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IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale

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Anteprima della tesi: IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale, Pagina 12
all’interno della macchina non ci fosse nessuno. Così, il povero avversario, credendo di disputare
una partita a scacchi contro una macchina, si trovava destinato a perdere contro un abile maestro
polacco, invisibile agli occhi del pubblico e quello della regina. 
L’episodio di von Kempelen che è stato citato non intende semplicemente aggiungere un aneddoto
divertente a una raccolta di dati storiografici. In verità, questo episodio, oltre che essere
affascinante, si rivelerà essere molto importante perché anticipa la storia della robotica in almeno
due punti. 
La prima di queste anticipazioni è nientedimeno che una delle critiche classiche che vengono
condotte nei riguardi dell’intelligenza artificiale, recentemente esemplificata da Searle con il suo
famoso “argomento della stanza cinese”:
23
 la macchina imita e non esegue veramente lo stesso
comportamento che eseguirebbe un essere umano. Qui non si vuole attribuire né a Von Kempelen,
né al suo pubblico, idee, problemi e critiche che a uomini di tre secoli fa’ non sarebbero potuti
venire in mente; tuttavia, il fatto che nel XVIII secolo si sia iniziato a pensare non soltanto a
produrre macchine efficienti, ma macchine che, oltre a funzionare, rappresentassero effettivamente
qualcosa di umano, qualcosa dell’uomo, significa che il tempo in questo secolo era già maturo
perché si gettassero i primi semi della storia futura, della robotica per come noi contemporanei
siamo abituati a conoscerla. Lo si è già detto, la fase meravigliosa della robotica contiene in nuce
tutto ciò che, sparpagliato, lo si sarebbe ritrovato tempo dopo nelle varie scoperte “scientifiche” in
relazione all’intelligenza artificiale.
La seconda anticipazione è quella dell’interesse per il gioco degli scacchi. Fin dall’inizio della sua
storia (il primo tentativo è del 1912) la robotica ha prodotto tentativi di elaborare macchine capaci
di impegnarsi nel gioco degli scacchi: questo, infatti, ha la caratteristica di essere insieme molto
semplice e molto complesso, offrendo a dispetto di un set ridotto di pezzi e mosse elementari una
quantità enorme di mosse possibili. Questa commistione di semplicità e complessità ha da sempre
reso gli scacchi uno dei campi preferiti per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Questo stesso
impegno nel gioco degli scacchi porterà la robotica a risultati incredibili: nel 1997 Deep Blue,
l’ultima creazione della IBM, sarà in grado di battere in una partita di alcuni giorni l’allora
campione del mondo di scacchi, Garri Kasparov. Sempre dal testo di Heppenheimer:
«Questi automi esistono ancor oggi e sono in grado di funzionare. Quelli di Jaquet-Droz sono
conservati al Musée d’Art et d’Histoire di Nauchâtel, in Svizzera. […] In queste invenzioni
possiamo individuare molti caratteri degli attuali robot industriali programmabili. In
particolare, questi automi eseguivano in modo accurato e ripetitivo una sequenza di
23 L’argomento si chiama della “stanza cinese” poiché il protagonista, intento a fornire risposte a persone poste
all’esterno, è chiuso in una stanza e fornito di materiale per comporre risposte in cinese.
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Informazioni tesi

  Autore: Valfredo De Matteis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Davide Poggi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

FAQ

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