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Libro II del "De finibus"



I sensi sono testimoni incorrotti e intatti. Epicuro sembra poco erudito perchè stimò che l'unica erudizione utile è quel che serve a diventare felici. Il diletto nella lettura dei poeti è puerile, così come gli esagerati studi platonici di musica, geometria, matematica...che partono da falsi presupposti, e non posson rendere più piacevole la nostra vita. I veri incolti sono in realtà coloro che ritengono si debba imparare fino alla vecchiaia ciò che è vergognoso non aver imparato da fanciulli.
INIZIO
Interviene Cicerone. Dice che non vuol essere considerato un filosofo che tiene una lezione.  Neppure Socrate fece ciò. Questa era solo l'usanza dei sofisti,ma è una cosa sfacciata. Socrate invece soleva farsi dire le opinioni degli interlocutori per contrapporgli le sue osservazioni. Questa usanza fu mantenuta dai filosofi successivi. Arcesilao (fondatore dell'accademia Mediana, e avversario di Zenone) la richiamò in vigore stabilendo che coloro che gli ponevano domande esponessero prima la loro opinione.  In altre scuole filosofiche, invece, chi ha posto una questione tace, e così accade ormai anche nell'Accademia.
METODO (DIALETTICA)
Ma Cicerone dice di voler procedere diversamente. Il suo metodo è: trarre dalle ammissioni (di Torquato) le conclusioni desiderate, e giungere al risultato. Inoltre nella ricerca ogni discorso tenuto con metodo deve fissare l'oggetto della conversazione, sul quale ci sarà accordo. Questo sistema fu seguito da Platone nel fedro ed Epicuro lo approvò, ma non ne vide l'immediata conseguenza.  Afferma che non gli piacciono le definizioni, ma senza di esse a volte non si può trovare un accordo sull'oggetto della trattazione. Se noi cerchiamo il termine estremo del bene, dobbiamo prima determinare cosa si intende per "termine estremo" e per "bene". Questa rivelazione di oggetti nascosti si dice definizione.  E anche Torquato ne ha usate senza accorgersene. Infatti ha dato una definizione di "termine estremo"= ciò a cui si riferiscono tutte le azioni rette ed esso a sua volta a nient'altro si riferisce. Ora Cicerone gli chiede di definire il piacere.  T. ribatte che tutti lo sanno. Ma Cicerone dice che lo stesso Epicuro non saprebbe chiaramente cos'è il piacere, a livello di concetto.
Tratto da "DE FINIBUS" DI CICERONE di Dario Gemini
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