Skip to content

Il piano di recupero – Piano Particolareggiato (Bologna)


• Premessa

Definire il piano per il centro storico di Bologna non è congelare una situazione che si considera inamovibile: c'è invece da prevedere il recupero per la vita collettiva di tutta la città antica come un entità pregna di valori storici, culturale, simbolici e ideali. La necessità che la lettura dello sviluppo urbano e l'attività di pianificazione procedano di pari passo, non deriva solo dall'esigenza di conservare, tutelare e tramandare un patrimonio di arte e di cultura, bensì deriva dallo stesso carattere della pianificazione urbanistica, nella quale il passato di una società o di un territorio rientrano come parte vitale delle nuove funzioni e delle nuove strutture. Ogni nuovo intervento relativo lo sviluppo della città ha il potere di innescare una serie di altri interventi che occorre prevedere e controllare secondo un piano conveniente e sicuro.

• Rispetto del passato storico
Obiettivo fondamentale del piano è il rispetto del passato storico come patrimonio universale: rispetto che assume il significato di un vero e proprio salvataggio. Indipendentemente dalle stratificazioni e dalle manomissioni subite, l'intero tessuto antico è una struttura che si definisce attraverso il suo stesso contrapporsi, qualificandosi, alla struttura della città moderna. Il centro antico deve estromettere tutto ciò che compromette la sua unitaria leggibilità morfologica e figurativa e tutto ciò che condiziona le sue funzioni primarie con funzioni incompatibili. La conservazione del centro storico supera la  conservazione comunemente propugnata e intesa, spesso ridotta a un semplice problema di scenografia urbana.

• Conservazione strutturale dell'intera forma della città
Nell'elaborazione del piano di è sostituita ad una valutazione puramente formale e romantica della città antica, una lettura strutturale: si è considerato il problema della forma urbana nella sua globalità, analizzata come organizzazione dialettica fra permanenza di impianti ed organismi originari e successivi mutamenti morfologici.

• Le linee generali del piano
Il piano si propone di operare sui sistemi organizzativi dello spazio in modo da predisporre, nel quadro della conservazione integrale, le migliori condizioni per lo svolgimento del ruolo che la collettività, ha scelto di attribuire alla struttura antica della città nel quadro dell'assetto globale dell'area metropolitana. Fornisce inoltre i limiti del campo di possibilità entro cui la scelta deve essere compiuta.

• Gli obiettivi tecnici del piano
Essi sono diversi, ma tutti concorrenti ad unico fine, che è quello della conservazione del centro storico e di una sua immissione nella struttura della città e del territorio come parte differenziata e qualificata attraverso la sua specializzazione. Le operazioni previste tendono a:
1. Preservare dalla distruzione il centro;
2. Integrare il patrimonio artistico, storico e culturale nel contesto sociale ed economico del territorio, affidandogli un ruolo attivo e compatibile;
3. Decentrare tutti i generatori di direzionalità, mediante la creazione di nuove aree di sviluppo terziario esterne al nucleo antico;
4. Dotare il centro storico di tutti gli standards e servizi necessari;
5. Razionalizzare la caotica viabilità che oggi sconvolge la vita del centro, agganciandola funzionalmente con la grande viabilità territoriale e predisponendola per la pedonalizzazione di certe trame viarie incompatibili con il traffico meccanizzato.

• Programma della conservazione
Le possibilità operative sono state ricondotte a tre gruppi articolati in sei categorie di intervento così come previste dal programma della conservazione:
1. Categoria 1a - Restauro con vincolo assoluto;
2. Categoria 1b - Restauro con vincolo parziale;
3. Categoria 2a - Risanamento e ripristino conservativo;
4. Categoria 2b – Ristrutturazione con vincolo parziale;
5. Categoria 3a – Ricostruzione;
6. Categoria 3b – Demolizione con ricostruzione condizionata.
Per opere di consolidamento devono intendersi solo quelle necessarie ad assicurare la stabilità dell'edificio e riguardanti le fondazioni, strutture portanti e coperture, che non comportino modifiche o alterazione sostanziali alle strutture murarie originarie dell'edificio.
Per opere di restauro si considerano quelle tendenti non solo alla conservazione dell'edificio ma anche alla valorizzazione dei suoi caratteri architettonici - decorativi. Il restauro deve rispettare l'aspetto esterno quanto l'impianto tipologico-architettonico dell'interno e le parti decorative. La condanna del restauro inteso come ripristino rigoroso e assoluto dei presunti caratteri architettonici originale del monumento è assolutamente necessario onde evitare la rinascita di inaccettabili revival romantici. Si conservino dunque i monumenti antichi come la tradizione ce li ha tramandati.

