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I diritti umani tra diritto interno e CEDU: la questione delle carceri e del ''fine pena mai''

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Anteprima della tesi: I diritti umani tra diritto interno e CEDU: la questione delle carceri e del ''fine pena mai'', Pagina 4
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 In Italia, i parametri di riferimento in merito alla tutela dei detenuti sono rinvenibili 
principalmente nella Costituzione italiana e nella Legge 26 luglio 1975, n. 354, recante 
“Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e 
limitative della libertà”. Quest'ultima ha cercato di dare attuazione alle norme 
costituzionali e alle indicazioni provenienti dalle Regole penitenziarie europee. 
Tuttavia, si rammenta che ancor prima della sentenza Torreggiani l’Italia aveva già 
intrapreso misure necessarie per ovviare all’ emergenza di sovraffollamento degli istituti 
penitenziari,  come i cosiddetti “Piani carcere” del 2010 e 2012. I Piani carcere e le 
riforme apportare al Codice penale saranno oggetto di analisi nella seconda parte di questo 
lavoro, evidenziando come nonostante l’apprezzabile sforzo, i provvedimenti attuati non 
sono bastati a risparmiare la condanna all’Italia da parte dei giudici di Strasburgo.  
Oggi la vera sfida, a cui è chiamato a rispondere il legislatore, è far sì che l’esecuzione 
della pena cammini di pari passo con un trattamento individuale programmato, che 
permetta ai detenuti di responsabilizzarsi e di intendere la condanna come un mezzo di 
evoluzione personale, il sistema penale retributivo è divenuto nel tempo insufficiente, 
pertanto l’attenzione deve essere posta ad un nuovo modello di giustizia, attraverso i 
metodi di riparazione, assume un’importanza fondamentale la rieducazione e la 
risocializzazione del detenuto ed è per questo che sono state varate le misure alternative 
alla detenzione. Tali misure, il cui uso è fortemente incentivato dagli organi europei ed 
internazionali che si occupano della materia del diritto penitenziario, non trovano 
purtroppo una vasta applicazione da parte dei giudici italiani, tuttavia, il vero 
cambiamento risiede nella qualità dell’esecuzione della pena e poco nella quantità, e che 
quindi la vera riforma deve mirare ad ottimizzare la reclusione a beneficio della 
prevenzione delle recidive e della sicurezza sociale. 
Nelle ultime pagine di questo elaborato, infine, ci si interroga e si prova a dare risposta 
sui trattamenti inumani e degradanti e sulle criticità costituzionali rappresentate dal 
regime esecutivo del c.d. ergastolo ostativo; in quest’ultimo l’art. 3 della CEDU trova 
difficoltà durante l’applicazione del regime di detenzione speciale di cui l’art. 41-bis ord. 
Penit., adottato dall’ordinamento italiano per contrastare la criminalità organizzata. In 
particolare, l’attenzione si è concentrata sui rapporti tra la pena dell’ergastolo e l’art. 4-
bis ord. penit. riguardante le preclusioni all’accesso ai benefici penitenziari e alla 
liberazione condizionale per alcuni tipi di reati, per lo più di matrice associativa, in 
assenza di collaborazione con la giustizia.
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Informazioni tesi

  Autore: Catia La Bella
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scuola di Amministrazione Aziendale
  Corso: Scienze dell'Amministrazione
  Relatore: Giampaolo Gerbasi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

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