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APPROFONDIMENTI

Bugie: una maschera protettiva

05/03/2007

Bugie: una maschera protettiva

Risulta incredibile pensare che ci siano pazienti che giungono in analisi apparentemente per conoscersi meglio, e quindi per stare meglio, e, pian piano, si rivelino degli abilissimi mentitori che, non solo nascondono fatti e pensieri al proprio terapeuta, ma prima di tutto a loro stessi.
Per stare meglio e affrontare le proprie patologie in maniera matura e realistica risulta necessario essere sinceri e questo comporta esserlo nei confronti dell’analista. Eppure non sempre è così e non necessariamente per cattiva volontà.
Se a volte chi va in terapia racconta una marea di frottole con lo scopo di sfidare l’intelligenza del terapeuta e verificare se può dirigere le risposte a proprio piacimento, altre volte lo stesso paziente è la prima vittima delle sue menzogne. Falsità, reticenze, inganni non vanno visti in queste situazioni unicamente come strumento per controllare la realtà, raggiungere scopi o evitare situazioni spiacevoli ma come dei veri e propri meccanismi di difesa. Il paziente a volte sta male perché porta con se parti molto fragili e attraverso l’inganno cerca di proteggere queste sue debolezze.
Allora cosa è meglio fare se ci si accorge che un paziente in analisi sta mentendo? E’ utile cercare di scoprire la verità? E dopo che lo abbiamo fatto? Attraverso l’analisi di casi clinici in cui tutti i pazienti avevano come denominatore comune la caratteristica di essere degli ostinati e a primo avviso inguaribili mentitori è emerso che quando i pazienti indossano una maschera, lo fanno per lo più per proteggere qualcosa di molto delicato e, con ciò che rischia di rompersi è bene avere un approccio che rispetti profondamente le difese create. In questo modo forse non si scoprirà immediatamente tutta la verità e nient’altro che la verità, questa emergerà nel tempo, ma sarà possibile far emergere qual è il motivo di tante menzogne, a cosa servono e cosa stanno proteggendo. In altre parole è più utile scoprire da che cosa le menzogne sono state create per poter aiutare il paziente a vedere le parti deboli che porta dentro di sé, i propri fantasmi, le proprie paure. Solo allora, con un lavoro che rispetti la maschera l’individuo sarà in grado di aprire gli occhi e osservarsi con maggior coraggio, minori autoinganni e rafforzare così quelle parti fragili che lo avevano costretto a mimetizzarsi e travestirsi. Allora sarà lui stesso a decidere di poterne fare a meno e vivere in maniera reale.
Le bugie pertanto non vanno condannate a priori: spesso sono più utili di molte verità banali. Perché fanno parte delle proprie fantasie, sono legate ai desideri, alle speranze alle paure e raccontano molto dell’individuo che le esprime.
In questo senso è possibile dire che ci sono bugie piene di significati, di affetti, di vita e possibilità e allo stesso tempo verità che rendono l’esistenza cristallizzata e statica.


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