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I mercati interni del lavoro: teorie classiche e nuove prospettive di analisi

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istituzionalista è stato a volte criticato per aver fatto sovente ricorso a sistemazioni “ad hoc”, 
che pur evidenziando aspetti contingenti e particolari del mercato, non sono riuscite a 
connettere in un quadro di riferimento generale la domanda, l’offerta ed il prezzo del lavoro 
(Cain 1976). In questo senso gli istituzionalisti hanno preferito descrivere, piuttosto che 
spiegare, i particolari aspetti del mercato, rischiando spesso di degenerare in un empirismo 
sterile, limitandosi ad una semplice descrizione di fenomeni, slegata da una solida intelaiatura 
teorica. Il sorgere di questo aspetto problematico è favorito anche dalla complessità che 
caratterizza l’analisi empirica per la varietà dei fattori su cui è fondata (economici, politici, 
sociali, istituzionali..). Questa molteplicità di elementi rende problematica la definizione di 
modelli statistici testabili universalmente, e determina un’attività analitica molto complessa. È 
comunque innegabile il fatto che, grazie al contributo dell’istituzionalismo economico e 
sociale, sia stato possibile comprendere tutta una serie di fenomeni non dominabili con altri 
approcci come, ad esempio, la disoccupazione involontaria, i comportamenti discriminatori, la 
formazione di segmenti non comunicanti dei mercati del lavoro, la rigidità verso il basso dei 
salari e la teoria della job competition di Thurow(1975), che si contrappone alla wage 
competition della teoria classica (Costa – Giannecchini, 1997). 
Gli studi dei teorici istituzionalisti sono inoltre caratterizzati dall’adozione di particolari 
metodi di ricerca differenti da quelli all’epoca convenzionali: interviste, studi dei casi, metodi 
qualitativi di ricerca. Queste procedure spesso hanno richiesto un’osservazione dei fenomeni 
indagati attiva e personale, di solito supportata da interviste aperte e non-strutturate con gli 
attori economici. L’introduzione di questi metodi qualitativi, anche se ha destato non poche 
perplessità, non è stata mai considerata come un indebolimento del rigore scientifico che ha 
da sempre contraddistinto il metodo neoclassico. È stata, al contrario, valutata quale una 
metodologia solida e sana, poiché le ipotesi che produceva, anche se non rispondevano a 
precisi schemi di analisi economica, potevano essere convalidate da un’analisi comparata e 
trasversale grazie all’insieme dei dati raccolti nelle diverse indagini empiriche compiute sul 
campo. 
3.2 TEORIA DEI MERCATI DEL LAVORO SEGMENTATI 
Il primo studio riconducibile ad una concezione istituzionalista del mercato del lavoro è 
rappresentato dal contributo di Kerr sulla cosiddetta “balcanizzazione dei mercati del lavoro” 
(Kerr, 1954), in cui viene messa in luce l’esistenza di gruppi di lavoratori con differenti 
caratteristiche e, di conseguenza, di opportunità lavorative. Da questa intuizione si svilupperà 
8 

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Ferri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Annalisa Tonarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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Parole chiave

apprendimento
carriere orizzontali
gestione risorse umane
innovazione
intervento pubblico
mercati del lavoro segmentati
mercati interni del lavoro
mercato del lavoro primario
mercato del lavoro secondario
post-fordismo
secondo spartiacque industriale
teoria istituzionalista
teoria neoclassica
trasferibilità competenze
tutela nella flessibilità

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