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Quando le vittime sono i bambini. Analisi approfondita dell’infanticidio in relazione a condizioni psicopatologiche

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Anteprima della tesi: Quando le vittime sono i bambini. Analisi approfondita dell’infanticidio in relazione a condizioni psicopatologiche, Pagina 7
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Alcune madri uccidono il loro figlio coscientemente, in piena lucidità mentale, e il motivo 
più comune è perché non lo desiderano. Si tratta di madri che non vogliono la gravidanza e 
nei casi in cui la portano a termine, il figlio non voluto ricorda momenti tristi e dolorosi della 
loro vita. Si sentono come se i figli avessero rovinato completamente e inesorabilmente la 
loro esistenza.  
Altra tipologia mostra donne che non desiderano la gravidanza al punto di arrivare a 
negarla e questo porta al mancato riconoscimento dei sintomi legati ad essa. “In genere, si 
tratta di madri molto giovani di età, che non hanno una situazione sociale chiara e definita 
con il compagno, che è in genere una persona più adulta che dopo averle messe incinte le 
abbandona”
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. Negano in modo isterico la gravidanza, non dicono a nessuno di aspettare un 
figlio, né alla famiglia né agli amici e si comportano come se non fosse mai successo. Di 
conseguenza saltano tutti i controlli medici obbligatori e non prendono le vitamine apposite 
per il sostentamento in gravidanza. Possono arrivare a partorire nei bagni, in preda a forti 
dolori addominali che non sanno spiegarsi.  In questi casi, rari per fortuna, al bambino 
mancheranno aspetti di tipo alimentare, come le vitamine che normalmente vengono assunte 
durante la gravidanza tra cui il ferro e il calcio per il sostentamento e per le ossa, e aspetti di 
tipo relazionale, che riguardano il legame che generalmente si crea lungo tutto questo 
periodo di formazione. 
Alcune di loro successivamente al parto gettono il bimbo nelle discariche come se fosse 
un prodotto fecale, privo di vita. Altre invece lo abbandonano in luoghi pubblici con la 
speranza che venga trovato da qualcuno che possa prendersene cura. 
Esiste una tipologia di madri chiamata battering mothers che abusano dei loro figli in 
modo regolare e prolungato nel tempo. Ad esempio, mettono in atto abusi di tipo fisico, 
picchiandoli o trascurandoli, non prendendosi minimamente cura di loro. Il comportamento 
che queste madri mettono in atto scaturisce da una stimolazione del figlio, per esempio inizia 
a piangere perché ha fame, urla o semplicemente cerca di richiamare l’attenzione del 
genitore. Nella donna si innesca un improvviso, impulsivo e rapido agito aggressivo che la 
porta a percuotere il piccolo, scuotendolo forte, soffocandolo, usando un oggetto 
                                                           
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 Gian Carlo NIVOLI, Medea tra noi. Le madri che uccidono il proprio figlio, Roma, Carocci Editore, 2002, 
p. 46.
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Informazioni tesi

  Autore: Kirby Marcolongo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: IUSVE - Istituto Universitario Salesiano Venezia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marco Monzani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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Parole chiave

infanticidio
figlicidio
depressione post - partum
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