Processo conoscitivo
Per individuare la destinazione d'uso e stabilire le categorie d'intervento, dobbiamo analizzare nel suo complesso il sistema centro storico. Tutti gli edifici e non solo i manufatti architettonici di pregio. Ciò è facile a dirsi e non a farsi.
Si è resa necessaria l'introduzione di parametri idonei per una valutazione operativa delle strutture fisiche caratterizzanti il centro storico.
Attraverso un'accurata indagine dei valori storici si è operato un censimento architettonico del centro storico, introducendo così un primo parametro di valutazione dal quale è derivata una possibile articolazione tecnico- operativa della proposta di applicazione della disciplina di tutela.
Una seconda indagine è stata svolta allo studio delle forme ed alla conoscenza del mondo architettonico secondo le sue leggi intrinseche: per arrivare a classificare le forme del centro storico partendo dal loro interno, dal loro formarsi, si è oltrepassata la classica indagine funzionale sulle destinazioni d'uso per assumere le tipologie edilizie come unità di misura dei processi di aggregazione delle unità morfologiche. Si è introdotto così un secondo parametro che ha permesso la messa a punto di una metodologia oggettiva: la tipologia, quella costanza di modi e di tipi del vivere e del fare che si concentra in edifici simili e ripetuti.
Sia la tipologia urbana che quella edilizia pongono come una costante abbastanza rigida rispetto alla variabile funzione cioè utilizzazione in continuo trasformarsi. Si sono individuate, dal punto di vista della morfologia urbana, quelle parti definite da carattere di omogeneità fisica e spaziale, in vista di una possibile funzionalizzazione nel quadro della conservazione attiva.
Questa analisi morfologica ha permesso di mettere in luce il rapporto che intercorre fra struttura residenziale e i grossi manufatti architettonici ed urbanistici, e su tale rapporto si sono impostati i criteri base della conservazione.
Ma l'accento figurativo all'unità morfologica e strutturale della città antica di Bologna è dato, oltre che dal piano, da quell'insieme di elementi che hanno funzionato come poli di aggregazione. Questi elementi possono essere definiti come elementi emergenti che hanno partecipato e partecipano all'evoluzione della città nel tempo.
Le tracce storiche dei grandi monumenti, sono più facili da reperire, mentre quelle degli edifici comuni (casupole ecc..) non lo sono: non è possibile prevedere uno studio storico a questa scala di dettaglio.

Le due principali linee di azione furono:
1. Pianificazione delle destinazioni d'uso, che però in questo caso riguardavano ciò che era già esistenti, e stabilire quali erano compatibili e quali non lo erano con l'assetto storico.
2. Previsione delle categorie d'intervento sui manufatti (restauro, recupero, ristrutturazione o riadattamento di edifici).

Come si applica la metodologia di studio per i due obiettivi?
• Si procede con un censimento delle unità edilizie, facendo una scheda tecnica del livello di degrado o meno e una previsione sugli interventi da fare, quelli più urgenti e quelli meno.
• Bisogna censire anche le varie categorie di edifici, se questi sono in stridente contrasto o si adattano alla situazione.
• La datazione storica risulta difficile da fare, ha tempi troppo lunghi e non può essere realizzata e applicata in un piano particolareggiato che ha scadenze a breve termine.

Come si fa a fare una ricostruzione storica delle trasformazioni?
Ci si basa sulla cartografia storica. Utili, precisi e dettagliati sono ancor di più i catasti storici (archivi di documentazioni e carte). Vi sono una serie di schede e planimetrie dove sono riportate le proprietà a una certa data.

Ambiti e obiettivi degli interventi di piano:
• Blocco della crescita
• Convenienza economica del recupero
‣ Risparmio infrastrutture primarie
‣ Risparmio trasporti
‣ Risparmio suolo agricolo
‣ Difesa dell'ambiente
‣ Risparmio costi gestione urbana
• Mantenimento abitanti
• Mantenimento attività edilizie tradizionali
• Attenzioni per i contenuti sociali delle operazioni di trasformazione e/o salvaguardia
• Urbanistica come prassi politica di gestione sociale e di partecipazione Strumenti di analisi conoscitiva:
• Ricerca iconografica e storiografica
• Ricerca fotografica
• Rilevamenti fotografici (dal basso e dall'alto)
• Rilevamenti urbanistico – architettonici
• Le indagini sulla tipologia (costanza di modi e di tipi del vivere e del fare che si concreta in edifici simili e ripetuti).
• Nel caso di Bologna il patrimonio catastale è molto ampio.

