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La pirateria nel XXI secolo: il caso somalo e la risposta occidentale

I costi della pirateria somala

Storicamente, la Somalia ha una tradizione ben radicata nel commercio marittimo, soprattutto lungo la costa orientale africana e verso la penisola arabica. Prima della guerra civile degli anni '90, questo Paese era uno dei maggiori esportatori di prodotti agricoli, animali e ittici e importava con regolarità beni manifatturieri e derivati del petrolio. Il commercio regionale si articolava soprattutto con Kenya e Etiopia, con i quali si era sviluppato un fiorente scambio di beni e alimenti.
La guerra civile ha distrutto gran parte delle infrastrutture somale e posto fine alla produzione agricola di massa, segnando di conseguenza il declino di ogni altra attività. Tuttavia il commercio, l'economia e l'accesso alle risorse necessarie per la ricostruzione dipendono obbligatoriamente dal libero accesso al mare e al commercio internazionale.

L'esistenza di un'organizzazione fiorente come la pirateria somala rende di fatto impossibile la rinascita economica, che è subordinata alla stabilità delle acque territoriali e del Golfo di Aden. In particolare, essa causa maggiori costi negli affari, provocando soprattutto aumenti massicci nelle assicurazioni, prezzi più alti per il noleggio delle navi e spese aggiuntive per le misure di sicurezza vista la necessità di personale armato o mezzi di dissuasione al fine di proteggere l'imbarcazione durante il tragitto nella zona di pericolo. Inoltre i continui attacchi, che rendono la Somalia una zona ad alto rischio, scoraggiano i potenziali investitori riducendo i guadagni sia dei porti – e conseguentemente i fondi da investire nelle infrastrutture portuali e marittime – sia delle comunità locali che dipendono dal commercio e, più in generale, le tasse ricevute dai governi locali e da quello centrale.

Infine, la messa in circolo nell'economia somala di grandi quantità di dollari, ricevuti come pagamento dei riscatti, è causa di inflazione.
I costi per il popolo somalo sono ingenti anche dal punto di vista umanitario. La guerra civile, combinata alle continue carestie, ha già reso più di 3 milioni di somali dipendenti quasi unicamente dagli aiuti umanitari via mare del World Food Programme. Ogni mese si stima che vengano consegnate 30-40.000 tonnellate di cibo. Tuttavia, a causa del rischio di attacco i costi di assicurazione sono lievitati ed i costi per il WFP sono diventati sempre più onerosi poiché le navi che consegnano gli aiuti devono essere costantemente scortate da pattuglie militari. Mantenere abbastanza navi da guerra nell'area per garantire la sicurezza di tutte le navi impegnate nel programma umanitario rappresenta una spesa enorme e presumibilmente insostenibile nel lungo periodo.

Oltre a essere un'attività infestante e criminale, la pirateria crea un'economia parallela con proventi che superano ampiamente quelli del governo centrale stesso. Conseguentemente si tratta di un fenomeno gravemente dannoso per la credibilità stessa delle istituzioni e di una fonte di delegittimazione. I clan tradizionali e altre strutture sociali e morali tipiche della cultura somala sono messe in discussione dalla facilità di guadagno offerte. Il progresso della Somalia, la restaurazione di una società civile e infine il reinserimento nel commercio e nella comunità internazionale restano assolutamente impraticabili fino al sussistere di questa attività criminale.

Nonostante il forte indotto possa portare benefici nel breve termine, difficilmente porterà ad un miglioramento duraturo della situazione perché i soldi non vengono investiti in infrastrutture o pubblici servizi. La proliferazione delle armi e l'aumento del tasso di violenza sono ugualmente nocivi ed è sensibile il rischio che alcuni warlord somali, arricchiti dalla pirateria, nutrano tendenze secessionistiche allontanando ulteriormente le possibilità di una riunificazione del Paese.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La pirateria nel XXI secolo: il caso somalo e la risposta occidentale

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Cotelli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giacomo Goldkorn Cimetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

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