale per garantire la competitività di questo tipo di attività appare il ricorso alla dimensione delle reti sociali. Uno degli input al processo dell’immigrazione è la catena di richiamo migratorio, manifestazione evidente dei legami di rete tra stranieri della stessa origine. Giunti a destinazione, nel paese di accoglienza, le reti sociali consentono di mantenere i rapporti con il paese di provenienza e vengono in aiuto al singolo individuo durante la fase di inserimento nella società ospitante. La struttura della rete e la posizione occupata al suo interno rappresentano delle risorse determinanti e consentono agli immigrati di poter attuare vere e proprie strategie per penetrare in determinati tipi di mercati. Per quanto riguarda la manodopera, i familiari e i conoscenti sono la fonte primaria. Il basso costo della manodopera, il ricorso a pratiche informali di assunzione e la disponibilità, da parte dei lavoratori, ad accettare condizioni di lavoro al di sotto dei normali standard conferiscono alle imprese etniche un’elevata flessibilità. La comunità di appartenenza riveste inoltre un importante ruolo nel formare i giovani lavoratori alle conoscenze di base per intraprendere una certa attività, tanto che da apprendisti inesperti è possibile in un arco di tempo relativamente breve diventare lavoratori esperti in grado da soli di gestire un’attività in proprio. Inoltre, l’accesso al capitale garantito dai legami familiari e amicali, altre ad assicurare una base sicura di finanziamento, ha ripercussioni anche sull’atteggiamento delle banche, che sono più disponibili a concedere aiuti finanziari in quanto constatano che i rischi di un’eventuale fallimento vengono ripartiti su un maggior numero di persone. La rete sociale garantisce, inoltre, l’instaurarsi di rapporti maggiormente collaborativi con le imprese dei fornitori, con le imprese concorrenti che operano nello stesso settore e con la clientela. Nel modello proposto da Waldinger, Aldrich e Ward le caratteristiche di gruppo risultano essere un fattore che facilita lo sviluppo delle economie etniche, ma l’elemento determinante sono comunque i condizionamenti che derivano dalla struttura della società. Nel modello di questi autori, tuttavia, sono stati rilevati degli elementi di debolezze da parte di Ambrosini, il quale critica innanzitutto l’insistenza sulla dimensione etnica e comunitaria
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Immigrati e lavoro autonomo nella realtà milanese

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Informazioni tesi

  Autore: Liliana Elena Tria
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Emilio Reyneri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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