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Geopolitica dell'Islam nel Caucaso Settentrionale

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Anteprima della tesi: Geopolitica dell'Islam nel Caucaso Settentrionale, Pagina 6
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del Nord e alle tre repubbliche di Armenia, Azerbaijan e Georgia.
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 Di origine georgiana e come tale 
conoscitore della complessità di quella terra, Stalin tracciò i confini in modo del tutto arbitrario con 
l'intento di impedire l'omogeneità etnica e creare le premesse per potenziali conflitti che avrebbero 
richiesto l'intervento risolutivo di Mosca. Come risultato di questa politica del “dìvide et ìmpera” la 
Repubblica Socialista Sovietica Azera ottenne il Nagorno Karabakh/Artsakh e il Naxçıvan, due 
territori abitati da grandi comunità armene che chiedevano l'annessione alla Repubblica Socialista 
Sovietica Armena. All'interno della Repubblica Socialista Sovietica Georgiana furono create le 
repubbliche autonome di Abkhazia e Agiaria e la Regione Autonoma Ossezia del Sud, dando in tal 
modo rappresentatività a etnie storicamente alleate della Russia al fine di indebolire le spinte 
secessioniste georgiane. Tale politica ebbe come corollario la deportazione tra il 1943-1945 di interi 
popoli caucasici in Asia Centrale
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 e Siberia con l'accusa di aver collaborato con l'invasore nazista. 
La loro colpa agli occhi di Stalin era di essere mussulmani e turcofoni e come tali potenziali alleati 
di una Turchia che andava posizionandosi su posizioni filoccidentali. La deportazione interessò 
principalmente i piccoli popoli della Ciscaucasia come i caraciai, i ceceni, i balcari e gli ingusci 
mentre tra le popolazioni transcaucasiche patirono l'esilio le minoranze dei curdi e dei turchi 
Meskheti. Le repubbliche e le regioni autonome abitate da queste etnie furono soppresse e i loro 
territori divisi o assegnati alle repubbliche confinanti in modo da cancellarne le traccia. Nel 1956, in 
occasione del XX Congresso del PCUS
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 il Primo Segretario del Comitato Centrale del PCUS, 
Nikita Chruščëv riabilitò le popolazioni deportate autorizzandole a ritornare nelle loro terre. Alcuni, 
come gli Ingusci del distretto (rajon) di Prigorodnyj
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 (Fig. 4), trovarono le loro case e i loro campi 
occupati dai coloni russi e dagli osseti risparmiati dalle deportazioni, altri come i ceceni delle aree 
meridionali non poterono ristabilirsi nei loro villaggi (aul) di montagna dove risultava più 
difficoltoso il controllo del potere sovietico. Nel 1957 furono ricostituite la Repubblica Socialista 
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Nel 1922 Armenia, Azerbaijan e Georgia furono riunite nella Repubblica Federale Socialista Sovietica della 
Transcaucasia (RFSST). Nello stesso anno la RFSST entrò nel patto costitutivo dell'URSS assieme alla Repubblica 
Socialista Sovietica Bielorussa, alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e alla Repubblica Socialista Federativa 
Sovietica Russa. Nel 1936 fu sciolta per volere di Stalin.  
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 La destinazione principale furono le Repubbliche Socialiste Sovietiche di Kazakistan e Uzbekistan. 
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 Svoltosi tra il 14 febbraio e 26 febbraio del 1956 è passato alla storia per l'intervento del Primo Segretario del 
Comitato Centrale del PCUS Nikita Chruščëv che nella notte tra il 24 e il 25 febbraio davanti ai delegati al Congresso, 
con l'esclusione dei rappresentanti dei partiti stranieri, lesse una lunga relazione passata alla storia come il Rapporto 
Segreto in cui venivano denunciati i crimini dello stalinismo. Il documento si basava sui dati raccolti dalla Commissione 
Pospelov che tra il 1953 al 1955 indagò sui crimini commessi durante i trent'anni del regime di Stalin. 
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 In seguito alla deportazione degli ingusci (23 febbraio - 9 marzo 1944) nella parte orientale del distretto di Prigorodnyj 
si stabilirono Osseti in gran parte provenienti dall'Ossezia del Sud all'epoca situata nella Repubblica Socialista Sovietica 
Georgiana. Il distretto fu assegnato dalle autorità alla confinante Repubblica Socialista Sovietica Autonoma dell'Ossezia 
del Nord. Al termine della deportazione (1956) gli ingusci che riuscirono a farvi ritorno trovarono le loro proprietà 
occupate dagli osseti, indisposti a lasciare case e terreni. Il distretto rimase alla Repubblica Socialista Sovietica 
Autonoma dell'Ossezia del Nord anche dopo la ricostituzione della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Ceceno-
Inguscia (1957). La difficile convivenza tra le due comunità, tenuta sotto controllo dalle autorità sovietiche, degenerò in 
un breve e sanguinoso conflitto tra il 30 ottobre il 5 novembre 1992 che causò circa seicento vittime e la fuga di diverse 
decine di migliaia di persone dalle proprie abitazioni (le stime oscillano tra le trenta e le sessantamila).
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Informazioni tesi

  Autore: Alessio Marini
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di II livello in geopolitica e sicurezza globale
Anno: 2020
Docente/Relatore: Stefano Valente
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Coautore: D’ADDIO Antonio, FARINA Giuseppe, GNETTI Andrea, SEGARRA Marcos Augusto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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Parole chiave

geopolitica
russia
islam
estremismo
sufismo
cecenia
caucaso settentrionale
daghestan
wahhabismo
transcaucasia

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