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Quando le vittime sono i bambini. Analisi approfondita dell’infanticidio in relazione a condizioni psicopatologiche

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Anteprima della tesi: Quando le vittime sono i bambini. Analisi approfondita dell’infanticidio in relazione a condizioni psicopatologiche, Pagina 5
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il suo bambino, nutrendolo e accudendolo. Dopo il parto la madre inizia a costruire una 
relazione intima con il proprio figlio e inizia a chiedersi se amerà questo bambino, se lui 
ricambierà il suo amore e se sarà in grado di proteggerlo dai pericoli del mondo. In questa 
fase iniziano i dubbi, le ansie, le paure, le difficoltà, la stanchezza, le fatiche, tutto ciò che 
l’aver generato una nuova vita comporta. “I compiti fondamentali della maternità emergono 
e la donna si trova a dover fare i conti con le proprie capacità e la propria definizione di ciò 
che significa essere una buona mamma”
47
. Dopo la nascita la madre inizia anche a scandire 
il tempo in modo diverso. Alcuni autori affermano che si va a creare una sorta di calendario 
speciale per le mamme, dove tutti i vari avvenimenti vengono collocati su una linea 
temporale creata su misura dal momento della nascita nel figlio o da un altro evento 
importante legato al bambino. “Si tratta di una nuova linea del tempo che segna l’inizio di 
una nuova era. Il tempo inizierà così a essere misurato in due modalità: la prima temporalità 
condivisa con il resto del mondo si arricchirà di una seconda temporalità intima e 
condivisibile solo con poche altre persone della famiglia che si organizza attorno alle tappe 
fondamentali della storia del proprio bambino”
48
. Per esempio, quando dice la sua prima 
parola, il primo giorno di scuola, o quando per la prima volta prende l’autobus da solo. 
La terza fase è indispensabile per la formazione di un’identità materna e viene definita 
dall’autore fase degli adattamenti necessari. 
La neomamma, durante le fasi precedenti ha riadattato la sua vita in funzione del figlio. 
Il nuovo nato è diventato il centro dell’universo per la donna, che ha escluso tutto il resto, 
come se lei e il suo piccolo fossero all’interno di una bolla e il resto del mondo fuori. Questa 
terza e ultima fase serve alla madre per tornare a fare parte del mondo esterno. Questo non 
significa che il bambino da questo momento in poi verrà lasciato solo a sé stesso, ma che la 
madre deve tornare alla sua vita di prima insieme al proprio figlio, recuperando quello che 
aveva lasciato fuori dalla bolla. Avere un figlio non significa cambiare radicalmente la 
propria vita, significa riorganizzarla in funzione di un altro essere vivente che è piccolo e 
indifeso, bisognoso di cure e di affetto per crescere e potere affrontare il mondo. 
                                                           
47
 Ibidem. 
48
 Ivi, p. 16.
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Informazioni tesi

  Autore: Kirby Marcolongo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: IUSVE - Istituto Universitario Salesiano Venezia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marco Monzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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Parole chiave

infanticidio
figlicidio
depressione post - partum
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