Indagine tipologica

Il problema non sono le testimonianze alla scala della città, ma le analisi alla scala dei manufatti.
A Bologna fu fatta un'indagine sulla tipologia dei manufatti. Questa indagine tipologica si basava su un intreccio di elementi di analisi storica e uno di ricostruzioni delle categorie tipologiche.
La tipologia è l'insieme delle caratteristiche spaziali e distributive che hanno caratteristiche costanti nei vari edifici. Queste caratteristiche sono indipendenti dalla datazione, dalle tecniche costruttive e dai materiali utilizzati.

Il concetto di tipologia conduce, alla individuazione di due strati sovrapposti di tipi, la cui relazione pone una particolare problematica che è quella intercorrente fra tipologia urbana e tipologia edilizia. Lo studio tipologico, nel caso specifico della conservazione attiva del centro storico, ha portato a un'individuazione di tipi architettonici, attraverso analisi delle caratteristiche strutturali dimensionali e distributive e delle necessità di utenza. Queste analisi mirano a definire le condizioni e i margini di trasformazione delle singole categorie tipologiche individuate al momento attuale.
La tipologia edilizia è nata da una serie di funzioni dell'abitare umano, che con riferimento alla loro reciproca organizzazione e al loro significato spaziale e strutturale: chiesa, convento, palazzo, case di abitazione, ospedale ecc...

Dal punto di vista della morfologia urbana, la tipologia gioca quindi un proprio ruolo nella costituzione della forma e rappresenta una costante definita da caratteri di omogeneità fisica e spaziale.
Una simile impostazione tende a salvaguardare l'aspetto principale del centro storico, come della città intesa come somma di molte parti diverse e differenti nelle loro caratteristiche formali e sociologiche, la possibilità di leggerla con continuità risiede appunto nel suo preminente carattere formale e sociologico. Un progetto di conservazione attiva deve prescindere quindi da qualsiasi operazione di diradamento e di alterazioni delle tipologie e delle strutture sia su scala urbanistica sia architettonica.
Le deduzioni tipologiche non potevano che nascere dall'analisi morfologica della città storica proprio poiché questa si è attuata concretamente attraverso forme. Tramite tale lettura è possibile individuare le implicazioni tipologiche del passato, così com'è possibile chiarire quella che è stata l'azione progettuale.

Struttura e tipologia: le caratteristiche tipologiche di un assetto architettonico sono direttamente condizionate dal sistema strutturale portante, dalle tecniche costruttive, dai parametri dimensionali usati, dai materiali impiegati secondo la tradizione locale ecc... Nel campo d'intervento della ristrutturazione di un'eventuale sostituzione, o alterazione del sistema strutturale originale comporterebbe inevitabilmente anche una diversa impostazione dell'organizzazione spaziale interna. Tale alterazione risulta operativamente inaccettabile, venendo a mancare la condizione prima per cui, nelle diverse categorie e per ogni categoria, si è ritenuto possibile un certo grado d'intervento e di ristrutturazione.

Qual è l'applicazione di un'analisi di questo tipo?
Stabilire le categorie d'intervento: ad esempio edifici con impianto aulico richiederanno interventi di restauro più accurato e rigoroso che richiede anche più denaro.
A Bologna una delle caratteristiche principali è lo studio della casa a schiera su lotto gotico: parcellizzazione del suolo urbano in modo congruo alla tipologia a schiera.
La casa a schiera si adattava meglio alle esigenze del tessuto sociale: la borghesia mercantile. Permetteva di porre le botteghe al piano terra e avendo porzioni in facciata ridotte permetteva di pagare meno tasse. Poi era facile da realizzare ed economica.

