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La tassazione italiana del tabacco: un'analisi empirica

Il consumo

Il quarto tema trattato, quello del Consumo, appartiene al secondo ambito di applicazione tra i macrotemi sopracitati: il settore privato.
Il consumo prende parte all'analisi macroeconomica in quanto una delle voci che compongono il PIL, formandosi a partire, a livello micro, dalle scelte del consumatore.
Il consumo, infatti, è ciò che la teoria del consumatore individua come causa unica all'aumento dell'utilità individuale; consumo di beni inteso come distruzione, materiale per i prodotti e figurata per i servizi, oppure come possesso. Un bene invece viene inteso in senso lato, ad esempio lo sono anche il tempo libero o la gratificazione personale.
Nella realtà esistono praticamente solo beni ordinari: quelli il cui consumo, ceteris pari-bus, è inversamente correlato al prezzo. L'altra classe di beni, che esiste perlomeno in via teorica, è quella dei beni di Giffen: la loro “curva di domanda” è l'unica inclinata positivamente.
Una manifestazione economica (e pertanto facilmente misurabile) del consumo è la domanda di beni, ovvero, per ogni prezzo, la quantità totale richiesta di quel bene. Misurando l'elasticità (puntuale) di un bene al proprio prezzo, si calcola la variazione percentuale di quantità domandata rispetto alla variazione percentuale del proprio prezzo. Per i beni ordinari, l'elasticità della domanda al prezzo è negativa.
[…]
Una tipologia di elasticità particolare è quella calcolata da Arthur Laffer nel suo libro Handbook of tobacco taxation, cioè l'elasticità al consumo: essa, infatti, tiene in considerazione anche dell'impatto dell'aumento del consumo illecito, il quale crea l'illusione che una decrescita nella domanda legale di un prodotto sia indice anche di una sua decrescita nel consumo.
Tra i beni ordinari, si distingue poi tra quelli “necessari” e quelli “di lusso”. Ciò che discrimina tale appartenenza è l'elasticità della domanda al reddito, che calcola le variazioni percentuali di domanda rispetto alle variazioni percentuali di reddito, che per i beni normali è sempre positiva.
Tale distinzione si può comunque intravedere nel valore dell'elasticità della domanda al prezzo: un bene “necessario” avrà un valore (in modulo) tra 0 e 1, mentre un bene “di lusso” superiore a 1. Tale distinzione si riflette anche sul primo tipo di elasticità calcolato da Laffer, e permette anche di discriminare il punto della curva omonima in cui ci trova: un bene “necessario” (puntualmente) si trova nella parte blu della Figura 2, quindi il gettito totale subirà un aumento a seguito di un aumento nel suo prezzo.
Spesso il tabacco viene considerato un bene di lusso, nonostante la sua caratteristica distributiva, a causa della sua non-necessarietà in senso comune. Esso è, invece, un bene “necessario” in senso economico, cioè la sua εp è compresa tra 0 e 1. Tale classificazione non c'entra però con la sua necessarietà in senso etico: esso infatti viene percepito come necessario a causa della dipendenza che crea, non è quindi meritevole di tutela e non crea problemi etici un suo aumento di prezzo dovuto alle accise, come suggerito dalla regola di Ramsey. Rispettando condizioni di efficienza, quindi, ci si ritrova in uno dei rari casi in cui le ragioni di equità non ostacolano la scelta, poiché vanno nella stessa direzione. Non c'è alcun trade-off.
I principali casi di studio rintracciabili online stimano un'elasticità del tabacco tra il 40% e il 70%, fino ad arrivare a valori massimi (per un certo periodo) superiori al 100%, facendo entrare tale prodotto (e di conseguenza il suo gettito fiscale) tra quelli molto sensibili al prezzo, cioè i beni “di lusso”. Tali studi, però, hanno palesemente un difetto di parzialità: essi, come è logico intuire, sono finanziati dalle compagnie venditrici del Tabacco, come la BAT (British american Tobacco), e quasi mai dallo Stato. Sono perciò intuibili i possibili conflitti di interesse con i risultati.
Le teorie economiche che hanno analizzato il consumo si possono suddividere in due grande famiglie: quelle puramente economiche e quelle in cui si riscontrano le prime influenze della psicologia.
Le teorie puramente economiche, suddivisibili a loro volta in keynesiane e non, ricoprono storicamente un lasso di tempo molto maggiore e basano la propria discussione sull'ipotesi de “L'homo oeconomicus”. Le teorie keynesiane vertono principalmente sulle prime assunzioni (cronologicamente) riguardo alla forma della funzione di consumo.
L'economia comportamentale (o behavioural economics) ha invece fatto i primi passi a partire dagli anni '50 con i premi Nobel H.A. Simon e M. Allais, riguardo soprattutto alla messa in discussione di alcuni princìpi cardine: il giudizio, le preferenze e le scelte. Nell'ambito del consumo, Gruber and Koszegi si sono concentrati soprattutto sull'incoerenza temporale delle preferenze del consumatore, in contrasto con il precedente approccio alle aspettative.
David Laibson, invece, un professore di Harvard, ha approfondito la questione dell'incoerenza temporale: tale dilemma riguarda maggiormente la scelta tra consumo e risparmio, ma quindi influenza le abitudini di consumo delle persone, le quali preferiscono soddisfare un “desiderio di gratificazione immediata” non-lineare nel tempo.

Ad esempio, di fronte alle domande:
1) Preferisci un cannolo oggi (A) o due domani (B)?
2) Preferisci un cannolo tra 100 giorni (A) o due tra 101 giorni(B)?

Il risultato sorprendente, se si guarda alla teoria classica del consumatore, è che spesso si risponde (A) alla prima domanda e (B) alla seconda, però, passati 100 giorni, spesso si cambia la seconda risposta se viene data la possibilità di farlo.
Il problema principale di tali discipline è il loro approccio poco quantitativo: i range di incertezza dei risultati scientifici, dovuti all'incertezza nell'assunzione di parametri molto soggettivi, come quelli che misurano l'incoerenza individuale delle preferenze.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La tassazione italiana del tabacco: un'analisi empirica

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Andrulli
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Alessandro Santoro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

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Parole chiave

esternalità
economia
tassazione
elasticità
tabacco
accise
curva di laffer

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