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Autoferimento in adolescenza. Correlati, fattori di rischio e rapporto con il comportamento suicidario.

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Anteprima della tesi: Autoferimento in adolescenza. Correlati, fattori di rischio e rapporto con il comportamento suicidario., Pagina 5
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In realtà non è facile capire esattamente quanto sia diffusa la pratica 
dell’autoferimento, sia a causa della difficoltà a trovare una caratterizzazione del 
fenomeno unica e condivisa da tutti, sia perché gli autoferitori hanno dei grossi 
problemi ad ammettere il loro comportamento. Per tanti, la vergogna gioca un ruolo 
molto importante e quindi difficilmente questi soggetti parleranno del loro problema 
durante un colloquio o un’intervista. Per questo motivo, utilizzare un elenco di domande 
scritte consente di ottenere delle valutazioni più fedeli alla realtà (Claes & 
Vandereycken, 2009).
Nell’ambito della popolazione clinica, le ricerche mostrano che il fenomeno 
interessa circa il 60-80% dei pazienti (Nock & Prinstein, 2004; Ross & McKay, 1979), 
mentre, per quanto riguarda la popolazione “normale”, la diffusione del fenomeno varia 
molto a seconda delle diverse popolazioni esaminate. 
Uno studio, condotto sulla popolazione scolastica australiana dell’età media di 
15,4 anni, ha dimostrato che il fenomeno dell’autolesionismo riguarda il 6,2% dei 
soggetti ed è prevalentemente rappresentato dal tagliarsi (cutting) (De Leo & Heller, 
2004). In Scozia è stato condotto uno studio su oltre 2000 adolescenti di 15-16 anni: il 
13,8% di essi ha dichiarato di aver praticato condotte autolesionistiche (il 71% 
nell’ultimo anno) (O’Connor, Rasmussen, Miles et al., 2009). Uno studio relativo a 
quattro scuole della Svezia ha fornito dati ancora più allarmanti: la percentuale di
adolescenti di 14 anni che ha riferito almeno un episodio di autolesionismo oscillava tra 
il 36% e il 40% (Bjärehed & Lundh, 2008). In linea con questi risultati, uno studio su un 
campione di studenti napoletani ha dimostrato che gli adolescenti con una storia di 
autoferimento erano circa il 42% del campione, con il 10,2% di questi che riportava 
quattro o più episodi autolesivi (Cerutti, Manca, Presaghi et al., 2011). Infine Di Pierro 
e coll. (2012) hanno effettuato uno studio su adolescenti tra i 16 e i 19 anni, provenienti 
da undici scuole italiane, e hanno trovato che il 18,4% del campione aveva compiuto
almeno un atto di autolesionismo. 
Tuttavia i problemi nella valutazione della prevalenza dei comportamenti di 
autoferimento non sono pochi. Il limite principale di molti studi riguarda la provenienza 
dei dati. Frequentemente i comportamenti autolesionistici si inscrivono in una 
dimensione privata, intima, che spesso non richiede cure fisiche da parte del personale 
sanitario. Pertanto gli studi che utilizzano rapporti della polizia, referti medici o cartelle
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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Sorte
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica, dello sviluppo e neuropsicologia
  Relatore: Fabio Madeddu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

adolescenza
fattori di rischio
suicidalità
autoferimento

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