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APPROFONDIMENTI

Responsabilità e funzionalità

28/04/2015

Nel pensiero di molti (troppi!!!), pensiero fortemente influenzato da dogmi sociali dati a priori ma non giustificati, il concetto di responsabilità si traduce in colpa.

Per questo nessuno vuole o accetta di sbagliare: l'errore viene temuto ed evitato a tutti i costi; piuttosto non si agisce, non si sceglie, si lasciano scegliere e agire gli altri al nostro posto, almeno non si sbaglia perché errore è sinonimo di colpa!

Per questo nessuno ormai, o quasi nessuno, ha il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e/o azioni, di difenderle e portarle avanti o, se non di portarle avanti, almeno di non negare di aver scelto o agito in un determinato modo senza cercare alibi, scusanti, senza nascondersi dietro bugie o scaricare su altri la causa del proprio agito.

Prima di tutto mi premuro di distinguere tra reato ed errore: il primo vede il coinvolgimento di terzi in modo diretto; il secondo non coinvolge, o coinvolge indirettamente, altri individui oltre al soggetto agente.

Pertanto omicidio, stupro, furto rientrano nella sfera dei reati e non del genere di errori di cui io mi occuperò in questo breve saggio. Io tratterò quel genere di azioni e comportamenti attuati dai soggetti in determinati momenti della propria vita che coinvolgono solo se medesimi ma che non rientrano nella sfera del punibile dalle legge.

A livello soggettivo, a mio avviso, l'errore non esiste! La scelta di un determinato lavoro, di un partner, di un luogo in cui vivere o persone da frequentare.... Il fatto che dopo del tempo cambiamo opinione in merito alle nostre scelte di vita non significa che esse siano un errore ma che esse non "funzionino più" per noi! Ma da quelle determinate scelte abbiamo pur sempre imparato qualcosa, se non altro avremo sicuramente imparato a cosa non scegliere più in futuro; ci hanno arricchito di esperienza, ci hanno fatto divenire la persona che oggi siamo, una persona pronta a fare altre scelte più in sintonia con il presente.

Estendiamo il concetto a livello socio/politico: si va avanti per tentativi, si propone una legge, si porta avanti un modello politico che regoli la convivenza tra i cittadini pensando non che quel modello sia eterno e perfetto ma che nell'hic et nunc sia il migliore, ovvero che in quel preciso contesto sociale e in quel preciso momento storico rappresenti la soluzione più efficace, il modello che meglio possa rispondere alle esigenze sociali e politiche in corso.

Nel momento in cui le esigenze cambieranno, ne entreranno in campo nuove, nel momento in cui il panorama culturale e sociale si modificherà, ovviamente anche i modelli politici dovranno cambiare: esigenze sociali nuove non potranno essere più soddisfatte da modelli politici vecchi! Ciò non significa che i modelli vecchi siano sbagliati, semplicemente hanno esaurito la loro "funzione": hanno fornito le risposte che erano in grado di dare ma, sorte nuove domande, devono lasciare il posto a nuovi modelli che abbiano risposte più nuove, più innovative, più in "sintonia" con i cambiamenti in atto.

Tuttavia ogni vecchio modello costituisce un passo in avanti in quanto permette di apprendere concetti nuovi ed elaborare nuovi modelli via via sempre più ad hoc, sempre più efficaci.

Lo stesso accade a livello personale: ogni scelta, ogni azione ha delle conseguenza che, nel bene o nel male, insegnano qualcosa.

Insegnano ad agire o non agire in un determinato modo per produrre determinati effetti ma insegnano anche a conoscere aspetti di noi stessi e degli altri che ignoravamo e che, se non avessimo compiuto quella determinata azione, avremmo continuato ad ignorare.

Io sostengo che errore sia sinonimo di funzionalità e responsabilità sia sinonimo di crescita: ciò che dico, faccio, scelgo...qualunque conseguenza comporti, è funzionale ad insegnarmi qualcosa e a farmi passare ad uno step successivo del mio percorso. Tutti gli sbagli commessi sono serviti a farmi essere la persona che sono oggi in quanto mi hanno insegnato qualcosa e, dunque, non esiste colpa ma solo sana assunzione di responsabilità di aver compiuto determinate scelte che sono state funzionali a portarmi qui oggi!

