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L'Azione Revocatoria Fallimentare dopo la Riforma

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Anteprima della tesi: L'Azione Revocatoria Fallimentare dopo la Riforma, Pagina 10
Cap. I – L’azione revocatoria fallimentare 
 
10 
 
Il Regio Decreto aveva continuato, pressoché immutato, a regolare la 
materia delle procedure concorsuali per oltre sessant’anni. Un periodo di tempo 
assolutamente eccessivo per una disciplina fortemente legata al sistema 
economico d’impresa, che negli stessi anni  aveva subito modifiche tali da non 
poter essere certamente più adeguatamente trattato alla stregua di quello 
conosciuto nel 1942
3
. 
La legge fallimentare trovava il proprio humus nella logica 
economico-giuridica propria dello Stato autoritario, ed era fondata su una 
visione patrimonialistica di favor creditoris
4
 considerato quale interesse 
pubblicistico supremo. L’intero procedimento fallimentare disciplinato dal 
Regio Decreto, tendeva alla tutela dei creditori considerati collettivamente, (la 
massa dei creditori), secondo il principio cardine della par condicio. Da 
questo presupposto discendeva una finalità essenzialmente liquidatoria della 
procedura, tendente allo smembramento dell’azienda fallita per garantire la 
maggior soddisfazione possibile al ceto creditorio. Tale impostazione aveva 
reso necessario prevedere un intervento penetrante
 
del tribunale e del giudice 
delegato in ogni attività procedimentale: al giudice erano attribuiti compiti e 
poteri di carattere strettamente gestorio, oltreché giurisdizionali. 
Altro aspetto peculiare era la correlazione a livello concettuale, e conse-
guentemente normativo, tra insolvenza e colpevolezza dell’imprenditore. II 
fallimento veniva perciò visto come una sanzione nei confronti dell’imprenditore 
incapace che, in conseguenza dei suoi errati comportamenti, doveva essere 
spossessato del patrimonio ed assoggettato a limitazioni di tipo personale
5
. 
                                              
3
 FONDAZIONE LUCA PACIOLI, Il fallimento: i presupposti ed il procedimento, documento n. 15, 
Roma 2006, pp. 2-5. 
4
 Sul punto era stata esplicita la relazione di accompagnamento al R.D. 267/1942: 
«Nelle sue linee generali la presente legge reagisce decisamente alla concezione troppo 
liberalistica del codice del 1882, e sviluppa su un piano organico i principi affermati dalla legge 
Rocco del 1930, nel senso di una più energica tutela degli interessi generali sugli interessi 
individuali dei creditori e del debitore. Si suole a questo proposito parlare di una nuova con-
cezione pubblicistica del fallimento, contrapposto a una tradizionale concezione privatistica. Non é 
pertanto importante né in materia di fallimento - né più in generale in materia di processo civile - la 
definizione astratta dei sistemi. Ciò che importa é che la nuova legge assume la tutela dei creditori 
come un altissimo interesse pubblico e pone in essere tutti i mezzi perché la realizzazione di questa 
tutela non venga intralciata da alcun interesse particolaristico, sia del debitore sia dei singoli 
creditori». 
5
 In merito la relazione di accompagnamento al R.D. 267/1942:

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Informazioni tesi

  Autore: Luigino Narduzzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'Economia
  Relatore: Andrea Morsillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 154

FAQ

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Parole chiave

art.67 rd 267/1942
riforma legge fallimentare
composizione negoziale crisi d'impresa
commissione trevisanato
azzeramento azioni revocatorie
dimidiazione periodo sospetto
scientia decoctionis par condicio creditorum
teoria indennitaria, lobby bancaria
riduzione consistente e durevole
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