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APPROFONDIMENTI

Distribuzione delle risorse: Rawls e Nozick oggi

14/05/2015

"Pari opportunità per tutti e distribuzione equa dei beni primari e, laddove ci fossero disuguaglianze, dovranno andare a beneficio dei più svantaggiati."

Molti dei miei lettori avranno subito riconosciuto questa affermazione: si tratta del secondo principio di giustizia di John Rawls. Uno dei due principi (il primo era "Uguali Libertà per tutti") su cui, secondo la teoria della giustizia rawlsiana, doveva fondarsi "Il consenso per sovrapposizione", ovvero due principi che, a prescindere dalla personale concezione del Bene e della "vita buona" di ciascuno, avrebbero dovuto mettere tutti d'accordo, su cui tutti avrebbero dovuto convenire.

Ma che cosa significa essere "svantaggiati"?

Sicuramente non tutti abbiamo la medesima concezione in merito. Alcuni potrebbero essere svantaggiati sotto alcuni punti di vista ma avvantaggiati sotto altri: uno potrebbe essere economicamente benestante ma cagionevole di salute; un altro potrebbe essere sanissimo ma povero; un terzo potrebbe essere ricco ma scontento del suo aspetto fisico e della sua vita affettiva; un quarto potrebbe sentirsi non realizzato e frustrato pur essendo sano e ricco; e direi che potremmo proseguire all'infinito o quasi combinando i diversi ambiti secondo cui un essere umano può sentirsi o essere considerato fortunato o svantaggiato!

Rawls si limita a prendere in esame solo l'aspetto economico: secondo la sua teoria sono da considerarsi svantaggiati gli individui con meno risorse economiche e, pertanto, in caso di diseguaglianze sociali, queste ultime dovranno andare a vantaggio di questi individui meno abbienti.
La sua teoria, a mio avviso, è ragionevole in quanto la sopravvivenza di un individuo è strettamente legata alle sue risorse economiche: la salute non può essere socialmente re-distribuita ma le risorse economiche sì!
Un individuo può continuare a sopravvivere anche se non ha bellezza, non ha amici e non ha affetti e anche se non si sente realizzato e vive in un perenne stato di frustrazione ed emarginazione; ma non può vivere se non ha risorse economiche adeguate per nutrirsi e pagarsi un alloggio da cui ripararsi dal gelo o dall'arsura del caldo.

Le risorse economiche, dunque, a differenza di bellezza, cultura, affetti e soddisfazione del sé, vengono a configurarsi come un Bene Primario: cioè un Bene essenziale per la sopravvivenza dell'essere umano!

Dunque, secondo Rawls, la società deve occuparsi che la distribuzione dei Beni Primari sia il più equa possibile e se ciò non è possibile allora le diseguaglianze dovranno andare a beneficio di chi ha meno.

Tuttavia Rawls manca totalmente di preoccuparsi della storia che sta alla base della distribuzione sociale dei Beni: come si è arrivati al punto che alcuni possiedono molto e alcuni poco o nulla? La meritocrazia non esiste dunque?

Sembrerebbe proprio di no secondo la teoria rawlsiana: non ha importanza del COME si sia arrivati ad una certa distribuzione delle risorse; importa unicamente stabilire una distribuzione il più uguale possibile.

Ma "uguaglianza" non significa necessariamente "giustizia". Poniamo, infatti, il caso che alcuni possiedano molto perché hanno lavorato molto mentre altri possiedano poco o nulla perché non hanno lavorato o hanno sperperato tutto in gioco d'azzardo o shopping... In questo caso non sarebbe giusto che i primi si facessero carico della povertà dei secondi e rinunciassero ad una parte dei loro averi per consentire allo Stato una redistribuzione sociale che avvantaggi coloro che non hanno mai lavorato o hanno vissuto sperperando.

Infatti alla teoria rawlsiana si oppone decisamente Robert Nozick, padre del liberismo contemporaneo secondo il quale è giusto che ognuno tenga per sé il frutto della propria produzione senza che lo Stato interferisca. La sua teoria prevede, infatti, una presenza minima dell'apparato statale nell'ambito dell'economia e della distribuzione delle ricchezze: si tratta di una "Margareth Tatcher ante-litteram": il modo migliore per far fruttare il denaro è che ognuno si gestisca il proprio!