L'antropologo Marco Aime, in uno dei suoi saggi più recenti, Etnografia del quotidiano, sostiene che oggi «nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità» (egli tratta la questione dal punto di vista socio/politico, non psicologico e soggettivo) e non posso non trovarmi d'accordo con lui: in una società in cui errore è sinonimo di colpa esso viene vissuto come una vergogna da cui sfuggire ad ogni costo, anche mentendo e facendolo ricadere su altri individui.

Abbiamo assistito ad un triste passaggio: siamo passati dalla società dell'onore, di omerica memoria, alla società della colpa di cui Sofocle fu il padre indiscusso!

Gli eroi omerici mai si sarebbero sognati di sfuggire alla responsabilità delle proprie azioni facendone ricadere su altri l'onere: Achille, Ettore, Menelao; Agammennone... L'azione poteva venire punita anche con la morte...

«Narrami o Musa ira funesta del Pelide Achille che tante vita di eroi valorosi gettò nell'Ade…»

questo l'incipit dell'Illiade che sottolinea, appunto, come un'azione se ritenuta oltraggiosa potesse venire punita anche con la morte ma nessuno si sarebbe neppure immaginato di averla commessa perché onore significava non soltanto essere forti e coraggiosi sul campo di battaglia ma anche e soprattutto assumersi la responsabilità del proprio agito e delle proprie scelte senza rinnegarle e senza autoflagellarsi per questo ma, semplicemente, accettandone le conseguenze come naturali.

Nella società della colpa sofoclea, invece, il soggetto si flagella (Edipo si autoacceca dopo aver scoperto di aver ucciso il padre e commesso incesto con la madre, senza sapere chi essi fossero però), non si dà pace, si autopunisce in maniera esagerata senza scorgere una possibilità di apprendimento per il futuro dall'agito trascorso. Il passato viene visto e vissuto non come bagaglio esperienziale da cui apprendere ma come peso da sopportare e di cui vergognarsi.

Oggi assistiamo più o meno allo stesso fenomeno: i soggetti non si accecano più come gli eroi sofoclei, vittime di se stessi, ma scaricano su altri la responsabilità delle proprie azioni o, addirittura, non agiscono delegando ad altri il compito di scegliere al loro posto pur di non correre il rischio di sbagliare perché l'errore è colpa e vergogna da scampare!

Questo ha dato vita ad una società composta, per la maggioranza, da individui insicuri, poco o per nulla autonomi nelle decisioni da prendere e tremendamente immaturi, per nulla inclini a difendere le proprie idee o a schierarsi o ad esprimere un'opinione e portarla avanti. Individui che giudicano un errore un matrimonio che non è durato "per sempre" senza rendersi conto che sicuramente gli individui coinvolti in quel determinato matrimonio e successiva separazione avranno imparato qualcosa da quell'esperienza; società popolate da codardi che giudicano "falliti" coloro che hanno il coraggio di intraprendere un nuovo lavoro o cambiare paese se poi quel lavoro non si rivela il lavoro per la vita e il paese eletto viene nuovamente cambiato... Individui intrappolati, a mio avviso, in una sorta di "immutabilità dell'Essere" di stampo parmenideo secondo cui il tempo era fisso perché solo nell'immutabilità risiedeva la perfezione mentre il cambiamento presupponeva il passaggio "dall'Essere al Non Essere" e, dunque, era imperfetto.

Beh io sostengo che questi soggetti così spaventati dall'errore, complice una società che preferisce colpevolizzare piuttosto che educare in quanto soggetti meno autonomi e più vittime di se stesse sono più facili da "governare", tali individui dovrebbero abbandonare un po' Parmenide e Sofocle per avvicinarsi ad Eraclito e al suo panta rei secondo cui "nulla nasce e nulla muore ma tutto si trasforma".

Nulla è un errore: tutto è un tentativo, uno sforzo di miglioramento, un passo in avanti verso l'obiettivo del "meglio possibile" tanto a livello delle vite soggettive quanto a livello degli assetti politici e sociali.

Non esiste il "per sempre"; esiste il "finché funziona e fa stare bene", "Finché risponde alle esigenze dei soggetti e delle società".

Per questo io ribadisco: al di fuori del reato, non esiste errore!

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