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Indagini Archeologiche Strumentali nelle Acque di Marettimo

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Anteprima della tesi: Indagini Archeologiche Strumentali nelle Acque di Marettimo, Pagina 9
1.2. La teoria Butleriana e l’Odissea del Baglio 
Fra i tanti luoghi del Mediterraneo che beneficiarono del soggiorno di Ulisse, la
piccola isola di Marettimo è
geografia omerica, infatti, 
quella che ha avuto meno fortuna. Nella discussa 
è soltanto la povera e brulla “Isola delle Capre”, ma tra 
i tanti studiosi ci fu anche chi le riservò miglior sorte. 
Philippe Champault, nel suo volume Phénicien et Grecs en Italie d’après l’Odyssée,
edito nel 1906, si distaccò nettamente dal quello che era il pensiero del suo 
maestro Victor Bérard circa il voler vedere l’isola di Eolo in Stromboli,
avvicinandosi all’indicazione di Tolomeo – che nella sua Geographia posiziona 
l’isola Aiolie un po’ a NordbOvest della Sicilia, tra Favignana e Ustica – 
riconoscendo in modo fermo e deciso l’isola di Eolo nell’isola di Marettimo.
23
Molti restano, però, gli interrogativi da sciogliere, ma non sono da sottovalutare
le risposte fornite da Gaetano Baglio. Quest’ultimo nella sua opera cita, secondo
una prima ma attenta disamina, quelli che potrebbero corrispondere ai luoghi in
cui ebbero luogo gli avvenimenti narrati nell’Odissea sull’isola di Eolo,
individuando: 
1. <<a NordZEst dell’isola, tra lo Scalo Maestro e Cala Manione, il sito in cui le 
dodici navi pentacontore di Ulisse poterono sostare tranquillamente per un 
mese e rifornirsi d’acqua>>, probabilmente dal remo fossile della grotta della
Pipa, del quale parleremo in seguito, o dalla non molto distante fonte del 
Gelso (fig. 1.3); si tratta dell’unico punto dell’isola che consente una facile e 
veloce messa in sicurezza delle navi sia al ridosso del Maestrale che dell
Scirocco, con due insenature semicircolari, opposte e tangenti, che si
o 
prestano perfettamente come porti naturali (si rinvia al paragrafo 3.4.); 
2. <<la casa e la città di Eolo nell’ampio ripiano attiguo e vicino a una delle fonti 
d’acqua più ricche dell’isola, la Pelosa, a circa 50 metri s.l.m.>> 
24
, oppure 
nell’altopiano a 500 metri indicato da Butler dove, alle spalle di una rupe 
rocciosa conosciuta come craparizza (fig. 1.4), scrisse di aver visto <<una 
23 
CHAMPAULT 1906, pp. 327b354. 
24 
BAGLIO 1958, pp. 36b38. 
10

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Informazioni tesi

  Autore: Antonino Venza
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali
  Relatore: Sebastiano Tusa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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