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Un nuovo approccio per il disturbo autistico: l'intersoggettività tra neuroscienze e psicoanalisi

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dedicato allo studio del testo l’interpretazione dei sogni di Freud per cercare di 
estenderne tali intuizioni alla comprensione della psicosi. Vi era però una differenza 
sostanziale, in quanto Breuer era poco interessato al concetto di “libido” ma riteneva 
sensato lo schema di fondo, in particolare il ruolo dell’affettività nel processo 
ideativo-associativo. Secondo quest’ultimo: ogni alterazione della regolazione 
affettiva provoca, a un livello successivo, la regressione del corpo e della psiche ad 
uno stato di veglia tipico del sogno. Per tanto riprende il termine “autoerotismo” 
proposto da Havelock Ellis, tralasciando nella sua descrizione qualsivoglia 
riferimento “all’eros”, per porre l’accento su quella dimensione comportamentale 
primaria della psicosi, connotata dal ritiro dell’interesse dal mondo esterno verso una 
predominanza del mondo fantasmatico interiore, caratterizzato da meccanismi di 
condensazione e spostamento, che assume un carattere patologico in senso difensivo 
da un mondo intollerabile e traumatizzante. In tal senso risulta esemplare ciò che 
riportano Balleri et.al (2006) nel loro testo: “la distinzione patognomica dell’autismo, 
in quanto sintomo fondamentale, è definita bene dall’immagine di una tasca svuotata 
di ogni elemento energetico che si è formata a causa dell’arresto degli scambi con il 
mondo esterno”. Dall’altro versante però, è necessario considerare brevemente la 
correzione presente nel trattato di psichiatria del (1916), all’interno del quale, 
Breuer per evitare fraintendimenti con l’idea Freudiana, sostituisce l’espressione 
“pensiero autistico” con “pensiero dereistico” inteso come un pensiero illogico che 
permette di evadere dalla realtà circostante. Questa nuova terminologia se pur 
chiarifica la sua idea dell’autismo come distacco dal mondo esterno, in realtà lascia 
intravedere l’esistenza di un possibile Io. 
Con il passare del tempo, il termine autismo è stato oggetto di una grande e variata 
letteratura, ma ciò, almeno in tempi non molto lontani dalla prima formulazione, non 
rese questo concetto più chiaro. 
Melanie Klain era una psicoanalista austriaco-britannica, particolarmente nota per il 
suo interesse inizialmente personale, verso lo sviluppo del bambino e l’utilizzo della 
tecnica psicoanalitica, tanto che nel 1919 su suggerimento di Sandor Ferenczi e Karl 
Abraham, inizio un lavoro di osservazione sui bambini in contesti di gioco che gli
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Informazioni tesi

  Autore: Antonella Mangione
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e degli Studi Culturali
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Ivan Formica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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