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APPROFONDIMENTI

Patti Smith, A Wing heaven blue

20/12/2007

Patti Smith, A Wing heaven blue Ore 19.30.
Ne discutiamo in autostrada, l’auto scocciata per i continui cambi di corsia che i lavori eternamente in corso su questo tratto dell’A1 costringono.
“Patti Smith in chiesa? E per quale motivo?”.
Ci stiamo recando alla seconda delle quattro date della mini tournee che la cantante statunitense sta regalando ai fan italiani: Portoferraio, Prato, poi Brescia e Milano. Ha per titolo il suggestivo A Wing in Heaven Blue, e precede di poco la tournee newyorkese, ed il sessantunesimo compleanno dell’artista.
La mia mente ha davanti la foto di Papa Albino Luciani, inserita dall’artista nelle note ai testi di Wave (1979), il quarto album. E, contraltare ovvio, il concerto di Firenze, tre anni fa, le sue dita a spezzare, una ad una, le sei corde di una chitarra già messa a dura prova da un brano interamente improvvisato.

Ore 20.00:
Parcheggiamo a latere di Piazza Mercatale: erano quattro anni che non venivo a Prato. Sciarpe e cappotto a riparare il riparabile, dal vento pungente che ci fruga, appena infiliamo dritti la via che inizia da sotto la porta. Costeggiamo il Duomo, il palazzo comunale, il castello. Un piccolo obelisco apre la prospettiva sulla piazza e la chiesa di San Francesco. Un capannello di persone, quasi immobili per il gelo, sosta sul sagrato: l’ingresso è ancora negato. Siamo accreditati stampa, entriamo. Poco più indietro, ha inizio una discussione: i coupon sono terminati, c’è speranza per chi non li ha?

Ore 20.30:
Entriamo che la chiesa è ancora vuota. Un lampo blu è il segnale di accensione delle stufe sopra le nostre teste. Annoto che il calore ha la tendenza a salire verso l’alto, e buona parte sarà destinato a disperdersi… Davanti all’altare maggiore, su di un tappeto, tre microfoni, due chitarre, un pianoforte elettrico. Sono curiose assenze quelle di batteria e basso. E l’attesa cresce. L’apertura delle porte è un fiume che travolge i sensi: giovani, meno giovani, quelli che “nel 1979 a Firenze c’erano”, insieme a coloro che proprio in quell’anno nascevano, o sarebbero nati dopo.
E’ ora di iniziare, si respira voglia di musica.

Ore 21.15:
Con un quarto d’ora di ritardo, Patti Smith fa il suo ingresso. I capelli grigi, lasciati cadere sulle spalle la rendono bella. Ha un jeans, stivaletti da cow girl, camicia bianca e giacca bleu. Con lei, alla chitarra ed al piano, Tony Shanahan, essenziale, ed il violoncellista Giovanni Sollima, uno degli artisti più eclettici e quotati dell’attuale panorama musicale colto italiano, già presente in Twelve (2007), ultimo album dell’artista. L’ingresso è trionfale: sorride ed esprime serenità la (ex?) sacerdotessa maudite del rock americano. Poi dà voce all’arte: ed alterna brani della propria produzione, a canti spirituals della tradizione natalizia statunitense, readings di poesie, memoria delle timide performances di inizio anni’70, omaggi ad autori della grande tradizione “leggera” americana. In un misticismo ricercato, ed ottenuto, attraverso arrangiamenti ora morbidi ora spigolosi, e a tratti perfetti. The Jackson song, Hymn, Wing, Ghost dance, Paths that cross, Babelogue, navigano via, ma si aggrappano salde al cuore. Tre i momenti dedicati alla lettura: un sonetto di Michelangelo, due poesie inedite. Tra queste, spicca Three windows for Jean Paul II, scritta dalla cantante nel tempo dell’attesa della morte di Woityla, ed il conseguente spegnimento della luce dell’appartamento papale: gesti che diventano segni. Morte e vita che si inseguono in uno sconosciuto e celato disegno. Le ombre di Giovanni Paolo II, Dante e Pier Paolo Pasolini che si abbracciano al defunto marito, Fred “Sonic” Smith. La ricerca di Dio – quel “Hey Lord, I’m waitin’ for you / Oh God I’m waiting’ for you” urlato in Privilege - come ricerca di giustizia e libertà.
L’omaggio a Lou Reed, e l’evento scivola verso il finale. Ci alziamo in piedi: troppo grande il coinvolgimento per non cantare Perfect Day. La platea è un tripudio. Una signora si complimenta con me per la voce, ma è mera captatio benevolentiae, vuole che esprima la - sua - gratitudine a Patti Smith urlandole “Thank you”. Declino l’invito, pur condividendolo, mentre la mia compagna di viaggio mi ricorda di averlo promesso alla cara signora…
Because the night e People have the power rompono l’esitazione, di nuovo in piedi, e scambio il “thank you” con un “sei grande”: spero la signora abbia gradito lo stesso, e poi mi è venuta così, e sulla spontaneità non mi va di sindacare…
Concede ancora un bis, la signora. Tutti in piedi, i riflettori si riaccendono, il fiume se ne esce. Tra il vento, le note ancora in testa, ed il Natale alle porte.

Ore 22.40:
Più di un concerto: un momento di riflessione e maturazione. Sulla strada, canticchio Because the night, tenendo il tempo sul ritmo dei tacchi della mia accompagnatrice. La prendo poi sottobraccio: Such a perfect day….

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