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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

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Tavole
19
, e dunque al V secolo a.C., e altri che la riconducevano a una Lex Petronia del I 
secolo d.C.
20
: dibattiti di questo genere, peraltro, non tengono in debita considerazione 
l’origine prettamente giurisprudenziale del diritto romano, le cui regole scaturivano dal 
rituale e costante ripetersi di azioni che lentamente, ma instancabilmente, innovavano 
l’ordinamento giuridico. Le leggi cui si cerca di ricondurre l’origine dell’istituto del giu-
dicato, dunque, non hanno in realtà fatto altro che recepire un principio nato nell’espe-
rienza giuridica, e soprattutto giurisprudenziale, concreta. 
Tra le svariate opzioni ricostruttive sorte sul punto, ve n’è una
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 particolarmente sugge-
stiva, secondo la quale tale principio affonda le sue radici nell’età arcaica, quando Roma 
era ancora governata dai re. In quell’epoca, era piuttosto raro che i pubblici poteri inter-
venissero nella repressione dei reati, essendo questa per lo più lasciata all’iniziativa pri-
vata delle vittime o del loro nucleo familiare. Solo in casi particolarmente gravi si rendeva 
necessario un intervento diretto del rex: egli, in qualità di sommo sacerdote, aveva il com-
pito di reprimere gli scelera, ossia quei delitti che, per la loro efferatezza, rischiavano di 
incrinare la pax deorum, il rapporto pacifico e amichevole tra la civitas e le divinità. Si 
trattava di giudizi in cui l’elemento giuridico si coniugava, spesso rimanendo a esso su-
bordinato, a quello religioso: quest’ultimo consisteva in quella forza mistica originaria 
che permetteva al rex di giudicare; la nascita del carattere intangibile del giudicato penale 
andrebbe appunto ricollegata, secondo questa teoria, alla consumazione di tale forza che, 
una volta impiegata, veniva definitivamente meno. 
Questa opinione, in realtà, presta il fianco a svariate critiche: in questa sede, merita in 
particolare di essere menzionata quella che fa notare come l’irripetibilità non fosse affatto 
una caratteristica comune a tutti i riti religiosi, molti dei quali potevano anzi essere cele-
brati più volte
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. Del resto, «la radice ontologica [del giudicato] non risiede nel dato 
 
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 Ex multis, si veda ROCCO A., Trattato della cosa giudicata come causa di estinzione dell’azione penale. 
La riparazione alle vittime degli errori giudiziari, II, Roma, Società editrice del «Foro italiano», 1932, p. 
44. 
20
 Si veda ROTONDI G., Leges publicae populi romani. Elenco cronologico con una introduzione sull’atti-
vità legislativa dei comizi romani, Milano, Società editrice libraria, 1912, p. 468. 
21
 Sostenuta, tra gli altri, da SANTORO R., Potere ed azione nell’antico diritto romano, in Annali del Semi-
nario Giuridico dell’Università di Palermo, XXX, Palermo, Michele Montaina, 1967, pp. 309 ss. 
22
 Sul punto, si veda MARRONE M., Agere lege, formulae e preclusione processuale, in MILAZZO F. (a cura 
di), Praesidia libertatis. Garantismo e sistemi processuali nell’esperienza giuridica di Roma repubblicana. 
Atti del convegno internazionale di diritto romano (Copanello 7-10 giugno 1992), Napoli, Edizioni scien-
tifiche italiane, 1994, p. 468.

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Anghileri
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Novella Galantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

FAQ

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Parole chiave

giudicato penale
processo penale
misure di prevenzione
processo tributario
effetti extrapenali
giudizi risarcitori
unità della giurisdizione
autonomia delle giurisdizioni

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