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Artiglierie a confronto: Piemontesi e Napoletani a Gaeta

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Anteprima della tesi: Artiglierie a confronto: Piemontesi e Napoletani a Gaeta, Pagina 8
-Capitolo Primo: Il contesto storico 
 7 
bolento distaccarsi delle province di Massa e Carrara.
2
 A Firenze il granduca Leopol-
do II mancò completamente al compito di recuperare la fiducia dei moderati che gli 
avevano riaperto la via al potere. L’occupazione austriaca, la progressiva restrizione di 
ogni libertà, l’abrogazione dello statuto, il mutamento in senso clericale della legisla-
zione ecclesiastica erano altrettanti fatti che dovevano approfondire il solco con gli 
uomini dominanti il movimento costituzionale . Né il buon governo del Baldasseroni 
bastava a disperdere la sensazione che il granduca governasse la Toscana come un 
feudo dipendente da Vienna. Mancò una dura repressione. Anche i processi contro gli 
uomini del 1849 si svolsero con relativa liberalità ed equità. Ci furono condanne miti, 
seguite per lo più dalla concessione ai condannati ( come il Guerrazzi) di scegliere 
l’alternativa dell’esilio. Eppure anche questo finiva per offendere le convinzioni inti-
me e le più profonde aspirazioni di chi concepiva una diversa organizzazione politica 
del Paese, per cui veniva  a cadere il vincolo di fedeltà che aveva in passato legato il 
gruppo dirigente toscano alla dinastia lorenese e questo sempre più palesemente guar-
dava a Torino come al punto di riferimento dei destini italiani. 
Pio IX era ritornato a Roma, restaurato dalle baionette francesi, in veste di pa-
cificatore più che di vendicatore. Ma la condizione di disfacimento sociale del suo 
Stato e la crisi amministrativa ed economica che lo attanagliava lo condizionavano a 
basare il proprio governo prevalentemente sulla forza dell’esercito di occupazione. Il 
papa si volgeva dunque ai problemi spirituali, affidando il governo delle cose tempo-
rali al cardinale Antonelli. Fu tentata una certa riorganizzazione amministrativa, se-
condo i desideri dei francesi, ma senza alcun risultato apprezzabile: la condizione dei 
domini pontifici continuò a restare senza rimedio. 
Né esisteva un corpo sociale omogeneo e capace  di sostenere un processo di 
ammodernamento. Le povere forze del partito moderato o quelle più risolute, ma al-
trettanto poco consistenti a Roma ( più forti nelle province), del partito repubblicano 
erano disperse da una severa repressione vendicativa. Sebbene manchino dati precisi, 
alcuni autori fanno salire a circa diecimila il numero delle persone incarcerate negli 
Stati romani all’indomani del 1849. Centinaia di processi furono aperti e severe con-
danne furono comminate, ma in genere con commutazione delle pene più gravi. Que-
ste persecuzioni servirono per stroncare l’organizzazione segreta mazziniana, ma non 
per restituire al governo pontificio un’autorità che esso non aveva più e per esercitare 
                                                 
2
 C. PECORELLA, Lo stato d’assedio a Parma nel decennio risorgimentale  in “ Studi parmensi”, 1960 
pp. 363-379;
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Artiglierie a confronto: Piemontesi e Napoletani a Gaeta

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Scarpati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze strategiche
  Relatore: Giuseppe Bracco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

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