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L'ultimo degli esistenzialisti - Ingmar Bergman e le filosofie del dubbio

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Anteprima della tesi: L'ultimo degli esistenzialisti - Ingmar Bergman e le filosofie del dubbio, Pagina 6
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1 Interdisciplinarietà della Filosofia 
 
1.1 La filosofia e le sue forme 
 
Definire e circoscrivere la natura, così come il metodo e i limiti della filosofia, prendendo in esame 
le sue metamorfosi, nonché il rispettivo decorso storico e fenomenologico, risulta assai 
problematico. Certamente questa operazione presenta il rischio di assumere postulati dipendenti dal 
contesto di riferimento, o da altri fattori contingenti e non ulteriormente giustificabili, che possano 
fungere da base per definire in maniera inderogabile questo ambito così plastico e cangiante del 
sapere umano. Se ci si dovesse arrischiare in una tale impresa non si potrebbe fare altro che 
incorrere inevitabilmente in questa aporia e ci si dovrebbe limitare a prendere atto 
dell’impossibilità di restituire una caratterizzazione quantomeno esauriente di questo concetto.  
Tuttavia ritengo di fondamentale importanza precisare un punto essenziale che possa far luce su 
questo problema. Φιλοσοφία, la cui traduzione etimologica restituisce impropriamente la blanda 
espressione «amore per la sapienza», una phileîn declinata in senso Platonico come ἔρως
4
 per la 
conoscenza, non è da intendersi esclusivamente come un sistema di saperi autonomo contrapposto 
ad altre forme dello scibile umano. La sua prerogativa originaria consistette nell’accogliere al 
proprio interno una moltitudine di discipline dissomiglianti le quali, nel corso dell’evoluzione di 
quella che si potrebbe definire «complessità epistemologica», hanno progressivamente assunto un 
proprio statuto indipendente, sebbene diacronico e dimentico delle sue origini.  
Kant stesso nella Critica della ragion pura ha affermato quanto sia stato essenziale per il progresso 
del sapere isolare conoscenze, che secondo la loro specie e la loro origine sono diverse dalle altre, e 
diligentemente impedire che si mescolino con le altre con cui nell’uso sono ordinariamente 
congiunte. Nondimeno, malgrado Il rischio di questa scissione possa comportare un’apparente 
incomunicabilità tra i vari ambiti disciplinari in cui si articola la ragione, il filosofo ha l’obiettivo di 
mantenere una visione di insieme che possa sussumere il particolare all’universale o al necessario, 
ciò che per Kant è il telos della Metafisica
5
. Se si dovesse assumere il punto di vista di uno dei 
massimi filosofi contemporanei sul tema di cui stiamo discutendo quale Emanuele Severino, si 
noterebbe come egli sostenga che gli albori di quella che, a posteriori a partire dai Pitagorici, verrà 
                                                 
4
 Eros. Sentimento armonizzatore che muove e attira reciprocamente le cose l’una verso l’altra, in un rapporto di 
unione e di pari coinvolgimento sentimentale e intellettuale.  
5
 I. Kant, Critica della ragion pura [Kritik der reinen vernunft, 1787] , tr. it. di Giovanni Gentile, Editori Laterza, 
Bari, 2005, Prima edizione  «Classici della filosofia moderna» 1909/1910, p. 515. «Quello che fanno il chimico 
con l’analisi delle materie e il matematico con la sua teoria delle grandezze pure, spetta ancor più al filosofo, 
affinché possa determinare sicuramente la parte che uno speciale modo di conoscenza ha nell’uso generico 
dell’intelletto, nonché il suo valore ed influsso».

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Informazioni tesi

  Autore: Roberto Antoniello
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Enrico  Giannetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

FAQ

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