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Autoferimento in adolescenza. Correlati, fattori di rischio e rapporto con il comportamento suicidario.

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cliniche prendono in considerazione solo quei comportamenti che hanno un livello di 
gravità tale da richiedere l’intervento medico o legale, escludendo tutte le forme di 
autoferimento minore che raramente richiedono tale intervento (Sarno, 2008). Di 
conseguenza le statistiche riguardanti la diffusione del fenomeno che si basano 
esclusivamente sui dati ricavati dai registri ospedalieri colgono solo la punta 
dell’iceberg.
Un importante studio condotto in Gran Bretagna attraverso questionari 
autosomministrati (self-report) ha documentato quanto il fenomeno sia comune tra gli 
adolescenti e ha anche dimostrato quanto il numero di coloro che cercano aiuto presso 
una struttura sanitaria sia molto ridotto. Dei circa 6000 ragazzi di età compresa tra i 15 e 
i 16 anni inclusi nello studio, l’11,2% delle ragazze e il 3,2% dei ragazzi ha dichiarato 
di aver messo in atto comportamenti autolesionistici nell’anno precedente. Di questi, 
solo il 12,6% si è rivolto ad un Pronto Soccorso ospedaliero (Hawton, Rodham, Evans 
et al., 2002).
Nonostante il crescente interesse sviluppatosi attorno al fenomeno
dell’autoferimento, in Italia la presenza di tale modalità di comportamento è pressoché 
sconosciuta, sia perché le prime ricerche mirate alla quantificazione precisa della 
diffusione di questo fenomeno sono molto recenti (ad es. Cerutti, Presaghi, Manca et 
al., 2011; Di Pierro, Sarno, Perego et al., 2012), sia perché in ambito clinico il 
comportamento di autoferimento viene considerato come un semplice sintomo 
all’interno di uno specifico quadro psicopatologico, uno su tutti il disturbo borderline di 
personalità (Pani & Ferrarese, 2007).
Tuttavia è possibile farsi un’idea della significativa e preoccupante diffusione del 
fenomeno in Italia semplicemente visitando i forum di Internet. 
“Sto male ormai da molto tempo e ho cercato tanto il modo di esprimere questo mio 
malessere, la mia incapacità di vivere, questa sensazione di inettitudine che mi opprime. 
Ho provato a digiunare, ad ingozzarmi e vomitare, a dormire tutto il giorno, ma niente, 
nessuna di queste cose mi apparteneva. Fino a quando un giorno, dopo aver provato a 
parlare con tanti ed aver trovato poche orecchie disposte all'ascolto o alla comprensione, 
ho sentito il forte desiderio di tagliarmi. Sono andato in bagno e con un rasoio mi sono 
tagliato. La prima volta è stato difficile ma, una volta visto il sangue uscire dalla mia
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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Sorte
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica, dello sviluppo e neuropsicologia
  Relatore: Fabio Madeddu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

adolescenza
fattori di rischio
suicidalità
autoferimento

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