Skip to content

Dualismo nord-sud. Veneto e Toscana


Veneto: In parte presentava dinamiche uguali alla Lombardia ma era diversa l'aristocrazia che era meno dinamica e meno innovativa perché i nobili vivevano a Venezia, lontano dalla terraferma dove avevano le proprietà terriere e le ville palladiane usate solo per la villeggiatura.
Inoltre il Veneto pagava lo scotto di Venezia che era stata uno dei centri più importanti del basso Medioevo.
Pur mantenendo l'indipendenza (trattato di Campoformio) declina il suo ruolo.
Importante era l'arsenale, poi sostituito da quelli esteri (Olanda, Inghilterra, Francia). Rispetto alla Lombardia non c'era diversificazione manifatturiera. Nel veneto le manifatturiere erano quasi tutte tessili (es.Schio nel vicentino poi rilevata da Rossi di Vicenza).
Il settore tessile che trainava lo sviluppo d'Italia dopo il 1861 è proprio a Schio, quello meccanico a Milano, filande lombarde, banche genovesi. Sono esperienze che hanno radici nel 1700.
Toscana: stato a sé stante (Granducato) controllato dagli austriaci, ramo degli Asburgo-Lorena, protagonista di una politica di riformismo illuminista: catasto, innovazioni agricole e manifatture.
Lo stato e l'apparato amministrativo funzionano bene come nel Piemonte e Lombardoveneto. L'agricoltura è molto florida sin dal basso Medioevo, le città comunali, Firenze, Pisa (più commerciale) avevano un contado molto fertile.
C'era un sistema mezzadrile con un continuo controllo del territorio da parte dei proprietari terrieri nobili ma attenti alle loro proprietà. Ad esempio uno dei maggiori fu Casoli che sarà uno dei primi fondatori della tradizione viti-vinicola del Chianti che esporterà.
La manifattura è meno florida e diversificata dalla Lombardia. Ci sono poche manifatture e tradizionali che creeranno un successivo ritardo rispetto al triangolo industriale: tessili (gelso → seta grezza), cartiere di Pistoia, ferro dall'isola d'Elba usato nelle ferriere di Follonica, porcellane a Firenze per mano del marchese Ginori che poi venderà alla milanese Richard, e lignite in maremma poi sfruttate a fine 1800 dalla Montecatini.
Come mai la manifattura era di qualità ma poca? Perché in Toscana c'era una forte tradizione liberista infatti i governi toscani del 1700 (unica regione in Italia) non adottavano dazi in difesa della propria manifattura in quanto puntavano a loro volta sull'esportazione (materie prime lavorate e semilavorate di ferro e lignite). Invece per favorire lo sviluppo industriale e proteggere le manifatture servono le tariffe doganali come avvenne in Piemonte.
Tra le altre risorse toscane c'era l'acido borico, risorsa del sottosuolo sfruttata da un profugo francese De Landerel che lo esporta. Il suo sarà il centro di produzione più importante.
Il porto di Livorno è dichiarato porto-franco ed è un riferimento per le attività mercantili. Le navi inglesi portano alimenti e esportano prodotti toscani.
La Toscana è infine pronta per il salto della rivoluzione industriale ma comunque indietro rispetto al Piemonte ed al Lombardoveneto.
Tratto da STORIA ECONOMICA CONTEMPORANEA di Barbara Pavoni
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.

Forse potrebbe interessarti:

Geografia dell’economia mondiale

Appunti sul testo “Geografia dell’economia mondiale”, autore: Conti S. e altri, anno accademio 2010-2011, materia: territorio, impresa e sviluppo.