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Come nasce un compositore? I casi di Mozart e Beethoven

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Anteprima della tesi: Come nasce un compositore? I casi di Mozart e Beethoven, Pagina 4
Capitolo 1
Mozart, un futuro già scritto
1.1. Bambino prodigio e “adulto prodigio”: i profondi legami
Sarà sicuramente noto a tutti che Mozart sia stato un bambino prodogio e che, anche da adulto, egli
verrà ricordato come uno dei più grandi “geni” nel suo campo. La parola “genio”, già criticata
nell'Introduzione di questa tesi, non va qui intesa nel senso romantico del termine, carico della
tipica ampollosità idealistica che tale periodo si porta dietro; anzi, è stata volutamente selezionata al
posto di altre proprio in opposizione a questo tradizionale significato. La genialità di Mozart è una
condizione spontanea, genuina, naturale: è questo il suo “genio”. In lui non c'è praticamente nulla
del meraviglioso (ma in parte romanzato) titanismo dell'uomo contro il resto del mondo che si
riscontrerà poi in Beethoven, per intenderci. 
Ad ogni modo, non è questa la differenza principale fra l'operato dei due grandi compositori
classici. Se di Mozart si può affermare con certezza che il suo sviluppo compositivo sia stato
costante e che, andando avanti negli anni, i suoi lavori siano diventati sempre più complessi (basti
ascoltare idealmente in successione tutte le Sinfonie e questa evoluzione lineare apparirà evidente),
nella vita artistica di Beethoven si distinguono invece più o meno nettamente almeno tre fasi, nel
contesto di uno sviluppo sicuramente impervio e tutt'altro che uniforme (vedi cap.2).
Se il genio musicale (adesso che si è chiarito il termine) di Beethoven sta nell'elaborazione
tematico-motivica, quello di Mozart risiede sicuramente nell'aver usato per tutta la vita gli stessi
elementi compositivi, nient'altro che quelli tipici del Classicismo viennese: il basso albertino, le
appoggiature sulla tonica in cadenza, il trillo per sottolineare la fine di una sezione importante del
movimento, onnipresente ad esempio nei Concerti per strumento solo e orchestra, e così via. Ecco,
Mozart utilizzerà esclusivamente questi elementi, se vogliamo, banali, combinandoli però in una
maniera estremamente varia e, soprattutto, rapida. Se Beethoven con un minuscolo frammento
riesce a costruire una Sinfonia intera, Mozart ha invece la necessità, per tenere vivo l'interesse
dell'ascoltatore, di mutare continuamente i gesti di cui si serve: questa fondamentale caratteristica si
può riscontrare in praticamente tutte le composizioni mozartiane, dalle primissime fino alle ultime.
Ciò che si evolve nel suo stile è, piuttosto, la complessità di tali combinazioni di gesti e quindi di
figure. Mozart bambino prodigio e Mozart “adulto prodigio”, quindi, sono profondamente legati,
sicuramente molto più di quanto non lo sia stato il Beethoven maturo con il suo più giovane “alter
ego”.
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Informazioni tesi

  Autore: Mariano Russo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Cesare Fertonani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

FAQ

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Parole chiave

musica
infanzia
beethoven
mozart
sinfonia
sonata
compositore
bambini prodigio
periodo zero
evoluzione lineare

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