• Funzionalizzazione: destinazione d'uso, decentramento
Il problema del decadimento dei centri storici non va individuato nel dissolvimento in atto delle funzioni e delle forme, ma piuttosto nel logoramento delle strutture socio-economiche. Crediamo, infatti, che le funzioni, anche se modificate nel tempo, siano ancora sostanzialmente corrispondenti alle fondamentali attività umane.
Del resto la modificazione delle strutture, cioè dei modi di essere delle funzioni, è il riflesso delle modificazioni che avvengono nella società, e rappresentano quindi un processo inevitabile. Si tratta allora di affrontare il problema sulla base di criteri e di programmi di risanamento conservativo che tendono a restituire l'efficienza funzionale che compete alle diverse tipologie edilizie.
Sotto quest'angolo di visuale, assume importanza determinante nel programmare gli interventi di conservazione e funzionalizzazione del centro storico, la valutazione del rapporto che intercorre tra forme e funzioni. Nel caso specifico della conservazione attiva questo rapporto deve essere bene individuato: occorre individuare le funzioni compatibili, adatte alle forme edilizie esistenti e immettere queste funzioni così definite e selezionate, nelle relative compagini tipologiche.
Nella compagine fisica del centro storico si sono individuate quattro grandi categorie tipologiche, suddivisibili a loro volta in sotto categorie, le quali, offrono una base per quanto possibile rigorosa per quel che riguarda la funzionalizzazione e la destinazione d'uso degli edifici antichi nell'epoca contemporanea. A ogni categoria corrisponde una destinazione d'uso futura, omogenea e coerente con le caratteristiche tipologiche, organizzative e strutturali dell'edificio. Le destinazioni d'uso che si possono stabilire per ogni categoria tipologica hanno un significato solo esortativo. Non si devono quindi intendere come un rigido vincolo, che sarebbe troppo limitativo non solo per la flessibilità del piano di conservazione, ma anche per la libertà di decisione della collettività.

• Categorie:
Categoria A (chiese, palazzi, edifici seriali)
Grandi contenitori che comprendono:
• Edifici specialistici nodali unici (palazzo)
• Edifici specialistici nodali complessi (derivati dalla composizione di edifici specialistici nodali semplici con corpi di fabbrica chiusi delimitati da chiostri, cortili…)
• Edifici specialistici nodali semplici (chiese, battisteri, campanili e torri)
• Edifici specialistici seriali (edifici caratterizzati dalla ripetizione seriale di partizioni strutturali modulari o organismi architettonici tubolari e navate di chiese.)
Categoria B (edifici a corte)
Piccoli contenitori: tale schema tipologico si definisce per la tipica organizzazione a corte o meglio a corti intorno alla quale si articolano i corpi di fabbrica principali e secondari.
In base alle dimensioni dei fronti e all'assetto particellare catastale, si sono individuati due gruppi di organismo a corte:
• Edifici a corte con fronte dai 10 ai 20 ml
• Edifici a corte con fronte dai 21 ai 50 ml
Nel primo tipo alla semicorte principale, organizzata con l'androne passante e lo scalone, fa seguito una seconda corte di servizio. Nel secondo tipo alla corte principale fa seguito un ampio giardino.
Categoria C (case popolari residenziali)
Edifici privati con particolari caratteristiche tipologiche organizzative a livello urbanistico (lottizzazione) che discendono direttamente dall'assetto storico-socio-economico del popolo minuto. Una loro puntuale valutazione deve essere fatta globalmente, poiché tale è il contesto in cui si presentano con precise caratteristiche di serialità organizzate in forme tipologiche del tutto particolari.
Particolari destinazioni d'uso compatibili con tali caratteristiche tipologiche potranno essere: residenza temporanea, residenza tradizionale nel caso di ripristino con aggregazione in serie di più unità. Tale tipologia è stata riconosciuta adatta per residenze a basso costo.
Categoria D ( case non tipo logicamente definite )
Edifici privati con caratteristiche tipologiche tradizionali derivate da variazioni di scala e di toni dei tipi superiori, o privi di caratteristiche peculiari o con spiccate caratteristiche che non rientrano però in uno schema tipico ripetuto nel tessuto antico del centro storico.    
In questa categoria, piuttosto eterogenea e non sempre definita da spiccate caratteristiche tipologiche e strutturali, deriva una maggior flessibilità ed adattabilità alla funzionalizzazione. In generale la destinazione d'uso più compatibile resterà comunque la residenza.
• Potenziamento delle grandi risorse socio-economiche già intrinseche
Si intende confermare al centro storico la localizzazione e il potenziamento di attrezzature direzionali a vasto raggio, compatibili con la sua struttura storico-ambientale, particolarmente caratterizzato nei seguenti settori:
• Università
• Attività culturali
• Artigianato
• Attrezzature alberghiere e ricettive
• Turismo
• Attività rappresentative
• Attrezzature ricreative

