Corporeità e Apprendimento

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Anna Di Palma Contatta »

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Estratto della Tesi di Anna Di Palma

Estratto dalla tesi: Corporeità e Apprendimento
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16 In medicina, posta all‟interno della più vasta cultura filosofica greca del VI e V secolo, Ippocrate è il primo a criticare articolatamente la visione cardiocentrica secondo cui il cuore era l‟organo centrale del corpo e la sede della funzioni mentali, dando lustro al cervello quale organo della mente e precisando che tutto ciò che riguarda il corpo deriva dal cervello. Per Platone, sostenitore di una posizione dualistica, anima e corpo sono due sostanze distinte, irriducibili l'una all'altra, indipendenti. Non solo l'anima è immortale, ma è esistita anche prima del corpo al quale è stata incatenata. L'anima è il centro della vita intellettiva ed etica dell'uomo, è l'essenza dell'uomo ed è concepita come immateriale. Aristotele, al contrario, rifiuta il dualismo platonico: pur dando all‟anima (psiche) il significato di vita, rifiuta la sua separazione dal corpo, identificando l'anima con capacità specifiche del corpo stesso, ovvero quelle capacità che consentono all'organismo di vivere. La psiche non è separata dal corpo: è la sua forma, le sue funzioni e non ha una sede specifica in quanto inerisce a tutto l‟organismo vivente. Il rapporto anima-corpo viene dibattuto tra religione e filosofia durante il Medioevo per tentare di costruire una filosofia cristiana che conciliasse l'idea dell'immortalità dell'anima e della mortalità del corpo, con quella dell'uomo inteso come totalità di anima e corpo, facendo scorgere la possibilità di giustificare razionalmente le verità di fede che riconoscono nell‟uomo la natura a immagine e somiglianza di Dio, ma al tempo stesso la sua natura mortale e peccatrice. D‟altra parte, è elemento distintivo del pensiero monastico medievale quello di oscillare tra un atteggiamento assolutamente negativo nei confronti del corpo, inteso come “carcere dell‟anima”, ed una concezione che lo rende uno strumento di espiazione e perciò di redenzione dai peccati. Nel Rinascimento il rapporto mente-corpo come l'avevano impostata Platone da un lato e Aristotele dall'altro continua ad essere argomento di dibattito incentrandosi maggiormente sull'accezione fondamentale che la nozione di anima aveva avuto per tutta la sua storia, ovvero quella del suo rapporto essenziale con la vita. Da questo punto di vista il concetto di anima viene esteso a tutta la natura. Per Cartesio, se la vita è un meccanismo, l'anima non può più essere considerata vita o fonte di vita, come sostenevano Platone e Aristotele. Si apre così la strada alla moderna e contemporanea accezione del termine “mente”: l'anima, privata delle funzioni vitali è ridotta a pensiero, a ragione ad autocoscienza. Cartesio riapre la strada