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LE FORME DI REGOLAZIONE PROMOZIONALE

L’educazione nell’ordinamento europeo viene considerata un diritto del consumatore, ma viene così considerato strano l’utilizzo di un diritto del consumatore come una sorta di cavallo di Troia per imporre al consumatore degli obblighi, dei doveri: ma la normativa non separa mai rigorosamente i diritti (libertà e autonomie del soggetto) da quelli che sono i doveri, cioè l’impegno che il soggetto ha verso la solidarietà e la responsabilità; va inoltre tenuto conto del fatto che per l’UE l’educazione del consumatore rappresenta la prima e fondamentale modalità per attuare quelle forme di libertà responsabile di cui abbiamo prima parlato, strumenti in grado di proiettare il consumatore fuori dalla sfera privata.
Si incentiva così, attraverso l’educazione, il ruolo dell’associazionismo di consumo: infatti se il consumatore è informato, potrà più facilmente difendere e tutelare i propri interessi.
EDUCAZIONE = diritto del consumatore
-potrebbe, pertanto, sembrare improprio usarlo come un cavallo di Troia per imporre obblighi e doveri…
-nel codice non si parla tuttavia meccanicamente di DIRITTI (autonomia e libertà) e DOVERI (solidarietà e responsabilità).
Inoltre… per l’UE l’educazione del consumatore rappresenta una strategia per proiettare il consumatore fuori dalla sfera puramente privata.
La terza forma di regolazione dei consumi è quella detta regolazione conformatrice; si pongono in essere azioni a rilevante contenuto orientativo, cioè la volontà dell’individuo viene costretta da una guida verso decisioni auspicabili, desiderabili.
Anche in questo caso si hanno diversi modelli di intervento: una prima guida è quella legata agli incentivi fiscali, interventi diretti sul consumatore tesi a modificare le preferenze perché trasformano il calcolo del vantaggio, dell’utilità.
Esistono forme di incentivo fiscale positive (esempio del contributo alla rottamazione, che modifica la formazione delle preferenze del consumatore) e negative, con queste ultime che invece vanno a penalizzare quelle forme di consumo ritenute meno desiderabili (tutte le forme di protezione autarchica dei beni nazionali mediante tassazione dei beni importati, che rientrano in questa forma di incentivi fiscali di regolazione dei consumi).
La seconda forma è data da quegli interventi di carattere conformatorio, cosiddette mediate o indirette: sono forme che impongono vincoli o costi, che però non ricadono sul consumatore, ma sulla filiera produttiva o distributiva: si possono cioè imporre degli sgravi o delle sanzioni su chi produce o distribuisce un certo tipo di bene al fine di regolare il mercato.
La terza forma è quella degli interventi che vanno a incidere direttamente sul consumatore imponendo dei doveri o concedendo dei diritti: è il caso tipico del controllo della pirateria, in cui risulta punibile sia il produttore che il consumatore.
di Andrea Balla
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