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La regolamentazione degli Stati Uniti d'America dei prodotti alimentari geneticamente modificati. Aspetti giuridici, economici ed etici.

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Anteprima della tesi: La regolamentazione degli Stati Uniti d'America dei prodotti alimentari geneticamente modificati. Aspetti giuridici, economici ed etici., Pagina 11
operazioni colturali, derivante dall’adozione dei semi OGM, dovrebbe comportare 
una diminuzione dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli, così come sostengono i 
promotori dei prodotti GM. Questo, però, non porterebbe a un beneficio durevole 
per il settore agricolo “poiché si avrebbe un peggioramento delle ragioni di scambio 
tra prodotti agricoli (i cui prezzi tenderebbero alla diminuzione) e quelli di altra 
origine (i cui prezzi tenderebbero all’aumento in relazione all’aumento della 
domanda), con conseguente diminuzione del reddito reale dell’agricoltore”
25
. In 
particolare, “gli organismi geneticamente modificati andranno a premiare le 
agricolture estensive dei paesi maggiormente dotati di terreni coltivabili, nei quali 
meno pressanti sono i problemi ambientali e nei quali è possibile reperire a bassi 
costi i fattori della produzione necessari a portare a termine la coltivazione”
26
. 
Quindi, è difficile poter affermare che l’utilizzo di semi biotech possa generare 
vantaggi durevoli per quei paesi dove l’agricoltura è svolta in modo estensivo, per 
esempio l’Italia, in quanto in tali paesi, gli elevati costi di produzione non 
consentirebbero loro di essere competitivi, generando così un fenomeno opposto: 
l’aumento dell’esodo rurale. 
Mentre, per tutti questi fattori, sono molti quelli che si oppongono 
all’applicazione degli OGM, tanti altri invece sono favorevoli. Tra questi ultimi, 
primi fra tutti, ci sono gli Stati Uniti d’America. 
Nonostante le innumerevoli critiche e manifestazioni di protesta, gli USA dal 
1994, anno in cui è stato approvato dalla FDA il primo prodotto GM, il pomodoro 
FLAVR SAVR
TM27
, creano, commercializzano e “mangiano”, seppure spesso 
inconsapevolmente, organismi geneticamente modificati.  
In particolare, dal 1996 al 2005, i coltivatori americani hanno incrementato le 
piantagioni di semi biotech da 5 milioni a 123 milioni di acri, coltivando ben 6 
diverse colture biotech: soia, mais, cotone, colza, zucca, papaia. A questi si 
                                                 
25
 Così come sostiene Carlo Malagoli, “Moderne biotecnologie e agricoltura: quale 
futuro?” Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Economia e Ingegneria 
Agrarie, p.8. 
26
 Ibidem, p.7. 
27
 Il primo cibo derivato da una pianta modificata con la tecnica del DNA ricombinante 
dall’azienda biotech statunitense, Calgene Inc., per rallentarne il processo di 
decomposizione. 
Sitografia automatica

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Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Stancato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Franco Percivale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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