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Gli iporchemi di Pindaro, commento linguistico e metrico dei frr. 105-117 Sn.-M.

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Anteprima della tesi: Gli iporchemi di Pindaro, commento linguistico e metrico dei frr. 105-117 Sn.-M., Pagina 11
17
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Smyth 1900, p. 71: “Il coro era composto tanto di uomini quanto di fanciulle e di fanciulli, o infine di
persone di ambo i sessi”
29
Athen. in Deipn . V 181b (10) cita i versi di Hom. Il . 18. 605-606 = Od. 4. 18-19.
30
si veda 1.2 L’iporchema come canto sacro.
31
Calame 1977, p. 109.
seguito. I ballerini principali, probabilmente non tutti
28
, erano due e da loro, forse, partiva il
canto:
δοιὼ δὲ κυβιστητῆρε κατ’ αὐτούς / μολπῆς ἐξάρχοντες ἐδίνευον κατὰ μέσσους
29
Due danzatori avviano la μ. roteando su loro stessi nel mezzo.
La μoλπ ή in questione è di difficile traduzione perché con essa si alluderebbe
sinergicamente al canto e alla danza. Quindi comprendere se questi κ υβιστη τῆ ρε ς mettano in
moto la danza, com’è naturale che sia, o il canto o addirittura entrambi è davvero complesso.
La rilevanza attribuita alla danza si evince dalla posizione riservata ai ballerini: quella
centrale. L’idea di una collocazione preminente, al centro, si collega con quella riservata a
una divinità o a un altare, attorno a cui gli officianti del sacrificio si dispongono.
Effettivamente, essa contrasta con quanto rilevato nell’ Etymologicum Magnum
30
, per cui
non si cantava attorno a dei ballerini, ma all’altare su cui avveniva il sacrificio per il dio.
“Le centre du chœur est occupé soit par un objet de culte, soit par la personne qui dirige le
chœur. […] Dans le Bouclier d’Hésiode, on voit Apollon jouer de la lyre au milieu du chœur
des Immortales. Le dieu jouer de lyre occupe également le centre du chœur des Muses dont
Pindare décrit longuement l’activité dans la VIII N éméenne ”.
31
Probabilmente l’idea di Ateneo viene incentivata da testimonianze più antiche per cui in
occasioni sacre dedicate ad Apollo è il dio stesso ad occupare il centro ed intorno a lui si
dispongono i sacrificanti o le Muse. La presenza di ballerini in un posto per eccellenza
divino non può che sottolineare ancora una volta l’aurea di sacralità che investiva la danza
iporchematica.
L’evidente perdita di tutto il contesto performativo consente di trattare l’esibizione solo
sulla base di fonti scritte. Proprio in questo contesto si presenta come una ὄρχη σις μίμη σις ,
appartenendo quindi a quel macro gruppo di danze mimetiche comprendente anche la pirrica
o, successivamente, il pantomimo.
Testimonianze degne di nota giungono da un peripatetico di III secolo, tradito per via
indiretta grazie ad Ateneo: C ameleonte (Fr. 42 Giordano).
La sua indagine poetica si concentra infatti sulle caratteristiche peculiari di ogni scrittore e
genere. Per quanto riguarda l’iporchema, egli lo prende come esempio di danza “ordinata”;
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Informazioni tesi

  Autore: Anastasia Di Giuseppe
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Archeologia, Filologia, Letterature e Storie dell'Antichità
  Relatore: Emanuele Dettori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

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Parole chiave

pindaro
frammenti
iporchemi
metrica pindarica
danza nella grecia antica
lirica corale
linguistica greca

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