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La degenerazione del regime detentivo speciale in vendetta di Stato

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Anteprima della tesi: La degenerazione del regime detentivo speciale in vendetta di Stato, Pagina 5
9 
 
fu istituito l’Ufficio per il coordinamento dei servizi di sicurezza degli istituti 
penitenziari, comandato dal Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. 
In tal modo venne conferito al Generale il potere di individuare, di concerto con 
l’Amministrazione penitenziaria, gli istituti di pena ritenuti maggiormente sicuri 
per i detenuti più pericolosi. Lo stesso anno, con un successivo decreto 
interministeriale del 21 luglio, vennero quindi istituite per la prima volta le 
“carceri speciali”
6
. Divenne allora possibile applicare efficacemente l’art. 90 ord. 
penit.
7
, in penitenziari dove era stata trasferita la maggior parte dei detenuti 
pericolosi. Le restrizioni previste avevano lo scopo di evitare contatti fra detenuti 
sovversivi ed altri loro adepti esterni al carcere, nonché di inibire le 
comunicazioni anche al suo interno: limitazione alla partecipazione alle attività 
comuni e al passeggio all’aperto, divieti su alcuni generi da introdurre in carcere, 
limitazioni nel numero e nello svolgimento dei colloqui, controlli sulla 
corrispondenza, ecc. Vengono qui dunque anticipate quelle esigenze di 
prevenzione che costituiscono il presupposto del vigente regime speciale di 
detenzione
8
.  
Tale disciplina derogatoria però finì subito col mostrare le sue falle dal 
punto di vista delle garanzie di differenziazione del trattamento, venendo infatti 
applicata, per carenza di strutture idonee a contenere tutti i detenuti pericolosi, 
anche in case di reclusione contenenti ristretti non rientranti nel regime speciale, i 
                                                 
6
 Cfr. S. ARDITA, Il regime detentivo speciale 41-bis, Giuffrè, Milano, 2007 e A. MORRONE, Il 
penitenziario di massima sicurezza nella lotta alla criminalità organizzata, in Diritto penale e 
processo, 2004, n. 6, pp. 749-750. 
7
 Cfr. L. CESARIS, Commento all’art. 90, in F. Della Casa, G. Giostra (a cura di), Ordinamento 
penitenziario commentato, V ed., Cedam, Assago, 2015, pp. 1074-1075, che a proposito del 
circuito parallelo delle carceri speciali, parla di un suo sviluppo, ed utilizzo, indipendente dalle 
applicazioni dell’art. 90 ord. penit., prospettando il problema di una errata identificazione del 
circuito di massima sicurezza con l’attuazione della suddetta norma penitenziaria.        
8
 Cfr. S. ARDITA, Il regime detentivo speciale 41-bis, Giuffrè, Milano, 2007 e L. CESARIS, 
Commento all’art. 90, in F. Della Casa, G. Giostra (a cura di), Ordinamento penitenziario 
commentato, V ed., Cedam, Assago, 2015, pp. 1074-1075.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulio Elia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Davide Bertaccini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

FAQ

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Parole chiave

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diritto alla salute
41 bis
dipartimento dell'amministrazione penitenziaria
regime detentivo speciale
bernardo provenzano
corte europea dei diritti dell'uomo
carcere duro
ordinamento penitenziario

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