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La tesi del giorno

Semiotica spaziale del Fantasy

Semiotica spaziale del FantasyLo spazio, reale o immaginario che sia, non è mai neutro. Ce lo insegna la semiotica, che vede nello spazio in cui viviamo una serie di segni che veicolano significati precisi.
Ad esempio noi colleghiamo le dimensioni spaziali che percepiamo a determinati valori semantici, affidando delle "polarità affettive" ai nostri assi corporei: sopra-sotto, destra-sinistra, avanti-dietro, non sono solo coordinate spaziali, ma contengono un'implicita valutazione.

Sara Sciutto nella sua tesi applica lo studio della semiotica spaziale alla letteratura fantasy, studiando i principali topos utilizzati per ambientare la narrazione: l'autore sceglie un mondo possibile (costrutto culturale utilizzato da Eco per indicare un mondo altro, ma che riprende molte delle caratteristiche di quello reale), strutturato in modo tale da veicolare dei valori ancor prima che la narrazione inizi.

Un esempio tipico, come illustrato da Sciutto, è la presenza nelle pagine iniziali del romanzo fantasy di una mappa di riferimento che, seppur avulsa da qualsiasi riferimento spazio-temporale certo al nostro mondo 'reale' (È il passato o il futuro? In quale Nazione siamo?), ha in sé riconoscibilissimi dei segni veicolanti significati condivisi.

Ecco allora l'importanza della semiotica della verticalità, riconoscibile qui come il valore positivo della catena montuosa, che eleva e protegge, oppure l'esistenza di una frontiera, che implica, come sottolinea Sciutto, "l’esistenza di più spazi divisi tra loro da una “linea”, una barriera, e per muoversi da uno spazio all’altro è necessario oltrepassare questa “linea”. Nella terminologia proppiana questo passaggio tra due tipi di spazio significa passare da uno spazio familiare ad uno spazio estraneo, con i cambiamenti che questo comporta.".

"Il segno infatti", continua Sciutto, "essendo una relazione sociale e culturale, non è statico ma cambia continuamente spostandosi da una società all’altra e da una cultura all’altra: spostandosi cioè da uno spazio all’altro. Abbiamo detto che attraversare una frontiera significa passare da uno spazio all’altro, ma cambiare spazio significa passare in un’altra semiosfera e quindi ad un apparato segnico diverso dal precedente. Questo cambiamento che si percepisce, quindi, non è un cambiamento puramente fisico, bensì una elaborazione mentale della relazione semiotica".

Da questo deriva il concetto di uno spazio che non è semplicemente un insieme di punti dominati da leggi fisiche, ma è un concetto in movimento, un processo di definizione.
Ecco perché la figura del labirinto ci infastidisce: è uno spazio difficile da gestire, che genera confusione, timore e angoscia.
Anche nei mondi possibili della letteratura, in particolare quella Fantasy, dove pare che non ci sia nessun rapporto con il mondo reale, troviamo uno spazio strutturato attorno al quale i personaggi organizzano la propria percezione: questa organizzazione infatti "soddisfa il valore timico dell’euforia mente la disorganizzazione è associata ad un valore disforico".

Immagine: mappa da 'Il Signore degli Anelli'

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