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Pitture murali dell'Oratorio di Pozzoveggiani

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Anteprima della tesi: Pitture murali dell'Oratorio di Pozzoveggiani, Pagina 6
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1. Il periodo delle origini: il I secolo d. C. 
Numerosi rinvenimenti testimoniano che nel I secolo dopo Cristo l’area sulla quale si trova la 
chiesa di San Michele era luogo di un vicus paganus seu rusticus, meglio interpretabile come un 
insieme di case di campagna, lontane dalla città, non protette da mura. Nel villaggio vi era il 
praedium opsidianum in riferimento a Publio Opsidio Rufo, quatuorvir, tribunus militum della IV 
legione della Scizia e praefectus fabrum, e un tempio dedicato alla dea Fortuna. Il Furlanetto è 
propenso a far derivare il nome Pozzoveggiani dal praedium opsidianum, osservando che non vi è 
menzione della gente Opsidia nelle lapidi di quelle zone e nemmeno in quelle delle vicine città, e 
che quindi Publio Opsidio Rufo fosse uno straniero, prefetto dei fabbri e poi tribuno nella quarta 
legione scitica stabilitosi al termine del suo incarico in quella parte del Veneto. I rinvenimenti di 
fondamenta romane, embrici, tegole fittili, grosse pietre che i contadini trovavano spesso arando nei 
campi vicini alla chiesa, l’iscrizione a Opsidio Rufo e la lapide alla dea Fortuna (CIL V, 2791)8 di 
cui si è detto in precedenza, sono tutti tasselli per ricostruire la situazione dell’antico villaggio 
Pobliciano documentato dal 918 al 1123.9 A partire da questa data Pobliciano è sostituito nei 
documenti dalla nuova dicitura Puteus Vitaliani e certamente era già esistente la cappella di San 
Michele. 
 
 
2. La primitiva cappella dedicata a San Michele Arcangelo 
Per quanto riguarda il titolo dedicato all’arcangelo Michele G. P. Bognetti10 propone un’ipotesi 
secondo la quale San Michele, divenuto ormai il “santo nazionale” al tempo dei longobardi 
(specificamente a Padova dal 602 al 774), “in grazia dell’incipiente leggenda dell’Arcangelo, come 
pesatore delle anime nel giudizio dopo la morte” ebbe spesso “una sua cappella, nel bel mezzo dei 
cimiteri, ancora inquinati dalle superstizioni pagane dei longobardi”. Queste parole illustrano ciò 
che avvenne nel cimitero-necropoli di Pozzoveggiani vicino al flumexellum, e anche in città presso 
la Torlonga o Specola. Esaminando il terreno circostante la chiesa si sono rinvenute piccole tessere 
di un mosaico, che comprovano l’esistenza di un antico manufatto con muro a sud di grossezza 
maggiore di quello attuale, per tutta la parte relativa al lato del quadratum che formava la primitiva 
cappella di epoca longobarda.11 Lo stesso titolo di San Michele può risultare un’indicazione utile: 
deve quasi certamente risalire ad età longobarda e spesso i Longobardi, quando costruivano edifici 
                                                        
8
 M. P. BILLANOVICH, op. cit., pp. 51-65. 
9
 Per le lapidi, cfr. nota 3 p. 9. 
10
 G. P. BOGNETTI, I “Loca Sanctorum e la Storia della Chiesa nel Regno dei Longobardi”, in Riv. della Storia della 
Chiesa in Italia, VI (1952), pp. 165-204. 

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Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Alunni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Andrea G. De Marchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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