Il divario tra le sue teorie si verifica sia su micro sia su macro scala: dall'azienda per la distribuzione degli stipendi; dallo Stato per la distribuzione delle risorse interne fino alle strutture sovranazionali per la redistribuzione delle ricchezze ai vari Stati.

Oggi più che mai, vista la situazione di crisi economica che ha colpito, in maniera più o meno massiccia, tutto il globo, l'opposizione tra rawlsiani e nozickiani si mostra evidente: da un lato coloro che sostengono sia dovere degli Stati aiutare i migranti provenienti da paesi poveri; dall'altro lato coloro che, invece, difendono il diritto dei singoli Stati di tutelare i propri membri da questa sorta di "invasione" e, quindi, sostengono sia dovere degli Stati porre un limite ai flussi in entrata.

È interessante notare come i neo rawlsiani che appoggiano i continui arrivi di migranti, anche clandestini, si appellino alla storia passata richiamandosi al Colonialismo: in fondo se quei paesi oggi sono ridotti alla fame e gli individui sono costretti ad emigrare per garantirsi una vita migliore, è colpa nostra che per anni li abbiamo sfruttati saccheggiando le loro risorse! Ma Rawls rifiutava di fare appello alla storia passata che aveva prodotto una determinata distribuzione delle risorse: non contava il "come" si fosse giunti ad una data situazione economica, non contava né il merito né la colpa...contava solo il "qui e ora" da risolvere con una redistribuzione il più equa possibile!

Pertanto i neo rawlsiani tradiscono la teoria a cui, tuttavia, si appellano: vogliono ridistribuire le ricchezze a favore degli individui provenienti da paesi economicamente svantaggiati come Rawls ma giustificano la loro teoria appellandosi alla storia passata in opposizione a Rawls!

I nozickiani non fanno da meno: essi sostengono che in questo momento di crisi è dovere di ogni singolo Stato tutelare i suoi cittadini ponendo un blocco alle immigrazioni e sembrano dimenticare la storia passata con tutti i meriti e le colpe annesse.

Personalmente penso che, al di là di ogni teoria e di ogni virtuosissimo principio, come sempre ma oggi più di sempre a contare sono solo i fatti concreti! La storia esiste, il colonialismo ha sicuramente prodotto uno squilibrio che pessimi governi hanno contribuito ad ampliare a dismisura!

Tuttavia io penso che i problemi del presente, dell'Hic et Nunc, non si risolveranno facendo appello al passato e alla storia che li ha, in misura più o meno preponderante, prodotti! Il passato non si può cambiare, è andata così punto. Si può solo agire nel presente per trovare soluzioni efficaci che migliorino la condizione sociale ed economica del maggior numero possibile di individui.

Su microscala un esempio lampante è legato alla produttività aziendale: quando bisogna fare tagli all'interno di un'azienda è necessario tagliare i soggetti meno produttivi e non si può guardare alla "storia lavorativa" degli stessi. Non è importante che uno sia in azienda da 5 anni mentre un altro da 6 mesi soltanto: se il secondo produce molto più del primo allora, in caso di tagli obbligatori, sarà il primo ad essere lasciato a casa in quanto meno produttivo e, dunque, meno utile al fatturato aziendale. Stesso discorso per l'assegnazione di aumenti o bonus: non conta la storia passata ma conta unicamente la produttività presente! Altrimenti tutti potrebbero mettersi a braccia incrociate con l'alibi che in passato producevano e, quindi, nel presente possono vivere di rendita e utilizzare il passato come alibi su cui adagiarsi per giustificare una presente inefficienza.

Su macroscala continuare a fare ricorso alla storia del colonialismo e dei passati sfruttamenti è alquanto inutile al fine di risolvere la crisi economica presente! Uno Stato non può far invadere il proprio territorio e non riuscire più a garantire sicurezza sociale e un dignitoso stile di vita ai soggetti che nel presente in quello Stato lavorano e pagano le tasse in nome delle colpe del passato.

Le soluzioni devono essere funzionali al presente in quanto le problematiche sono cambiate, le situazioni economiche pure e gli individui sono cambiati con esse.
Mi è rimasta nella mente una frase udita qualche giorno fa e in cui mi ritrovo appieno: "Nella nostra epoca la Politica non può più permettersi di essere solo giusta ma deve essere anche Efficace!"

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