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IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale

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Anteprima della tesi: IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale, Pagina 11
mobili. In una delle loro opere più famose, un uccello appariva su un ramo e cantava con i
suoi prodotti da aria soffiata attraverso un vaso pieno d’acqua; ma quando un gufo meccanico
appariva su una roccia vicina, l’uccello fuggiva via in preda a un evidente terrore”.
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Opere analoghe, più complesse dal punto di vista tecnico, ma sicuramente simili sotto il profilo
dell’esposizione e della funzione, sarebbero state prodotte nel XVIII secolo, soprattutto in Francia.
Il nome più famoso di quest’epoca è probabilmente quello di Jacques de Vaucanson, reso celebre
particolarmente da due delle sue invenzioni meccaniche: la prima è la cosiddetta “anatra di
Vaucanson”, in grado persino di assorbire modeste quantità di cibo e di espellerle sotto forma di
rifiuti come avrebbe fatto un qualsiasi animale reale. Un testimone contemporaneo, riporta
Heppenheimer, descrive così l’ingresso dell’anatra di fronte al pubblico raccolto a corte: 
«Dopo ciascuna delle prestazioni dell’anatra c’era un intervallo di un quarto d’ora per
sostituire il cibo. Un cantante annunciava l’anatra. Appena il pubblico la vedeva arrancare per
salire sulla scena, tutti gridavano: Qua, qua, qua! Il divertimento raggiungeva il culmine
quando l’anatra beveva tre bicchieri di vino”.
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Oltre che per la sua anatra, Vaucanson fu noto anche per la creazione di due musicisti, un flautista e
un suonatore di tamburo, di cui però soprattutto il primo è rimasto celebre, a causa della maestria
con cui questo suonatore meccanico riusciva a riprodurre la melodia che Vaucanson stesso gli aveva
insegnato. Sempre la stessa, certo, ma suonata alla perfezione, come un musicista reale avrebbe
fatto. Secondo alcuni dei contemporanei, il flautista di Vaucanson superava, in maestria, gran parte
dei flautisti conosciuti all’epoca. 
Non mancarono certo anche vari falsari. Wolfgang von Kempelen fu noto per aver condotto alla
corte di Vienna, presso Maria Teresa d’Austria, un automa, di sua costruzione, incredibilmente abile
nel giocare a scacchi, grazie al quale impressionava tutti i presenti battendo chiunque di volta in
volta gli si ponesse come avversario. La macchina era di costruzione esemplare: dal torace ampio
(molto ampio, si vedrà presto il perché), vestita in abito da turco, era persino in grado di scuotere il
capo quando l’avversario faceva una mossa sbagliata, oppure di annuire quando si avvicina la
possibilità di fare scacco matto. Il trucco era proprio nel petto ampio: per quanto possa sembrare
assurdo, infatti, all’interno della macchina si nascondeva un vero giocatore, un abile maestro di
scacchi proveniente dalla Polonia, il quale restava nascosto ora dietro un’anta, ora dietro l’altra anta
della cassa toracica, sfuggendo così agli sguardi degli astanti che venivano invitati a controllare che
21 Ivi, p. 33.
22 Ivi, p. 34
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Informazioni tesi

  Autore: Valfredo De Matteis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Davide Poggi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

FAQ

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