L'università
È dal XIII secolo che la città di Bologna si pone come centro di cultura a livello europeo: università e Bologna città si identificavano allora l'una nell'altra in un tutto fortemente integrato.
Questo equilibrio vitale e di relazioni viene alterato con gli sventramenti e le demolizioni dei popolosi quartieri del settore nord-est della città, iniziati nel 1930.
La nuova città universitaria, che nasce dalla volontà di un sistema politico-economico privo di ogni istanza democratica, si chiude alla vita della città. L'espansione indifferenziata a macchia d'olio della città universitaria tende a realizzare, nel modo più irrazionale, una città nella città, traendo di fatto la sua stessa origine e funzione.
Il piano per il centro storico intende quindi riscattare l'antico ruolo dell'università come centro di cultura e di vita integrato e aperto.
E ciò attraverso:
• Il decentramento delle attrezzature e delle unità tecnicamente incompatibili con la struttura fisica del centro storico
• La riqualificazione ed integrazione con il centro storico di quelle unità dipendenti anche da certe attrezzature tipiche del centro storico come ad esempio: pinacoteche, biblioteche, musei ecc.. realizzando anche residenze per studenti e professori integrate con le normali residenze del quartiere.
Nel quadro di un riordinamento degli studi universitari in generale il vincolo di una dimensione minima, sufficiente a garantire una funzionalità sul piano organizzativo delle nuove espansioni delle unità di studi e di ricerca.

La funzione commerciale

Si pensa che il centro commerciale primario possa coincidere con parte del centro storico, essendo tale attività non contrastante con il principio di conservazione attiva è importante, per il mantenimento dell'animazione e della vitalità del centro storico stesso, stabilire in che misura tale obiettivo sia coerente e compatibile con quello che definisce le funzioni residenziali e le funzioni direzionali a lungo raggio omogenee con la vita del centro storico.
Le più recenti indagini di urbanistica commerciale, svolte sul territorio di Bologna, hanno rilevato gli squilibri esistenti nello sviluppo del settore commerciale, situazione d'altronde tipica di molte città italiane. L'intervento operativo che il piano propone all'interno del centro storico prevede:
‣ Un potenziamento del commercio minuto, attraverso una specializzazione e tipizzazione di tale attività compatibile con la vita stessa del centro, e questo attraverso una politica di liberalizzazione delle licenze.
‣ La possibilità di future realizzazioni di magazzini altamente specializzati come elementi necessari allo sviluppo qualitativo del centro.

Decentramento
A conclusione di questa serie di valutazione si sono potuti rilevare questi caratteri: continuità e compattezza del tessuto antico, omogeneità formale e funzionale, che non sopporta al suo interno parti subordinate ad altre, pur ammettendo come fulcri e ossature del proprio organismo una molteplicità di punti singolari, di monumenti che si pongono in stretto rapporto con l'ambiente circostante che non è solo o tanto il loro supporto, quanto piuttosto, organismo esso stesso, valore urbano e storico insostituibile nella sua struttura.
Nel quadro della nuova dimensione urbana, il centro storico dovrà così assumere il valore di una delle tante possibili scelte da compiere, di un particolare modo di abitare e di vivere, integrato alla nuova struttura urbana e al suo territorio. In tal modo esso costituirà, un valore in atto per la vita di tutti i cittadini che dovranno abituarsi a vedere in esso non un patrimonio morto da proteggere contro i continui attacchi, ma l'orizzonte stesso della loro storia, da vivere e consultare giorno per giorno.
Il piano per il centro storico in sostanza, conferma l'originale destinazione mista del centro storico stesso, come quartiere di abitazione e come sede di attrezzature a raggio più vasto.
Di qui due ordini di programma e controllo urbanistico:
‣ Per il quartiere di abitazione si sono stabiliti normativamente gli standard igienici, il recupero della dotazione dei servizi, del verde ecc. in modo che il comfort urbano non risulti inferiore a quello previsto per ogni altro quartiere della città.
‣ Per le attrezzature a raggio più vasto occorre operare una selezione mantenendo e incrementando solo le attrezzature compatibili con la struttura fisica e tipologica del centro storico, ed escludendo quelle incompatibili.
Si tratta quindi di precisare una scala di priorità con precise scadenze e alternative nel quadro di un piano generale e nel quadro di una politica di decentramento globale.

Premesse demografiche
Come base per la ricerca sul centro storico si sono assunte le sezioni censuarie del X centesimo 1961 rientrati nei confini amministrativi del quartiere Centro.
Tentando ora di rappresentare l'evoluzione dell'attuale contenuto residenziale del centro storico per il prossimo futuro, si può ipotizzare la popolazione massima che potrà essere albergata nel centro storico rispettivamente per la zona A e per la zona B, una volta attuate le trasformazioni. Queste valutazioni hanno portato all'ipotesi che mentre globalmente la popolazione residenziale della zona A dovrà subire una grande diminuzione, la popolazione della zona B potrà incrementarsi ulteriormente. Globalmente le trasformazioni che il piano prevede dovrebbero portare a un massimo di capienza del centro storico di circa 80000-85000 unità.

Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.