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La tesi del giorno

Il mito del Don Giovanni

Il mito del Don GiovanniPresentata in anteprima ai giovani under 30, il 7 dicembre il Teatro Alla Scala inaugura la stagione 2011/2012 con l'opera Don Giovanni di Mozart per la regia di Robert Carsen.

Uomo libertino per antonomasia, il protagonista dell'opera incarna il mito del seduttore per eccellenza, fonte di inganni e disonori per le donne sedotte dal suo fascino e successivamente abbandonate senza alcun scrupolo.

Esther Maurini, nella sua tesi Il mito di Don Giovanni tra arte e psicanalisi, analizza approfonditamente il mito che avvolge la figura del Don Giovanni, spiegandone l'origine e le innumerevoli rielaborazioni del personaggio nato nel teatro grazie all'opera musicale mozartiana per mano di Tirso De Molina, pseudonimo del frate Gabriel Téllez nel Seicento.

Poeti, filosofi e scrittori, in varie epoche e paesi, hanno riadattato il soggetto al contesto storico, sociale e culturale di appartenenza permettendo l'elaborazione di interpretazioni differenti dello stesso personaggio.

Interessante è scoprire il profondo coinvolgimento del filosofo danese Kierkegaard per l'opera mozartiana, della quale subisce una fascinazione intensa a tal punto da scrivere alcune tra le più importanti riflessioni sull'uomo estetico, il quale, nella sua costruzione filosofica, rappresenta il primo gradino per giungere, attraverso il passaggio dall'istanza dell'uomo etico, a quel livello più alto di realizzazione nel mondo costituito dall'uomo religioso.

Come scrive Esther, "Nell'opera di Mozart si realizza per Kierkegaard la frattura insanabile tra uomo estetico e uomo etico; Don Giovanni nella sua perfetta e compiuta rappresentazione dell'uomo estetico, del seduttore sensuale, non può compiere la scelta definitiva e senza ritorno, l'aut – aut tra emozione e sentimento, perché non si ferma mai a riflettere sulla vanità e vacuità del suo affannarsi nella conquista di un nuovo oggetto d'amore. Don Giovanni è perennemente in movimento, in fuga verso qualcosa o da qualcosa, e il suo unico tempo è il presente, o per meglio dire l'immediato; questa mobilità non è solo fisica ma anche emotiva, infatti l'unico specchio della sua anima è di volta in volta il volto, l'odore, la voce della Donna – femmina che in quel momento è intento a sedurre. La solitudine, l'unica compagna che gli permetterebbe di specchiarsi almeno una volta nei frammenti del suo fallimento amoroso, Don Giovanni la evita con naturale orrore come il rischio maggiore per la sua vita di fascinatore di anime. Fermarsi un momento per guardarsi con occhio fermo e trasparente potrebbe trasformare pericolosamente il piccolo dubbio appena sospettato in una pericolosa voragine."

Secondo Esther, inoltre, da un punto di vista psicologico, l'ideale senza tempo del Don Giovanni incarna quell'erotismo trasgressivo che tutti sognano ma a cui spesso si rinuncia per quieto vivere, preferendo un’esistenza borghese alla pericolosa libertà del gaudente senza regole.

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