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Responsabilità da reato degli enti: quale natura e quali implicazioni?

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sovranazionali
6
, prime di tutte la Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 (c.d. 
Convenzione Pif) e la Convenzione OCSE del 17 settembre 1997 sulla lotta alla 
corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali
7
 
che il nostro ordinamento ha inteso recepire con la legge delega. 
Si è compiuta così l’erosione del principio
8
 societas delinquere non potest, che il 
d.lgs. 231/01 ha superato evidenziandolo in tutta la sua inadeguatezza, lasciando però 
ben altre gravi problematiche aperte.  
In realtà, la validità del principio in questione era già oggetto di fervida discussione 
da decenni; anzi, come è stato detto, le sue origini si disperdono nel «passato remoto 
dell’esperienza giuridica»
9
, a partire dagli autorevoli studi di Franco Bricola che 
evidenziò l’insostenibilità (ed i costi) del principio societas delinquere non potest nel 
panorama societario italiano
10
. 
                                                
6
 Per un’analisi del percorso europeo ed italiano, si veda S. DI PINTO, La responsabilità 
amministrativa da reato degli enti. Profili penali sostanziali e ricadute sul piano civilistico, 
Giappichelli, 2003, p. 6 ss.  
7
 Fra l’altro la Convenzione OCSE, all’articolo 2 rubricato “Responsabilità delle persone 
giuridiche”, si limitava a stabilire che «Ciascuna Parte deve adottare le misure necessarie, 
secondo i propri principi giuridici, per stabilire la responsabilità delle persone giuridiche in 
caso di corruzione di un pubblico ufficiale straniero». Il d.lgs. 231/01 è stato altresì adottato 
in conformità ad altre fonti di derivazione europea: per una loro disanima più puntuale e per 
l’impatto avuto dalle fonti sovranazionali sull’introduzione di nuovi reati-presupposto, si veda 
A. BERNASCONI, Le fonti, in A. PRESUTTI-A. BERNASCONI, Manuale della 
Responsabilità degli enti, Giuffrè, 2013, p. 17 ss. La legge delega 300/2000 sarebbe peraltro 
una «scelta europeista coatta», secondo G. PAOLOZZI, Vademecum, cit., p. 18 ss., mentre 
del tutto autonoma è stata la scelta del legislatore italiano di attribuire un nomen, una precisa 
qualificazione giuridica, alla natura della responsabilità in questione: cfr. G. PAOLOZZI, 
Vademecum, p. 20 ss. ed anche R. ZANNOTTI, Il nuovo diritto penale dell'economia: reati 
societari e reati in materia di mercato finanziario, Giuffrè, 2015, p. 57. Si confronti però sul 
tema la Relazione ministeriale al D.lgs. n. 231/2001, § 1, la quale sottolinea che le «istanze 
che premono per l'introduzione di forme di responsabilità degli enti collettivi appaiono infatti 
ancora più consistenti di quelle legate ad una pur condivisibile esigenza di omogeneità e di 
razionalizzazione delle risposte sanzionatorie tra Stati», lasciando intendere che l’adozione 
della disciplina de quo non sia frutto solo della spinta europea.  
8
 Lo chiama «dogma», quasi a sottolinearne quella che ne era la supposta intangibilità, C. DE 
MAGLIE, L’etica, cit., p. 303.  
9
 Così G. DE SIMONE, Persone giuridiche e responsabilità da reato. Profili storici, 
dogmatici e comparatistici, Edizioni ETS, 2012, p. 19, che nel testo effettua una dettagliata 
analisi storica e comparata del tema della responsabilità̀ penale delle persone giuridiche. Sulla 
natura “non relativa od ontologica” del principio societas delinquere non potest si veda anche 
T. GUERINI, Diritto penale ed enti collettivi, cit., p. 20 ss.  
10
 F. BRICOLA, Il costo del principio «societas delinquere non potest» nell’attuale 
dimensione del fenomeno societario, in Riv. it. dir. proc. pen., 1970, p. 951 ss. In un contesto

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Informazioni tesi

  Autore: Mariagrazia Roversi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Hervé Belluta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

FAQ

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Parole chiave

responsabilità degli enti
diritto processuale penale
231/01
procedura penale
compliance
decreto 231
responsabilità dell'impresa
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